Le disuguaglianze sono davvero aumentate in Italia?

scritto da il 05 Aprile 2019

L’autore del post è Demetrio Guzzardi, laureato in economia presso la Paris School of Economics e Pantheon Sorbonne Paris 1

L’argomento delle disuguaglianze è sempre più presente nel dibattito pubblico italiano perché sembra essersi generata la convinzione che i redditi e i patrimoni siano sempre più concentrati nelle mani di pochi. Tuttavia, fino ad oggi, la maggior parte delle ricerche di questo filone si è concentrata sui trend e sviluppi negli Stati Uniti e poco era stato studiato riguardo gli andamenti italiani. C’è, quindi, da chiedersi se effettivamente anche il nostro Paese condivida lo stesso destino. Una ricerca appena pubblicata, pubblicata dal World Inequality Database (1), mostra delle nuove stime per la distribuzione del reddito nazionale per molti paesi europei, inclusa l’Italia.

COSA MOSTRA IL REPORT?

La ricerca, particolarmente complessa e che omogenizza e unisce dati fiscali, questionari, e conti nazionali dei vari stati europei, mostra che in Europa le disuguaglianze sono effettivamente aumentate e che l’economia Europea è più disuguale oggi di quanto non lo fosse 40 anni fa. Tra il 1980 e il 2017, infatti, l’uno percento della popolazione più ricca ha visto accrescere il suo reddito 2 volte più velocemente del 50% della popolazione più povera guadagnando nell’ultimo anno circa l’11% del reddito europeo. Nel 2017 il 10% della popolazione più ricca ha guadagnato il 34% di tutto il reddito Europeo mentre nel 1980 ne guadagnava il 30%.

Tuttavia, questo studio fa due importanti constatazioni:

1) Sebbene in Europa le disuguaglianze siano aumentate, siamo riusciti meglio degli Stati Uniti a creare una crescita inclusiva. Infatti, in Europa, la metà più povera della popolazione ha comunque visto salire il suo reddito medio del 40% mentre negli Stati Uniti, i più poveri, hanno sostanzialmente lo stesso reddito di 30 anni fa.

2) Dal 2000 in poi, la maggior parte degli stati europei è riuscita ad assicurare una crescita significativa dei redditi della popolazione più povera.

MA COSA POSSIAMO DIRE DELL’ITALIA?

In Italia gli andamenti sono simili alle altre grandi economie europee (come Francia, Germania, Spagna), e forse l’Italia è anche meno disuguale, ma comunque il quadro generale resta preoccupante. Ad esempio, mentre il 10% più ricco, (cioè circa 5 milioni di adulti) ha aumentato la sua quota di reddito nazionale guadagnando il 30% del reddito totale, la metà più povera degli italiani guadagna una quota sempre minore, circa il 24% del reddito italiano. Cosa vogliono dire in termini reali questi numeri? Il reddito totale italiano, così come riportato nei conti nazionali è quasi mille miliardi e mezzo, quindi i 5milioni di italiani più ricchi hanno mediamente un reddito di 90 mila euro annui e i 25milioni di italiani più poveri, invece, si accontentano (in media) di circa 15mila euro lordi annui. Quello che più inquieta è l’andamento negativo della quota di reddito spettante ai più poveri contro l’andamento positivo (seppur stabile dal 2000 in poi) dei 5 milioni degli italiani più ricchi (Figura 1).

 

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Gli ultra-ricchi, cioè (circa) 500mila adulti, dal 2000 sembrano lentamente perdere parte della loro quota di reddito. Tuttavia, nell’ultimo anno analizzato, sono comunque tornati a crescere detenendo il 7,5% del reddito nazionale nel 2016, cioè circa 225.000 euro a testa. La classe media invece, cioè i 20 milioni di adulti, in mezzo tra i più poveri ed i più ricchi, ha visto negli ultimi 3 anni un aumento della sua quota di reddito nazionale dopo un lungo trend decrescente e nel 2016 il reddito medio di questa fascia della popolazione era, in media, circa 34.500 euro lordi annui, ovvero il 46% del reddito nazionale.

Si può quindi concludere che anche in Italia è presente una forte disuguaglianza dei redditi che attualmente non sembra ridursi. Tuttavia, questo è solo uno dei vari aspetti delle disuguaglianze nel nostro paese. Ad esempio, un recente studio della Banca d’Italia (2) trova una forte disuguaglianza di opportunità dovuta ad un’alta persistenza delle condizioni economiche di partenza degli individui. Un altro studio, sempre della Banca di Italia (3), misura una distribuzione del patrimonio italiano fortemente concentrata, in cui il 10% della popolazione con più ricchezza detiene il 46% del patrimonio totale (Figura 2).

