Come si creano i soldi e cosa farne, spiegato ai bambini

scritto da il 09 Novembre 2017

Fin da piccolo mi sono sempre chiesto come si creano i soldi. Credo di non essere stato l’unico. Conoscere il modo con il quale si creano queste semplici cose che ci permettono di avere quello che ci piace, quello di cui abbiamo bisogno o semplicemente quello che vogliamo, credo sia un desiderio abbastanza comune.

Una cosa che però anche da piccoli ci viene insegnata è che i soldi non nascono sugli alberi, che occorre guadagnarseli, che occorre “farne di conto”, che non esiste un albero magico dal quale coglierli. Spesso le fiabe ci aiutano a spiegare ai bambini questi concetti. La Volpe diceva a Pinocchio che se avesse fatto una piccola buca nella quale piantare e poi annaffiare il suo zecchino d’oro, “durante la notte, lo zecchino germoglia e fiorisce, e la mattina dopo, di levata, ritornando nel campo, che cosa trovi? Trovi un bell’albero carico di tanti zecchini d’oro, quanti chicchi di grano può avere una bella spiga nel mese di giugno”. Si scopre così che l’albero magico non esiste, che le monete sotterrate in realtà vengono rubate dal gatto e dalla volpe, e che Pinocchio avrebbe fatto molto meglio a far di conto degli zecchini d’oro avuti da Mangiafuoco invece di affidarsi a quei truffatori.

Poi si cresce, si seguono i propri interessi, i propri studi e se, per caso o per scelta, qualcuno avesse modo di frequentare un corso di macroeconomia, si ritroverebbe a studiare qualcosa che molto assomiglia all’albero degli zecchini d’oro di Pinocchio, questa volta però con più formule matematiche e diagrammi. Non ho avuto modo di consultare la recente edizione del Blanchard, ma almeno nel mio vecchio Dornbusch-Fischer, o in edizioni del Blanchard di pochi anni fa, la creazione di moneta, l’offerta di moneta nei sistemi economici, viene spiegata facendo riferimento al principio del moltiplicatore della moneta. La Banca Centrale con le operazioni di mercato aperto immette nel sistema moneta ad alto potenziale (le riserve di Banca Centrale) che magicamente, in funzione del coefficiente di riserva obbligatoria, moltiplica i depositi bancari e la moneta in circolazione nel sistema.

La Banca Centrale, come un novello Pinocchio, può pertanto decidere quanta moneta circola nel sistema semplicemente seminando una piccola percentuale di moneta ad alto potenziale. Da questa semplice assunzione si giunge così non solo agli sviluppi delle teorie tradizionali nelle relazioni moneta-inflazione-tassi interesse, ma anche a valutazioni complottistiche sul signoraggio bancario, sul controllo pubblico della moneta e così via.

Abbandonando però le letture universitarie (o anche quelle complottistiche) e affacciandosi al mondo reale, può capitare di notare che, anche prima della crisi del 2008, esistono vari casi nei quali l’emissione di riserve di Banca Centrale è completamente slegata rispetto alla quantità di moneta in circolazione. Se il caso Giapponese è stato in tal senso precursore, l’avvio dei programmi di Quantitave Easing delle principali Banche Centrali mondiali, ha definitivamente posto una pietra sopra l’esistenza di un moltiplicatore in base al quale le riserve della Banca centrale riescono a creare la moneta che tutti noi utilizziamo.

L’unica forma di moneta che le Banche Centrali riescono a creare è soltanto la moneta cartacea o metallica, quella che abbiamo fisicamente in mano. Questa moneta però rappresenta una minima parte di quella che è effettivamente in circolazione nei sistemi finanziari. La gran parte della moneta in circolazione, quella che generalmente viene utilizzata per fare acquisti, investimenti o semplici trasferimenti è nella forma di deposito bancario. In Italia, ad esempio, la moneta fisicamente in circolazione è inferiore al 10% rispetto al complesso delle attività finanziarie che possono essere utilizzate per effettuare pagamenti (grafico 1).

Grafico 1. Dati ECB Statistical Data Warehouse

immagine1

In quale modo allora si creano i depositi bancari?

Per rispondere a questa domanda, verificato che l’albero magico del moltiplicatore monetario non corrisponde così tanto alla realtà, possiamo andare a vedere cosa hanno scritto a tal proposito le principali Banche Centrali. Fece notizia circa 3 anni fa un lavoro apparso sul bollettino trimestrale della Bank Of England, nel quale si spiegava in modo abbastanza semplice che “ogni volta che una banca eroga un prestito, simultaneamente crea un corrispondente deposito nel conto corrente di colui che ha ricevuto il prestito, creando in tal modo nuova moneta”.

La stessa spiegazione è stata offerta anche dalla BCE, dalla Bundesbank, dalla FED. Se vi sembra una novità, qualcosa che non si trova sui libri di scuola, vi interesserà sapere che circa 130 anni fa Charles F. Dunbar, primo professore del corso di Economia Monetaria all’Università di Harvard, scriveva già come siano i nuovi prestiti erogati dal sistema bancario a creare la nuova moneta, sotto forma di deposito bancario, in circolazione. Le banche non hanno bisogno di nuove riserve, di ricevere nuovi depositi, per poter erogare nuovi prestiti e quindi creare nuova moneta. Attraverso la semplice erogazione del credito, creano allo stesso tempo nuovi depositi (viceversa i clienti, con il pagamento dei prestiti, distruggono depositi).

Se però, da questa semplice scoperta, vi venisse in mente che la moneta si possa creare dal nulla, fino all’infinito e senza alcun rischio, vi consiglio la lettura dei due (qui e qui) recenti post di Frances Coppola a tal proposito. Riepilogano in modo completo come il processo avvenga e come esso sia comunque sottoposto a dei vincoli. Il capitale della Banca è un vincolo. La rischiosità del finanziamento è un vincolo. L’abilità di ripagare il debito è un vincolo. La propensione all’indebitamento è un vincolo. La crescita economica è un vincolo.

L’albero magico della moneta esiste, le banche commerciali sono i rami di questo albero e non serve seminare riserve di Banca Centrale affinché nuova moneta sia creata. Le banche non prestano in base ai depositi ricevuti, ma ne creano di nuovi. Il problema è che la creazione di questa nuova moneta non è senza rischi, né per la banca né per i clienti.

Se Pinocchio avesse voluto ottenere molti più zecchini d’oro, invece che sotterrare i suoi, avrebbe potuto recarsi in banca, chiedere un prestito e ricevere così, se la banca avesse avuto fiducia nella sua capacità di ripagare il prestito, nuove monete.

Il problema però è cosa Pinocchio avrebbe poi fatto con quelle monete.

Twitter @francelenzi