Startup Act Italia, un passo deciso verso l’innovazione (cerchiamo di non arretrare)

scritto da il 06 Novembre 2018

Autore di questo post è Niccolò Bianchini, laureando in Scienze Sociali a SciencesPo, Parigi –

Politica valutata: Impatto dello “Startup Act” italiano

Obiettivo: creazione in Italia di un ambiente favorevole alla nascita e allo sviluppo delle startup innovative tramite l’implementazione di un programma di supporto che accompagni le stesse durante il loro intero ciclo vitale e che ne favorisca l’interazione con l’ecosistema dell’innovazione (investitori, università, incubatori).

Effetto: considerevolmente positivo. Aumento del 10-15% di fatturato, valore aggiunto e asset delle imprese beneficiarie. Maggiore probabilità di ottenere un finanziamento bancario. Apparente accresciuta accessibilità a finanziamenti in capitale di rischio (VC) che tuttavia non si traducono in un volume significativamente più elevato di investimenti in VC a livello aggregato.

Lo scorso 14 ottobre il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha fatto visita al Talent Garden di Milano – piattaforma nata a Brescia e con sede a Milano, leader in Europa per il networking e la formazione nell’ambito dell’innovazione digitale – dimostrando di riconoscere a detta del founder di Talent Garden l’importanza strategica che l’innovazione riveste per l’Italia. Effettivamente nonostante la scarsa rilevanza nel dibattito pubblico, l’ecosistema startup rappresenta un settore sempre più nevralgico e dall’elevato e capillare potenziale di sviluppo. In Italia sono presenti 9.261 startup (Ministero dello Sviluppo Economico, giugno 2018) diffuse pervasivamente sul territorio nazionale, con un picco in Lombardia (1535 nella provincia di Milano) ma cifre comunque elevate in Lazio, Emilia Romagna, Veneto e Campania. Operano prevalentemente nella produzione di software e consulenza informatica (37%), nel settore dell’industria e artigianato (21%), nella ricerca scientifica e sviluppo (15%) e in servizi di informazione e altri servizi informatici (10%). Si tratta per il 94% di piccole imprese ( a capitale sociale inferiore ai 100mila € ) ma dal grande potenziale (870 mln€ in valore della produzione).

A partire dal 2012 con l’introduzione dello Startup Act, il governo italiano, allora guidato da Mario Monti, si è progressivamente adoperato per creare in Italia un ecosistema favorevole allo sviluppo di imprese innovative. Tra gli effetti auspicati di un sostegno all’impresa innovativa figurano il rilancio della crescita economica e dell’occupazione, con un’attenzione particolare a quella giovanile, lo stimolo ad una produzione italiana maggiormente orientata verso i settori ad elevata tecnologia e qualifica, una maggiore mobilità sociale, il rafforzamento del legame tra mondo dell’istruzione e mondo dell’impresa, lo sviluppo di una cultura favorevole agli investimenti a rischio e una generale maggiore attrattiva del paese verso capitali e talenti stranieri.

Con il Decreto-Legge 221 del 17 Dicembre 2012, riprendendo molte proposte contenute nel rapporto “Restart, Italia!”, viene avviata la creazione di un coerente e consistente corpus legislativo al quale le startup possano attingere, il cui fulcro è lo Startup Act definito come una “strategia olistica per facilitare la nascita e la crescita di nuove imprese innovative”. Con esso viene introdotta per la prima volta in Italia la definizione di startup innovativa* – nuova impresa innovativa ad alto valore tecnologico – e ne viene riconosciuta l’esistenza legale attribuendole un pacchetto di misure ad-hoc**: un approccio innovativo e addirittura inedito tra i paese OCSE che non prevede né alcuna distinzione tra settori produttivi né l’introduzione di limiti di età per gli imprenditori.

Le startup innovative tendono a incrementare notevolmente il proprio fatturato durante la permanenza in sezione speciale e risultano anche soggette ad una selezione positiva da parte dello Startup Act. Infatti le imprese innovative risultano più giovani, più inclini agli investimenti e capaci di generare un valore medio più elevato.