Fonte: Cannari L., D’Alessio G. 2018, “La disuguaglianza della ricchezza in Italia: ricostruzione dei dati 1968-75 e confronto con quelli recenti” Questioni di Economia e Finanza, Occasional Paper

Fonte: Cannari L., D’Alessio G. 2018, “La disuguaglianza della ricchezza in Italia: ricostruzione dei dati 1968-75 e confronto con quelli recenti” Questioni di Economia e Finanza, Occasional Paper

PERCHÉ DOVREMMO ESSERE INTERESSATI ALLE DISUGUAGLIANZE?

Effettivamente l’interesse nelle disuguaglianze economiche non è scontato e non tutti sono concordi sul perché bisognerebbe ridurre le disuguaglianze. Alcuni, infatti, sostengono che le disuguaglianze siano giustificate da un maggior impegno lavorativo dei più ricchi, o che i più ricchi siano anche quelli che “creano maggiore ricchezza” e che parte di questa ricchezza ricada poi sul resto della popolazione. Tuttavia, se, come già detto, le disuguaglianze di reddito e di ricchezza creano delle barriere a monte, che predeterminano lo stato di ricchezza nel corso della vita in base alla famiglia in cui si è nati, allora siamo difronte ad un problema di giustizia sociale e bisognerebbe intervenire proprio per ridurre queste disuguaglianze di opportunità.

QUINDI COME BISOGNEREBBE RIDURRE LE DISUGUAGLIANZE?

Ridurre le disuguaglianze, non è semplice, come non lo è misurarle in modo rigoroso, ma soprattutto non c’è un unico modo per ridurre le disuguaglianze condiviso dalla comunità scientifica. Il Forum Disuguaglianze e Diversità composto da molti ricercatori, professori, associazioni, e membri della società civile, dopo un anno di lavoro collegiale, ha proposto, pochi giorni fa a Roma, 15 Proposte per la giustizia sociale che mirano in diversi modi e sotto vari aspetti a ridurre le disuguaglianze, non solo di reddito e di ricchezza, ma anche disuguaglianze di opportunità, di decisione e di controllo.

Il report, disponibile nel sito Forum Disuguaglianze Diversità, spazia da proposte per promuovere la giustizia sociale nella ricerca pubblica e privata, ad interventi mirati all’acquisto delle imprese in crisi, direttamente da parte dei loro stessi lavoratori (Workers Buyout). Propone anche di assegnare missioni strategiche di medio-lungo termine nelle imprese pubbliche per orientare le scelte aziendali verso obiettivi non solo di competitività ma anche ambientali e sociali. Un’importante proposta, presentata dal Forum, che potrebbe da subito ridurre le disuguaglianze di redditi, a favore soprattutto delle fasce di reddito più povere, è l’imposizione di minimi salariali orari a 10 euro in tutta Italia e il rafforzamento dell’efficacia delle organizzazioni sindacali estendendo a tutti i lavoratori di ogni settore i contratti firmati tra sindacati e imprese.

L’ultima proposta avanzata dal Forum riguarda sia la riduzione della disuguaglianza di ricchezza che di opportunità: una “eredità universale” pari a 15mila euro da versare ad ogni ragazzo o ragazza al compimento della maggiore età, finanziata da una tassazione progressiva sulla somma di tutte le eredità e donazioni ricevute durante l’arco di vita con una soglia di esenzione di 500mila euro. Questo intervento, come calcolato nello studio, avrebbe un importante effetto per aumentare indistintamente le opportunità dei giovani che con questa donazione iniziale potrebbero avere diverse possibilità, tra cui studiare in una città diversa da quella dei genitori, iniziare una propria attività imprenditoriale, viaggiare o anche acquistare una macchina per poter lavorare nel paese vicino. Occorre, inoltre, ricordare che l’esenzione proposta al di sotto di 500mila euro riguarderebbe la maggior parte della popolazione italiana. Infatti, solo il 2,5% degli eredi riceve donazioni superiore a 500mila euro e quindi solo loro sarebbero soggetti a questa nuova imposta, senza cui entrerebbero direttamente nel 5% più ricco degli italiani.

 

NOTE

1.  L’articolo integrale pubblicato in il 2 Aprile 2019 da Blanchet T., Chancel L., Gethin A. è disponibile su wid.world 

2. Cannari L., D’Alessio G. 2018, “La disuguaglianza della ricchezza in Italia: ricostruzione dei dati 1968-75 e confronto con quelli recenti” Questioni di Economia e Finanza, Occasional Paper

3. Cannari L., D’Alessio G. 2018, “Istruzione, reddito e ricchezza: la persistenza tra generazioni in Italia” Questioni di Economia e Finanza, Occasional Paper