Stato o mercato? Post-Covid la collaborazione è la carta vincente

scritto da il 03 Giugno 2021

La pandemia ha messo a nudo le fragilità di un pianeta interconnesso. Pur meno letale[i] di altre epidemie, la COVID-19 ha rapidamente esacerbato le vulnerabilità del mondo. A causa della diffusione globale del virus, verità a lungo ignorate sono diventate palesi. L’invecchiamento[ii] e il cambiamento climatico minacciano il futuro dell’umanità. Metà della popolazione mondiale non ha accesso a Internet. La disuguaglianza[iii] sgretola le fondamenta della società, mettendo a rischio la democrazia. I prossimi shock potrebbero eccedere la ‘capacità di risposta’ di governi, imprese e cittadini.

Tuttavia, si sono verificati notevoli progressi. La pandemia ha stimolato la capacità di reazione del genere umano. I vaccini sono stati sviluppati in mesi, non anni – la risposta più rapida della storia. Eccezionalmente attivi, molti governi hanno lanciato ambiziosi ‘piani di sviluppo pluriennali’, con interventi in settori ritenuti strategici per il futuro. La possibilità di una trasformazione “vera” è reale. Da oggi, i responsabili politici (policy-makers) devono costruire un mondo migliore – non cercare un ritorno allo ‘status quo pre-pandemico’.

È ora di creare società funzionanti. Se non ora quando? L’innovazione risponde a esigenze irrisolte: il 2021 è il momento ideale per iniziare[iv]. Per costruire una società sostenibile, più prospera e inclusiva, l’obiettivo è mantenere – all’interno di un sistema democratico – l’equilibrio tra mercato e Stato. In altre parole, le democrazie devono saper garantire: 1) la libertà individuale (i.e.: il diritto all’autorealizzazione); e 2) l’equità, almeno come principio di giustizia distributiva (i.e.: un’equa ripartizione di costi e benefici). Più concretamente, è imperativo ripensare: i) le regole democratiche – poiché la maggior parte delle scelte politiche ha un impatto sulle generazioni future, ben al di là del ciclo elettorale[v]; ii) la crescita economica e culturale, per poter costruire città vivibili, comunità più forti, un’industria verde (i.e.: benessere sociale); e iii) le ‘pari opportunità’, ridefinendo istruzione, salute e protezione ambientale (i.e.: i diritti fondamentali dei cittadini).

I fondi ci sono, ma i soldi da soli non sono sufficienti. Il mondo ha risposto alla crisi da COVID-19 con colossali politiche di stimolo (policy stimuli): 10.000 miliardi di dollari, il 12,5 per cento del ‘prodotto interno lordo’ (Pil) globale, una cifra leggermente inferiore al Pil cinese e ben tre volte superiore a quella allocata in risposta alla crisi finanziaria del 2008[vi]. Tuttavia, l’abbondanza di mezzi non ha quasi mai portato allo sviluppo economico. Nei paesi dotati di risorse, lobby potenti influenzano l’agenda legislativa per accaparrarsi ricche rendite di posizione. In altre parole, le pressioni socio-politiche inducono il fallimento del ‘policy-making’. I ‘piani di ripresa’ (post-COVID-19 recovery plans) possono sfuggire a questo destino?

Cambiare lo ‘status quo’ richiede sforzi eccezionali. Le priorità principali sono: 1) affrontare l’invecchiamento della popolazione[vii]; 2) rendere l’economia “più verde”; e 3) raggiungere la digitalizzazione. Tuttavia, gli ‘interessi costituiti’ (vested interests) si oppongono a ogni riforma che li indebolisca. Affrontare l’‘invecchiamento della popolazione’, soprattutto nei paesi ad alto reddito[viii], dove l’età media è superiore ai 40 anni, richiede: i) riconoscere che molti sistemi pensionistici sono finanziariamente insostenibili; e ii) ridurre le risorse allocate alla parte elettoralmente più rilevante della popolazione – gli anziani. L’Italia è un esempio calzante: nel 2021, è probabile che i pensionati del settore pubblico siano più numerosi dei dipendenti; nel maggio 2020, il Paese ha pagato più pensioni (22,78 milioni di pensionati) che salari (22,77 milioni di lavoratori). ‘Rendere l’economia più verde’ è probabilmente altrettanto impegnativo: ogni anno i governi di tutto il mondo sovvenzionano i combustibili fossili (carbone, petrolio, gas) per un importo equivalente al Pil del Giappone, producono elettricità bruciandoli e autorizzano il taglio a ‘uso non-forestale’ di un’area grande quanto il Belgio[ix]. Tuttavia, l’‘agenda ecologica’ implica[x]: i) la fine dei sussidi ai combustibili fossili; ii) affrontare ‘l’impronta di carbonio indiretta’ (indirect carbon-footprint) dei veicoli elettrici[xi]; e iii) fermare la deforestazione. Anche ‘colmare il divario digitale’ è più facile a dirsi che a farsi; l’educazione digitale – ovvero fornire Internet a ogni bambino, in ogni casa o in classe – richiede massicci investimenti[xii].

