Caro Bill Gates, dici sul serio? Tassare i robot?

scritto da il 20 Febbraio 2017

Pubblichiamo il post di un consulente d’industria che per ragioni di policy aziendale preferisce restare anonimo

Caro Bill,

se avessimo dato ascolto alle tue parole non saresti diventato il più ricco del mondo. E tutto il mondo oggi sarebbe più povero.

L’introduzione del personal computer in ogni casa e in ogni azienda ha distrutto milioni di posti di lavoro. L’utilizzo dei pc è un fenomeno molto più pervasivo dei robot, che sostituiscono solo i lavori manuali. Sappiamo che nel pc sono collassate decine di attività intellettuali, molte delle quali ripetitive, che con l’automazione abbiamo potuto delegare per dedicarci ad altre di più alto valore.

Negli anni ’80 non c’era nessuno che proponeva una tassa su questa straordinaria innovazione. L’abbiamo adottata in massa, la produttività è aumentata, adesso nessuno ne può fare a meno, anzi l’abbiamo rimpicciolita per portarla sempre con noi, nelle nostre tasche. Non riusciamo a calcolare, né ad immaginare, quanti lavori abbiamo creato grazie al pc, ma siamo certi che tassare i robot salvi i posti di lavoro attuali. Peccato che non si pensi alle conseguenze.

Un solo esempio: cos’è un bancomat? Un robot con del software per rifornirci di contante. Mettiamo una tassa sul bancomat perché ha eliminato migliaia di cassieri?

Oppure tassiamo i robot in fabbrica perché garantiscono una costante precisione millimetrica e sono più veloci degli operai?

Un innovatore che propone una tassa sull’innovazione. Che triste paradosso.
Pensa invece che c’è un forte movimento politico internazionale che propone sconti fiscali per chi introduce elementi di Industria 4.0 nella propria azienda. Orgogliosamente anche gli italiani seguono questo filone del piano Calenda. È incredibile: la politica riduce le tasse alle imprese (che poi ricadono fatalmente sui consumatori) e gli innovatori si oppongono (a parole).

Ogni tecnologia digitale, come quella dei robot intelligenti che si vorrebbe tassare, è una tecnologia abilitante… di nuovi modelli di business, ossia di futuro.

Il futuro è connesso, e se qualche sciagurato Paese volesse seguire questa sirena lo comprometterebbe, poiché di sicuro il costo totale delle macchine aumenterebbe. I piccoli imprenditori non potrebbero sopportarlo, perché non possono fare economia di scala, e il lavoro per le persone emigrerebbe verso altri Paesi più lungimiranti.

Chiunque abbia letto il tuo libro, “La strada che porta a domani”, ha incontrato una frase che è diventata famosa: “Il successo porta cattivi consigli. Induce persone intelligenti a credere di non poter sbagliare ed è una guida inaffidabile per il futuro”. Nel libro non c’è traccia di tasse. Nessuna tassa aggiuntiva porta a domani.

Per nostra fortuna (e per la tua che è sconfinata) continuiamo a non ascoltare quello che dicono gli innovatori, ma prendiamo per buono solo quello che hanno fatto.