Recovery Fund, molti soldi in arrivo: come utilizzarli al meglio?

scritto da il 11 Agosto 2020

Post di Azzurra Rinaldi, responsabile del corso di laurea in Economia del turismo presso l’Università degli Studi di Roma Unitelma Sapienza –

Se ne parla da mesi. E, alla fine, il Recovery Fund è stato approvato: 750 miliardi di Euro suddivisi tra 390 miliardi di sovvenzioni e 360 miliardi di prestiti, finanziati attraverso l’emissione di debito garantito dall’UE. Per l’Italia, 209 miliardi di Euro (più del previsto), di cui 82 miliardi di sussidi e 127 di prestiti. Ma cerchiamo di capire meglio: si è trattato davvero di un successo, per il nostro paese? L’ho chiesto a Mariangela Pira, giornalista e conduttrice di SkyTg24Business. “Davvero un successo? È difficile dirlo. Io però credo non si debba misurare tutto in: è un successo o no. Si criticava tantissimo il Mes, una sorta di vade retro a favore del Recovery Fund. Poi si è scoperto che anche se non si chiama Mes, pure il Recovery Fund ha delle condizioni. La domanda che mi faccio è: ma quando noi banalmente chiediamo un mutuo non dobbiamo forse sottostare a condizioni? Da cittadina italiana, sapendo quanto molti denari siano sprecati in corruzioni e persi in evasione, mi piace l’idea che si debbano costruire piani di medio lungo termine per poter avere dei quattrini. Pensateci. Vi si dice: devi attuare un buon piano di investimenti e i denari ci sono. Penso che sono più di vent’anni che non cresciamo. Non investiamo in infrastrutture in modo serio, in istruzione! Questa è una grande occasione per scrivere un piano che investa nel futuro dei nostri figli. Non si chiama Eu Next Generation a caso. Infine, io credo che il passo indietro di Merkel e di altri stati vada verso una correzione delle storture che purtroppo questa Europa ha avuto e ha. E questo è un successo. Ma noi avremmo immaginato che il Patto di Stabilità decadesse anche solo qualche mese fa? Impossibile finanche da pensare. Non si può non essere onesti intellettualmente e non ammetterlo”.

Certamente, quello della pianificazione è stato uno dei grandi temi legati alla definizione dei fondi e senza dubbio uno dei temi critici (soprattutto per il nostro paese). Come evidenziato da Pira, infatti, è piuttosto intuitivo che, a fronte dell’esborso di un ammontare importante di denaro, la Commissione Europea richieda una pianificazione dettagliata degli interventi e delle spese che si prevede di effettuare a valere su tali fondi. Come sempre, si tratta di efficienza, come viene sostenuto dall’europarlamentare tedesca Alexandra Geese, promotrice della campagna HalfOfIt (nonché committente, con i Greens/EFA, dell’unico studio di Valutazione di Impatto di Genere sinora effettuato su Next Generation EU da chi scrive e dalla collega austriaca Elisabeth Klatzer).

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Ho domandato ad Alexandra Geese un suo parere su questo tema, ovvero: ora che il Recovery Fund è stato approvato, quali sono le misure per una vera efficienza, che coinvolga tutti gli attori del sistema economico, incluse le donne? “Si deve partire dagli investimenti che consentano di liberare la forza lavoro, in particolare modo delle donne. Sappiamo ormai che i settori a più elevata occupazione femminile non beneficeranno della maggior parte dei fondi, quindi bisogna creare le condizioni perché le donne possano tornare a lavorare, in un’ottica di efficienza complessiva. Concordiamo certamente con il focus sul digitale che viene proposto da Next Generation EU, ma anche in questo ambito, nel quale la maggior parte dell’occupazione è maschile, si potrebbero ad esempio proporre delle quote, in modo da riportare l’equilibrio di genere sul mercato del lavoro anche in questo settore (anche in una prospettiva di lungo periodo, ovvero con un impegno alla conservazione del posto di lavoro delle donne).”