A chi tocca la leadership? La dicotomia va superata. La domanda “Stato o mercato?” è mal posta[xiii]. La dicotomia tra “intervento – settore pubblico – pianificazione – equità” e “laissez faire – settore privato – mercato – efficienza” si basa su una consequenzialità erronea: lo stato può essere iniquo[xiv] e il mercato inefficiente[xv]. I dibattiti sulla primazia devono cessare: stato e mercato sono complementari, non sostituti – soprattutto in economie avanzate e complesse. Quando governi e mercati hanno collaborato con visione e intelligenza, i risultati sono stati spettacolari: lo ‘sbarco sulla luna’ è l’esempio per eccellenza, e il più citato.

Stato e mercato devono – entrambi – svolgere un ruolo di primo piano. Per superare l’antagonismo, i policy-makers devono pragmaticamente promuovere una cooperazione pubblico-privato basata su principi condivisi e orientata al valore aggiunto. Funziona. Ad esempio, sia Lufthansa che Alitalia sono di proprietà statale[xvi], ma Lufthansa è in grado di sostenere la competizione dei mercati globali. Quando Stato e mercato svolgono efficacemente il proprio ruolo, rendono possibile: i) la produzione e la distribuzione di beni e servizi (i.e.: un sistema economico efficiente); ii) innovazione in più settori (i.e.: un ‘potenziale di crescita’ più elevato); e iii) l’uguaglianza di opportunità attraverso la ridistribuzione (i.e.: giustizia sociale).

Lo Stato deve creare le condizioni affinché i mercati funzionino … L’intervento dello Stato è necessario per lanciare la crescita: nelle fasi iniziali del processo di sviluppo, quando un paese è lontano[xvii] dalla ‘frontiera tecnologica globale’, il mercato da solo non può far decollare l’economia[xviii]. Ad esempio, lo Stato ha svolto un ruolo essenziale nel lanciare l’industrializzazione[xix] in Italia, Giappone e Corea del Sud. Definendo il quadro giuridico e istituzionale[xx], lo Stato garantisce un ambiente favorevole[xxi] alla concorrenza e all’innovazione. Se lo Stato fallisce, i mercati non possono seguire un ‘processo di scoperta’ per tentativi ed errori, operano nel vuoto e falliscono loro stessi, richiedendo quindi l’intervento correttivo dello Stato.

… ma a lungo termine, l’innovazione ha bisogno di un settore privato competitivo. Man mano che l’economia si avvicina alla ‘frontiera tecnologica’, l’intervento statale perde forza. Inevitabilmente, le barriere all’ingresso, il clientelismo e la corruzione politica proteggono le imprese già esistenti[xxii]; gli investimenti in ricerca e sviluppo (R&S) diminuiscono, riducendo la crescita[xxiii]. Per sviluppare ‘nuovi modelli di business’ e creare nuove aziende, gli imprenditori hanno bisogno di un ambiente in cui le idee possano connettersi e – grazie alla concorrenza e al ricambio generazionale – la ‘distruzione creativa’ possa svolgere il suo ruolo. Un aumento del dinamismo e della competitività porta a un aumento degli investimenti in R&S; a quel punto, l’innovazione innesca l’evoluzione del sistema economico, aumentando il potenziale di crescita del paese. Oggi, nell’economia innovativa della Corea del Sud, i grandi conglomerati statali coesistono con start-up e piccole e medie imprese (Pmi).

