Perché è crollato il Pil? Ecco le strategie per rilanciarlo

scritto da il 14 Settembre 2020

Il Pil – Prodotto interno lordo – italiano, nel primo trimestre del 2020, è crollato del 5.3%. Più incisivo il crollo del secondo trimestre: 12.8%. Numeri che spaventano, ma che rischiano di confondere la percezione della buona o cattiva salute della nostra economia. Quel 12.8%, infatti, si riferisce ad un periodo storico in cui le imprese sono state inizialmente chiuse, per poi gradualmente ripartire al netto della normativa sul contenimento, la quale ha imposto non poche restrizioni. Premessa doverosa, necessaria per comprendere da cosa è composto quel numero: perché il Pil è crollato? E soprattutto, qual è la strada da seguire per rilanciarlo?

Cos’è il Pil?

Il Prodotto interno lordo è il valore dei beni e servizi realizzati all’interno di uno Stato in un determinato arco di tempo. Misura quindi la produzione aggregata, il reddito aggregato e la spesa aggregata di un paese. Dal lato della domanda, il Pil è composto da: consumi (C), investimenti (I), spesa pubblica (G) ed esportazioni nette (NX) – esportazioni al netto delle importazioni.

PIL = C + I + G + NX

I consumi: l’importanza delle famiglie

Il ruolo svolto dai consumi all’interno della composizione del Pil italiano è più rilevante di quanto possa sembrare. Stando a quanto riferisce l’OECD, infatti, i consumi da decenni rappresentano circa il 60% del nostro Prodotto interno lordo. Comprendono la spesa fatta dalle famiglie in beni durevoli, beni di consumo e servizi. Un valore pari a più di mille miliardi di euro nel 2019, crollato dell’11% circa a causa del Covid-19. Confcommercio, infatti, nell’analisi sui consumi regionali nel 2020 del loro Ufficio Studi, stima un crollo dei consumi pari a circa 116 miliardi di euro, quasi 2000 euro a testa. Per quali ragioni? In primis, il lockdown ha costretto a casa i cittadini, impedendo loro di recarsi presso i “luoghi del consumo” tra cui negozi di abbigliamento, ristoranti, concessionarie automobilistiche. Non solo: ragione ancora più sostanziale di questo crollo sta in un calo, in alcuni casi non indifferente, del reddito delle famiglie. Meno reddito vuol dire meno soldi a disposizione, quindi meno consumi. Conseguenze di questa riduzione sono una minor entrata per le imprese – che sono state quindi in alcuni casi costrette a effettuare licenziamenti – e un minor gettito per lo Stato – consumi ridotti vuol dire infatti pagare, ad es., meno IVA, l’Imposta sul valore aggiunto.

Gli investimenti: il volano del rilancio

Rappresentano la spesa delle imprese e delle famiglie in beni strumentali e immobili. Svolgono un ruolo cruciale: permettono il rilancio dell’economia. Un’impresa che investe è un’impresa che ottimizza i suoi processi produttivi; un’impresa che investe è, poi, un’impresa che crea posti di lavoro, quindi reddito aggiuntivo per altre famiglie; quindi, consumi aggiuntivi. Un’impresa che investe, in definitiva, è un’impresa che contribuisce notevolmente alla salute dell’economia di un paese, ossigenando sia i conti pubblici che, indirettamente, i bilanci delle famiglie. Tuttavia, gli investimenti nel secondo trimestre del 2020 sono crollati del 14.9%. Non solo: risulta ancora più marcato il crollo degli investimenti nel settore dei trasporti, poco più del 20%. Perché? Perché le imprese, durante il lockdown, non hanno fatturato nulla, avendo avuto le serrande chiuse. Un’impresa che non fattura fa fatica a garantire gli stipendi dei dipendenti, di certo non riesce a investire. Ancor meno nel lungo periodo.

Le esportazioni nette: il Made in Italy nel mondo

Il Made in Italy da sempre rappresenta un certificato d’eccellenza agli occhi del mondo. Un sigillo, un marchio che garantisce qualità, affidabilità, storia. Tuttavia, nonostante l’enorme tradizione che accompagna questa sfumatura del nostro paese da sempre, anche le esportazioni hanno risentito della crisi. Al netto delle importazioni, infatti, qui il crollo è stato del 26.4%. Perché? Perché oltre ad avere, a livello nazionale, meno prodotti da esportare – vista la chiusura delle imprese – , i paesi esteri hanno ridotto drasticamente le loro importazioni, avendo avuto una corrispondente riduzione della loro domanda interna. Va infatti ricordato che la crisi da Covid-19 ha colpito tutto il globo, non solo i nostri confini. Inoltre, abbiamo ridotto drasticamente le importazioni – il crollo del reddito aggregato induce ad una riduzione quasi immediata delle importazioni. Essendo diminuite sia le importazioni che le esportazioni, le NX sono a loro volta crollate.

Come rilanciare il Pil (e quindi l’economia)?

Naturalmente, ad un crollo del Prodotto interno lordo corrispondono scelte di politica economica, le quali sono determinanti per la ripresa della salute economica di un paese. Guardando alle sotto raffigurate previsioni OCSE, gli scenari impongono politiche espansive che diano impulso alla domanda aggregata, quindi alla produzione.

Il già intrapreso aumento della spesa pubblica non deve arrestarsi, almeno nel corso del 2020. Questo infatti impatta direttamente sulla produzione e sul benessere del Pil. Una contemporanea riduzione delle imposte – indirette, ndr – potrebbe avere un impatto positivo sui consumi. Tuttavia, non è detto che il gioco valga la candela: ridurre l’IVA di un punto percentuale costa da 1,4 a 4 miliardi di euro. Dovrebbero, i consumi, aumentare di una misura maggiore per poter definire questa strategia espansiva vincente. Vanno intensificate le esportazioni, attraverso un rafforzamento delle relazioni internazionali a vantaggio del nostro paese e mediante strategie di cooperazione e potenziamento del Made in Italy nel mondo. Infine, le imprese devono tornare ad investire in disegni d’impresa innovativi e sostenibili, che diano impulso alla produzione e alle assunzioni future. Come? Attraverso finanziamenti che abbiano garanzie statali, a tassi d’interesse convenienti, perché le imprese ne hanno bisogno. Pena, il collasso della rete delle Pmi presenti nel nostro Paese. Da questo conseguirebbero licenziamenti, fallimenti ecc. che l’Italia, in questo momento, non si può permettere.

Mattia Moretta