Alexandra Geese evidenzia uno dei principali punti critici rilevati su Next Generation EU: la mancanza di una prospettiva di genere. Le chiedo allora: quali sono i margini attuali per far sì che il recepimento degli stanziamenti da parte dei governi nazionali possa rispondere alla sfide della gender equity? Mi risponde che: “I governi nazionali dovrebbero formulare i piani nazionali in modo che ci siano delle condizionalità, ovvero che gli investimenti siano orientati in modo da garantire la gender equity sul mercato del lavoro. E questo dovrebbe anche essere uno dei criteri di valutazione da parte della Commissione Europea. Il Parlamento Europeo ha varato una risoluzione a commento di Next Generation EU e del quadro finanziario pluriennale in cui, al paragrafo 16, richiede, Gender Mainstreaming, Gender Budgeting e Gender Impact Assessment. Il Parlamento Italiano faccia in modo che il Governo intervenga sulla scorta di queste indicazioni, portandole anche al Consiglio Europeo.”

Ricordiamo che se le donne non lavorano, la crescita del PIL si colloca al di sotto della sua piena potenzialità, le misure prese vanno in direzione prociclica, anziché anticiclica e, di conseguenza, Next Generation EU diventa inefficiente. Perché gli investimenti siano efficaci e mirati, devono necessariamente rispondere a questi criteri. Chiedo un parere anche a Lia Quartapelle, Deputata PD molto impegnata su questi temi: “Il Recovery Plan è una occasione unica per affrontare in modo strutturale la questione della diseguaglianza tra uomini e donne in Italia, che è uno dei veri ritardi del nostro Paese. Non possiamo però lasciare la cosa solo sulle spalle di una ministra, per quanto determinata e capace, come Elena Bonetti. È un ritardo trasversale che si manifesta in tutti i settori, non un problema di nicchia. Per questo, sarebbe opportuno che ci fosse una riunione del CIAE, cioè del Comitato Interministeriale per gli Affari Europei, l’organismo che ha il compito di coordinare la messa in pratica del Recovery Fund, che tratti di tutte le misure per ridurre la distanza tra uomini e donne. Per me ci sono tre azioni prioritarie: il congedo di paternità obbligatorio; un piano nazionale per arrivare ad avere asili nido per almeno il 60% dei bambini tra gli 0 e i 3 anni, rendere le scuole dell’infanzia scuola dell’obbligo; una legge sulla parità salariale donna-uomo”.

In conclusione, come possono essere sintetizzate le condizioni perché l’utilizzo dei fondi contenuti nel Recovery Plan sia davvero efficace? Secondo Mariangela Pira, è necessario “Un piano serio. Sedersi intorno a un tavolo e dire: dove vogliamo essere nel 2022? E nel 2025? Qual è il nostro obiettivo e cosa dobbiamo fare per raggiungerlo? Investire in energie verdi nel sud cosa ci porterà? Fare studi seri, evitare lungaggini, affidarsi alle competenze. Io frequento come sai da anni l’Oxford Continuing Learning: i servizi universitari anche per l’online in Gran Bretagna sono il meglio. Ti danno contenuti, con i tuoi tempi ai tuoi ritmi. Ti confronti nei forum con lo studente dello Zimbabwe, della Corea, della Nuova Zelanda. E noi? Siamo la culla della cultura. Dalla storia di 2000 anni fa al Rinascimento: perché non ci adoperiamo perché le università, i servizi, la cultura e il patrimonio italiano non attraggano talenti? Far sì che per uno straniero studiare in Italia, dalle materie scientifiche alle classiche, sia attraente. Non so come dirti, è come se noi avessimo dei talenti – per usare un esempio biblico – e non li sfruttassimo. Non abbiamo un canale in inglese che parli delle nostre bellezze e sia diffuso nelle catene alberghiere di tutto il mondo. Hanno canali in inglese tutti, dalla Germania a France24. Dobbiamo svegliarci. Lo stesso discorso vale per le infrastrutture, per le energie verdi del nostro sud – eolico e solare – altro che Arabia Saudita. Sarebbe una manna se ben gestita. Purtroppo però c’è il grave problema della malavita. Per questo mi dico: ma anche la corruzione, la delinquenza negli affari in certe regioni sono colpa”.

Quindi, molti finanziamenti in arrivo, un agosto caldo ma molto impegnativo e l’imperativo di non perdere di vista l’efficienza complessiva.

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