Affinché lo stato sia efficace, il disegno delle politiche richiede un approccio olistico … Nella politica pubblica, le ‘dipendenze’ e le ‘conseguenze indesiderate’ contano. Ad esempio, il ‘cambiamento climatico’ e l’‘invecchiamento della popolazione’ sono fattori chiave della migrazione e non possono essere ignorati quando si propongono ‘politiche di immigrazione’. Inoltre, la ‘deforestazione’ non solo porta al ‘riscaldamento globale’, ma avvicina anche gli animali selvatici agli esseri umani, aumentando la probabilità di infezioni virali dovute a ‘salti tra specie’. Di conseguenza, la maggior parte delle decisioni di policy non può essere presa senza considerare l’interrelazione tra fattori; se no, è probabile che la soluzione di un problema ne crei di nuovi, altrove. Inoltre, scelte politiche ben intenzionate possono spesso fornire incentivi perversi – e ottenere l’opposto dei loro obiettivi dichiarati. Il fenomeno è noto come “effetto cobra”: in India, durante il dominio britannico, la taglia posta dalle autorità coloniali su ogni cobra morto comportò un aumento del numero di serpenti velenosi[xxiv]. In altre parole, il processo di policy-making: 1) si basa su un contesto complesso e interconnesso; e 2) può portare a risultati imprevedibili e non-lineari.

… e condizionalità ben progettate. Non è solo questione di soldi: la ‘gestione delle risorse’ è fondamentale. Settant’anni fa, il piano Marshall trasformò l’Europa ponendo condizioni ‘pro-mercato’ ai suoi rilevanti aiuti finanziari[xxv]. Oggi, per non compromettere il futuro delle nuove generazioni, i governi devono essere in grado di gestire un’emissione di debito senza precedenti – definendo e facendo rispettare le condizionalità. Se progettato e implementato correttamente, il ‘finanziamento condizionato’ può: 1) indirizzare le risorse verso gli obiettivi strategici; 2) evitare l’accaparramento speculativo, garantendo un uso produttivo delle risorse pubbliche; e 3) spingere il settore privato verso una crescita inclusiva e sostenibile[xxvi].

Governare non è facile. Occorrono professionisti competenti. In assenza di: i) leader intelligenti per progettarlo; e ii) una burocrazia snella in grado di attuarlo, un sistema basato sulla condizionalità è spesso inefficace e può portare a conseguenze impreviste – come un aumento della popolazione di cobra nelle strade di Delhi. Per fornire ‘soluzioni complesse a sfide complesse’, i responsabili politici devono essere sufficientemente competenti per: 1) valutare il compito da svolgere; e 2) affrontarlo prendendo rischi adeguati. Il ‘pensiero critico’ è essenziale nell’utilizzare i fondi in modo efficace[xxvii]. In breve, i sistemi democratici devono eleggere – e lo stato deve assumere – in base al talento e al merito, non al clientelismo. Solo i manager qualificati a servire i cittadini e le imprese devono essere posti in posizioni di potere – e adeguatamente ricompensati.

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Il grande obiettivo: raggiungere un equilibrio dinamico tra pubblico e privato. Lo Stato deve far funzionare i mercati, ma – contrariamente ai sogni di pianificatori e tecnocrati – lo sviluppo non può essere ‘gestito dallo Stato’. Affinché l’ambiente imprenditoriale conduca all’innovazione, lo Stato deve proteggere i ‘beni pubblici’ quali: i) la concorrenza; e più in generale ii) lo spirito imprenditoriale. Nel mix Stato-mercato, i responsabili politici devono raggiungere un equilibrio pratico e dinamico. Ad esempio: 1) per proteggere la democrazia, l’espansione delle responsabilità dello Stato deve andare di pari passo con una maggiore accountability; 2) il rapporto debito/Pil deve aumentare solo se le attività finanziate a debito supportano la competitività di lungo termine e la crescita sostenibile[xxviii]; 3) per attrarre capitali internazionali, le riforme strutturali devono essere sostenute, non disattivate, dagli abbondanti mezzi finanziari; 4) le industrie strategiche devono essere trasformate con investimenti in infrastrutture e tecnologia, non salvate se improduttive o obsolete[xxix]; e 5) gli eventuali salvataggi (bailout) devono essere soggetti a condizioni rigorose, come l’internalizzazione delle ‘esternalità negative’, ad esempio l’adozione di obiettivi climatici (e.g.: gli ‘obiettivi nazionali di riduzione delle emissioni’ quinquennali della Francia).