I governi successivi hanno continuato a profondere sforzi notevoli nell’implementazione di questo pacchetto e in tal senso nel 2014 il governo, allora guidato da Matteo Renzi, ha lanciato un supporto più mirato al processo di internazionalizzazione dell’impresa innovativa tramite l’introduzione dell’Italia Startup Visa: un visto per lavori autonomi rilasciato rapidamente (30 giorni), centralizzato, gratuito, completamente online e bilingue i cui vantaggi con l’Italia Startup Hub sono stati estesi ai cittadini extra-europei già in possesso di un regolare permesso di soggiorno ma intenzionati a restare in Italia oltre la normale scadenza per lanciare una startup innovativa. Inoltre è stata sperimentata la creazione degli Italia Contamination Labs ( presenti a Napoli, Cosenza, Reggio Calabria e Catania), ambienti stimolanti dove gli studenti universitari del Meridione possano sviluppare progetti innovativi ed è stato infine creato Invitalia Ventures, il primo fondo pubblicoprivato italiano di co-investimento a sostegno dell’innovazione e della Venture Industry del Paese controllata da Invitalia, l’agenzia nazionale per lo sviluppo economico.

Nel 2016 lo Startup Nation Scoreboard, classifica europea per gli ecosistemi favorevoli alle startup, ha lodato la “determinazione politica” dell’Italia nell’elaborare misure di supporto ad imprese innovative e riflessa dalla sua seconda posizione (dietro ai Paesi Bassi) nella classifica generale con un primato italiano riguardo all’implementazione di misure di accesso al talento, di politica programmatica e leadership di pensiero. A questa ha fatto seguito il riconoscimento da parte del Digital Tax Index 2017 della fiscalità italiana per l’innovazione come una tra le più vantaggiose al mondo (alle spalle della sola Irlanda) ed infine la decima posizione nel ranking A.T. Kearney Foreign Direct Investment Confidence Index 2017 con un balzo dell’Italia di sei posizioni in due anni, più di qualsiasi altro paese nella top-ten.

Nel recente rapporto dell’OCSE (Menon et Al., 2018) “La Valutazione dello “Startup Act” italiano” viene fornita una prima stima indipendente e complessiva dell’impatto del recente pacchetto di riforme sulle imprese beneficiarie e sull’ecosistema imprenditoriale italiano nel suo complesso tramite una combinazione di diverse metodologie e fonti di dati***.

I risultati complessivi sugli effetti dello Startup Act sono positivi, anche in ragione del suo costo relativamente contenuto. Le imprese beneficiarie aumentano il proprio fatturato, valore aggiunto e asset di circa il 15% rispetto alle equivalenti non beneficiarie o che ne beneficiano ad uno stadio di sviluppo successivo. Inoltre si registra un miglioramento significativo dell’accesso ai prestiti bancari grazie al sistema pubblico di garanzia: le imprese ottengono più credito a un tasso di interesse più basso, e ne risulta un netto aumento del loro tasso di investimento. Inoltre la policy è associata ad un sostanziale aumento (fino al 59%) delle ricerche web relative a “startup”, prova che essa è chiaramente associata ad un concomitante crescita dell’interesse per il mondo startup tra gli internauti italiani.

Il rapporto conclude rimarcando come una policy rivolta alle startup, seppur effettiva, non sia in alcun modo sufficiente in sé a creare un ecosistema favorevole all’imprenditoria innovativa il quale necessita invece di riforme orizzontali che risultano oltremodo benefiche per le giovani e piccole imprese le cui ali sono per contro tarpate dalle inefficienze del mercato.

Tra gli esempi più illustrativi di queste inefficienze viene menzionato il sistema giudiziario italiano che in ragione dei maggiori costi, imprevedibilità e lunghezza dei processi civili (in particolare quelli legati all’insolvenza), costituisce un freno alle imprese innovative. Inoltre l’imprenditoria italiana, anche e soprattutto quella innovativa, resta decisamente inaccessibile agli “outsider” (donne, giovani e imprenditori stranieri). Inoltre una strategia di comunicazione a maggiore impatto, accompagnata dalla sponsorizzazione dello Startup Act come un brand di effettivo successo, può indubbiamente dare maggiore rilievo alle istanze dell’imprenditorialità innovativa nel dibattito politico italiano.

