Le promesse elettorali e il rischio di rimanere spiaggiati come una balena

scritto da il 12 Gennaio 2018

Questa è la storia di una balena, ma non si tratta di una favola per bambini, riguarda piuttosto la vita reale e precisamente il nostro amato Paese: l’Italia. Ma incominciamo dall’inizio. Durante le festività natalizie mi è capitato di leggere su un giornale locale sardo una notizia che poteva apparire curiosa e al tempo stesso quasi passare inosservata: la storia di una balena spiaggiata in Sardegna.

Incuriosito dall’accaduto mi sono interessato alla vicenda scoprendo che la povera balena, evidentemente perdendo la propria rotta, si era arenata sulla spiaggia di Platamona (detta anche marina di Sorso o spiaggia dei sassaresi). Di più: la balena era spiaggiata dallo scorso 14 novembre, dunque da quasi due mesi prima, e la sua carcassa maleodorante e in stato di decomposizione non era ancora stata rimossa. Come dire, un’immagine ben lontana da quella dei racconti di Collodi.

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È più che lecito domandarsi come mai, in due mesi, non sia stata rimossa, e soprattutto, qui veniamo al dunque, di chi sia la responsabilità.

La domanda è tanto semplice quanto è impossibile poter ottenere una risposta univoca. Infatti, da un approfondimento è emerso che qualsiasi decisione in merito alla vicenda deve poter trovare l’accordo di ben 17 enti con uffici differenti.

Vale la pena di elencarli per rendersi conto della realtà in cui viviamo (fonte: servizio de L’Arena, La7):

1. Demanio
2. Arpas di Sassari
3. ASL di Sassari (servizio igiene di sanità animale)
4. Comune di Sassari (titolare della discarica)
5. Provincia di Sassari
6. Guardia Costiera
7. Istituto Zooprofilattico della Sardegna
8. Regione Sardegna (Servizio Tutela ambiente e territorio)
9. Regione Sardegna (Servizio Sostenibilità ambientale e sistemi informativi)
10. Direzione Generale Protezione Civile Sardegna
11. Regione Sardegna (Servizio Sanità pubblica veterinaria e sicurezza alimentare)
12. Regione Sardegna (Servizio Demanio e patrimonio divisione di Sassari)
13. Ministero dell’Ambiente
14. Direzione Generale Corpo Forestale dello Stato (sez. Sardegna)
15. Prefettura
16. Sindaco di Sorso
17. Segretario Comunale di Sorso

Il risultato purtroppo è stato sotto gli occhi di tutti. Notizia di ieri, la natura e soprattutto il maltempo sono intervenuti trascinando via i resti della carcassa.

Ecco, sebbene questo caso appaia particolarmente assurdo, in realtà rappresenta lo specchio del nostro Paese. Il rimbalzo di responsabilità, come risposta alla nostra semplice domanda di cui sopra, è prevedibile oltre che conseguente all’operato della pubblica amministrazione.

Il processo di decisione e di execution risulta caratterizzato da un escalation nel coinvolgere tutti gli uffici possibili ed immaginabili e di fatto si crea un alibi per non decidere e dunque per non essere chiamati a rispondere delle proprie decisioni.

Quando l’apparato burocratico è costituito da tante scatole cinesi, il risultato finale è quello di essere poco trasparente ed inefficiente dal punto di vista allocativo delle risorse pubbliche, con l’aggravante che la responsabilità è di tutti e dunque di nessuno. Opacizzando le relazioni e i processi di decisione si scappa da un basilare principio di governance dei più moderni paesi: l’accountability e il principio di responsabilità.

accountability

Ecco che allora, in un quadro di questo tipo, anche un evento apparentemente “semplice” da risolvere quale può essere la rimozione di una carcassa di animale diventa un problema. Tempi di risposta incerti e assenza di decisioni caratterizzano la capacità di reazione del nostro Paese.

Proposte concrete

La prossima scadenza elettorale dovrebbe rappresentare l’occasione per avviare un dibattito non già basato su sconti o su tecnicismi ma piuttosto su programmi di innovazione culturale e sociale.

Ecco che parlare di programmi e di strategie di crescita, coinvolgendo la società civile, darebbe il giusto segnale a chi vuole investire nel nostro Paese. Eppure tanti temi continuano ad essere trattati come slogan. Quello che manca, purtroppo, è una visione strategica del futuro del nostro Paese.

Il punto è che tutta questa valanga di slogan elettorali, analizzati in queste settimane con un fact-checking da il Sole 24 Ore, fa perdere di vista il valore del dibattito politico che viene appiattito da chi fa più sconti.

Sia chiaro, le promesse elettorali fanno parte del gioco, ma il dibattito politico deve seguire un filo logico, una progettualità, indicando quali obiettivi realizzare nei modi e nei tempi, aderendo pienamente ai principi di accountability e di responsabilità.

Altrimenti, il vero rischio per gli italiani, senza una forte innovazione culturale prima ancora che tecnologica, è di rimanere spiaggiati. Tutti insieme.

Twitter @pasqualemerella