La posta in gioco è alta: la collaborazione è più importante della competizione. La traiettoria futura di ogni paese dipenderà: i) dalla visione e dalle capacità dei leader politici; e ii) dalla velocità e dalla qualità della risposta di policy. I responsabili politici devono resistere alla tentazione di semplificare un ‘ambiente operativo complesso’ in una semplice scelta tra ‘Stato o mercato’; piuttosto, devono creare le condizioni affinché ‘politiche efficaci’ e ‘meccanismi di mercato competitivi’ possano – insieme – promuovere lo sviluppo. In concreto, un settore pubblico competente deve utilizzare le condizionalità per consentire al settore privato di aiutare la trasformazione. Inevitabilmente, i paesi organizzati e innovativi ne usciranno avvantaggiati, mentre quelli lenti e burocratici – caratterizzati da potenti rentiers, poca concorrenza, bassa crescita e alto debito – soffriranno di più. La complessità continuerà a crescere[xxx], guidata dall’iper-connettività, dall’intelligenza artificiale e dai cambiamenti sociali. Gli errori di policy avranno costi esponenziali; i risultati economici, politici e sociali divergeranno radicalmente. Affinché i cittadini riguadagnino la fiducia nello Stato e nel mercato, occorre coraggio. Steve Jobs era solito ripetere: “Le persone abbastanza pazze da pensare di poter cambiare il mondo sono quelle che lo fanno”[xxxi].

Articolo tratto dal materiale preparato per la sessione: “Intervento pubblico nell’economia e innovazione: un connubio possibile? Exssa, 21 dicembre 2020.

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NOTE 

[i] Le pandemie si sviluppano in ‘circostanze idiosincratiche’, vale a dire: in diversi contesti sociali e politici si diffondono malattie diverse. I confronti sono possibili tramite il ‘tasso di mortalità per caso confermato’ (‘case fatality rate’CFR), ovvero il “numero di decessi confermati per numero di casi confermati”. Finora, COVID-19 ha un CFR inferiore (circa il 2,1 percento a livello globale; in Italia i valori sono simili) rispetto a: 1) Ebola: meno di 30.000 casi; CFR medio: 50 percento; 2) Influenza aviaria A: i) H5N1 – 649 casi, CFR: 60 percento; ii) H7N9 – 571 casi, CFR: 37 percento); 3) MERS-CoV: 2.502 casi, CFR: 34 percento; 4) SARS-CoV: 8.422 casi, CFR: 15 percento; e 5) influenza del 1918 (nota come ‘Influenza spagnola’, diffusasi durante la prima guerra mondiale): H1N1 – 50 milioni di morti; CFR: 2-3 percento.

[ii] A livello globale, nel 2018 – per la prima volta nella storia – le ‘persone di età pari o superiore a 65 anni’ (‘over 65’) erano più numerose dei ‘minori di cinque anni’ (‘under 5’). Entro il 2050: 1) il numero degli ‘over 80’ triplicherà, a 426 milioni (da 143 milioni nel 2019); 2) ‘una persona su sei‘ sarà ‘over 65’ (il 16.7 per cento della popolazione mondiale), rispetto a ‘una su 11‘ nel 2019 (9 per cento); e 3) in Europa e Nord America, ‘uno su quattro’ potrebbe essere ‘over 65’ (25 per cento). Nei paesi del G20, il numero medio di ‘pensionati per lavoratore’ aumenterà notevolmente.

[iii] Le misure di contenimento del virus – avendo determinato: 1) la peggiore recessione in tempio di pace degli ultimi 100 anni; e 2) bassa scolarità e aumento dell’analfabetismo – rischiano di: i) far peggiorare l’80 per cento della popolazione mondiale, e migliorare il 20 per cento; e ii) riportare l’‘orologio economico’ indietro di 30 anni, con un ritorno ai redditi pro capite degli anni ‘90.