In conclusione in Italia aree come la tutela dei contratti, la bancarotta e l’insolvenza, l’istruzione e le competenze, le infrastrutture delle telecomunicazioni e l’utilizzo delle tecnologie digitali necessiterebbero di un intervento pubblico a carattere orizzontale. Lo spazio di manovra per la Politica è, insomma, decisamente ampio.

Twitter @neosmagazine

NOTE

*Società di capitali operativa da un periodo inferiore ai 5 anni; con quartier generale in Italia o in Europa a patto che almeno una sede produttiva si trovi in Italia; dal fatturato annuo inferiore ai 5 milioni €; che non distribuisca utili; che offra prodotti o servizi innovativi a elevato valore tecnologico; che non sia costituita da fusione, scissione societaria o a seguito di cessione di azienda o di ramo di azienda e che possieda almeno una di queste tre caratteristiche: a) almeno il 15% del dato maggiore tra fatturato e costi annui è destinato a ricerca e sviluppo; b) la manodopera complessiva è costituita per almeno un terzo da dottorandi, dottori di ricerca o ricercatori, oppure per almeno due terzi da soci o collaboratori in possesso di laurea magistrale; c) l’impresa è titolare di un brevetto registrato o di un software originario registrato.

**Grazie allo Startup Act quelle startup riconosciute come innovative possono essere costituite gratuitamente, online e – indipendentemente da mediazione notarile – con firma digitale. Usufruiscono di un regime agevolativo di facile accesso, disponibile anche in lingua inglese, dove l’autocertificazione trasmessa online è sufficiente per accedere al registro delle imprese e sono esonerate dal pagamento di diritti camerali annuali e imposte di bollo. La loro gestione societaria è resa particolarmente flessibile in relazione soprattutto a distribuzione di quote ed emissione di strumenti finanziari partecipativi e viene loro reso disponibile un ripianamento perdite semplificato. Inoltre le startup innovative beneficiano di una semplificazione nella compensazione dell’IVA e di una disciplina del lavoro tagliata su misura senza limiti di durata e numero delle proroghe ai contratti a termine. In più vengono loro resi disponibili dei piani di incentivazione in equity che offrono la possibilità di remunerare consulenti esterni con stock option escluse dal reddito imponibile e tassate come capital gain, l’accesso alla Carta Servizi Startup che dà diritto a sconti del 30% sulle tariffe di gran parte dei servizi assistenziali dell’ICE e un accesso facilitato – gratuito, prioritario e automatico al Fondo Centrale di Garanzia. Allo stesso tempo vengono proposti un pacchetto di incentivi agli investimenti in equity per società e persone fisiche effettuabile anche indirettamente previo mantenimento dell’importo di investimento per almeno 3 anni e uno schema di finanziamento agevolato con 266 mln€ per programmi di spesa tra 100mila e 1,5 mln€, mutui a tasso zero per 70% della spesa totale e tutoring tecnico-gestionale per startup con un ciclo vitale inferiore ai 12 mesi. Al fine di ridurre i costi finanziari e la “demonizzazione” associata al fallimento di un’azienda, la procedura “Fail fast” permette all’imprenditore di non rimanere bloccato nel processo di liquidazione che viene velocizzato e sgravato così da permettergli di avviare una nuova impresa il più rapidamente possibile. Infine viene introdotto per la prima volta a livello mondiale una normativa ad hoc sull’equity crowdfunding.

***Un’analisi controfattuale basata su dati dettagliati relativi ai bilanci, ai brevetti e ai crediti bancari a livello micro, stima l’effetto causale della policy sulle imprese beneficiarie ricorrendo a un’ampia gamma di variabili risultato.