[iv] Secondo l’imprenditore Steve Jobs: “vai avanti, (…) convivi con il problema, pensaci e risolvilo” (you keep going, (…) live with the problem, think about it and resolve it”). Secondo l’economista Joseph Schumpeter, l’innovazione non richiede una ‘nuova creazione’, non è una vera e propria invenzione. “L’imprenditore non inventa, innova” (The entrepreneur does not create, he innovates”): cambia le modalità organizzative dell’azienda, modifica i processi produttivi, lancia nuovi prodotti e apre nuovi mercati. Ad esempio, combina materiali esistenti in un modo mai visto prima, anticipando nuove esigenze.

[v] Durante le crisi un ‘approccio pluriennale’ è essenziale. Tuttavia, nelle democrazie il ‘ciclo elettorale’ non dura abbastanza per affrontare le ‘sfide strutturali a lungo termine’, come, ad esempio: 1) la riforma di istituzioni chiave (e.g.: ‘legge elettorale’ e ‘sistema giuridico e giudiziario’); o 2) offrire ‘pari opportunità’ – dato che la ‘disuguaglianza di opportunità’ ostacola lo sviluppo. Al contrario, il ‘ciclo elettorale’ costringe i policy-makers a concentrarsi sul ‘breve termine’, esponendoli ai venti del ‘populismo e nazionalismo’.

[vi] In Italia, il totale equivale al 20 per cento del Pil del 2020; ben più del Piano Marshall, che – equivalente all’11,5 per cento del Pil italiano dell’epoca – trasformò il Paese tra il 1948 e il 1952.

[vii] L’‘invecchiamento della popolazione’ crea pressioni crescenti sulla ‘popolazione produttiva’, poiché comporta a: i) minore fertilità; ii) diminuzione della forza lavoro; e iii) un aumento del ‘tasso di dipendenza’ (dependency ratio), un indicatore demografico che misura il numero di ‘persone a carico’, ossia ‘individui in età non lavorativa’ (di età compresa tra ‘zero e 14 anni’ e ‘oltre i 65 anni’), supportato dal numero di ‘individui in età lavorativa’ (la popolazione totale di età compresa tra 15 e 64 anni).

[viii] A livello globale, l’80 per cento degli ‘over 65’ vive nelle 20 economie più sviluppate, che insieme producono l’85 per cento del PIL globale. Giappone, Italia e Germania presentano indicatori demografici simili. Anche le economie emergenti, ora relativamente giovani, invecchieranno rapidamente.

[ix] In media, ogni minuto vengono abbattuti 2.400 alberi; ogni anno vengono distrutti tra i 15 e i 18 milioni di ettari di foresta, un’area grande quanto il Belgio.

[x] Greening: un’agenda complicata. Le sfide sono enormi: 1) decarbonizzare il sistema energetico; 2) fermare la deforestazione; 3) reindirizzare 5,5 trilioni di dollari di sussidi ai combustibili fossili – circa il 6,3 per cento del Pil globale del 2019 – verso infrastrutture verdi; 4) fornire incentivi e supporto alle politiche – attraverso, ad esempio: i) garanzie; e ii) assicurazioni; a 5) attrarre capitali privati in investimenti verdi (e.g.: energia pulita, acqua e agricoltura); 6) implementare tecnologie per l’energia rinnovabile; e 7) avviare il rimboschimento.

[xi] In Giappone e in Germania, carbone e gas vengono utilizzati per generare più della metà dell’elettricità consumata ogni anno. In assenza di infrastrutture atte a produrre ‘elettricità verde’, le ‘auto elettriche a zero emissioni’ inquinano – a causa dell’‘impronta ecologica di carbonio’ indiretta (indirect carbon-footprint). Inoltre, le auto elettriche dipendono da: 1) produzione inquinante (pollution-prone manufacturing); 2) batterie ad alta intensità energetica; e 3) terre rare (rare-earth elements). Infine, le auto elettriche comportano anche un aumento delle emissioni dei pneumatici. Di conseguenza, un’auto elettrica deve percorrere 100.000 chilometri (62.000 miglia) per produrre complessivamente meno CO2 rispetto a un’auto a benzina.

[xii] Ammontari significativi di capitale devono essere allocati a: i) cavi sottomarini (una risorsa strategica); ii) hardware; e iii) software.

[xiii] I confronti asimmetrici sono fuorvianti. I confronti, se ce ne sono, devono essere effettuati in teoria (e.g.: funzionamento ideale dello stato versus funzionamento ideale dei mercati) o in pratica (funzionamento reale dello stato versus funzionamento reale dei mercati). Anche la prospettiva storica è importante: dopo la seconda guerra mondiale, molti paesi adottarono la pianificazione, con l’intervento dello Stato nell’economia. Negli anni ‘80 è stata la volta di “meno stato, più mercati”.

[xiv] Quando il potere è distribuito in modo asimmetrico e le istituzioni democratiche sono deboli, l’intervento pubblico è inefficace. Ad esempio, i gruppi più poveri non hanno la capacità di influenzare né il processo politico né le decisioni economiche e sociali del paese.

[xv] I fallimenti (market failures) e le distorsioni del mercato (concorrenza imperfetta, interdipendenza degli agenti, mercati incompleti, beni pubblici, assenza di coordinamento su larga scala, informazione insufficiente e asimmetrica), distribuzione della ricchezza e beni di merito (merit goods) sono esempi ben noti.

[xvi] Per decenni Lufthansa è stata redditizia; Alitalia – i cui problemi finanziari e gestionali sono antecedenti al COVID-19 – no. Alitalia è interamente di proprietà del ‘Governo italiano’ dal 17 marzo 2020. La ‘Repubblica federale di Germania’ detiene una quota del 20,05 per cento in Lufthansa dal 6 luglio 2020, quando il governo tedesco ha ricapitalizzato la compagnia aerea con 6 miliardi di euro dei contribuenti, il doppio di quanto il governo italiano ha speso per Alitalia. Nel 2020, durante la pandemia, per evitare ‘congedi obbligatori’ (job furloughs), i piloti Lufthansa hanno proposto di loro volontà “una riduzione dello stipendio del 45 per cento, per più di due anni”. Per il personale di terra, Lufthansa ha richiesto tagli salariali “fino al 23 per cento degli stipendi ante imposte dei dipendenti”.

[xvii] Tipicamente, la distanza dalla ‘frontiera tecnologica mondiale’ (world technology frontier) è calcolata come la “distanza percentuale dal paese con la più alta produttività totale dei fattori (TFP)” – normalmente gli Stati Uniti. Le imprese che operano alla frontiera tendono ad essere, rispetto ad altre aziende: i) più produttive (e più propense a brevettare); ii) più redditizie; iii) più giovani; iv) più grandi; e v) parte di un gruppo multinazionale.

[xviii] Un intervento statale precoce può stimolare le prime accelerazioni della crescita (early-stage growth accelerations) se: i) risolve i fallimenti del mercato, agendo come ‘investitore iniziale’ (investor of first resort); ii) attrae capitali, riducendo il rischio di investimenti su larga scala; iii) rimuove le barriere ai mercati del credito; iv) favorisce l’adozione di tecnologie già in uso in altri paesi; e, di conseguenza, v) stimola la crescita, creando posti di lavoro.

[xix] In Italia, nel secondo dopoguerra, le istituzioni semi-pubbliche – quali l’Iri, Eni, Imi e Mediobanca – catalizzarono gli investimenti e diedero il via all’industrializzazione. Nel decollo economico del Giappone e della Corea del Sud (seconda rivoluzione industriale), lo Stato ha svolto un ruolo essenziale, poiché i conglomerati statali hanno guidato il decollo industriale. In questa fase iniziale, corruzione e clientelismo convivono con la crescita. Il clientelismo e il favoritismo erano diffusi sia nell’Italia del dopoguerra che nella Corea degli anni ‘70.

[xx] Un insieme di regole chiare e durature che siano eque per tutti, dal diritto internazionale agli incentivi fiscali – e le necessarie funzioni di regolamentazione, vigilanza e valutazione.

[xxi] In concreto, lo Stato deve: 1) fornire una: i) visione; ii) missione; e iii) un piano strategico a medio termine, incentrato sulla crescita sostenibile; 2) garantire pari opportunità, sussidiando i deboli – anche nel settore privato (e.g.: piccole e medie imprese); 3) promuovere la concorrenza: i) introducendo regole chiare e imparziali (“level play field”); e ii) risolvere le asimmetrie informative e i fallimenti del mercato (market failures); e 4) fornire beni pubblici e servizi necessari.

[xxii] Ad esempio, negli Stati Uniti la decisione della Federal Reserve di acquistare obbligazioni societarie ad alto rendimento (high-yield corporate bonds) rischia di risollevare i produttori di petrolio di scisto (shale-oil) altamente indebitati e non redditizi.

[xxiii] Nella Cina moderna, la rinnovata centralità delle imprese statali nell’economia rischia di soffocare la creazione di un tessuto socio-economico innovativo e diffuso, quale – per esempio – quello della Silicon Valley.

[xxiv] Alla fine del XIX secolo, in India, sotto il dominio britannico, Delhi era infestata dai cobra. Il governo istituì una taglia su ogni cobra consegnato morto. Attratti dalla redditività, molti cittadini animati da spirito imprenditoriale iniziarono presto ad allevare serpenti velenosi. Non appena le autorità britanniche annullarono la taglia, gli allevatori liberarono i serpenti ormai privi di valore – e la popolazione di cobra di Delhi diventò più numerosa di prima.

Nel 1902, ad Hanoi, in Vietnam, sotto il dominio coloniale francese, il governo pagò una ricompensa per ogni topo ucciso; la prova era una coda mozzata. Ben presto, i funzionari coloniali iniziarono a notare topi senza coda. I cacciatori di topi catturavano i topi, tagliavano loro la coda e li rilasciavano nelle fogne, in modo che potessero procreare, aumentando così i loro guadagni. Alla fine, la popolazione di ratti era aumentata.

Nel 1958, in Cina – in occasione del ‘Grande balzo in avanti’, il piano per la crescita economica dal 1958 al 1962 – Mao Zedong lanciò la ‘Campagna di eliminazione dei quattro flagelli’ per eliminare i ratti, le mosche, le zanzare e i passeri – responsabili della trasmissione di pestilenze e malattie. Vennero date ricompense a chi consegnava animali morti. L’estinzione dei passeri portò a squilibri ecologici, infestazioni di locuste e massicce perdite di raccolti – e contribuì alla grande carestia cinese in cui milioni di persone morirono di fame. Dopo che la resa dei campi di riso diminuì sostanzialmente, Mao ordinò la fine della campagna.

Nel novembre 1989, Città del Messico introdusse un regime di razionamento delle auto per ridurre l’inquinamento atmosferico. Per aggirare la restrizione, le persone acquistarono più auto (in genere, usate e altamente inquinanti). La qualità dell’aria non migliorò e la congestione stradale peggiorò. Tre anni dopo, le Nazioni Unite dichiararono Città del Messico la “città più inquinata del pianeta”.

Nel 2005, il ‘Gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici’ delle Nazioni Unite (UN Intergovernmental Panel on Climate Change) lanciò un programma di incentivi per ridurre i gas inquinanti. Se si smaltivano i gas, le aziende venivano ricompensate con ‘crediti di emissioni di carbonio’ (carbon credits), poi convertiti in denaro. Più inquinante era il gas, maggiore era la ricompensa; uno dei ‘crediti’ più ingenti fu garantito per la distruzione dell’HFC-23, un sottoprodotto dei gas di scarico di un comune refrigerante. Per distruggere più HFC-23 e raccogliere crediti cospicui, le aziende iniziarono a produrre più refrigerante. Nel 2013 l’Unione Europea sospese i ‘crediti’ per la distruzione di HFC-23.

Nel 2016, per ridurre il traffico e l’inquinamento atmosferico, il governo di Delhi annunciò uno schema dispari-pari: a giorni alterni, avrebbero circolato le auto con targhe che finivano con un numero ‘dispari’ – o ‘pari’. Il programma rivelò controproducente, in quanto: i) aveva incoraggiato l’acquisto di un numero maggiore di veicoli, con conseguente aumento del traffico; e ii) non aveva comportato alcuna diminuzione dei livelli di inquinamento atmosferico.

[xxv]  I paesi europei avrebbero potuto beneficiare del Piano Marshall solo se avessero modernizzato le loro istituzioni economiche e si fossero trasformate in economie di mercato, abbandonando i modelli di economia mista degli anni ‘30.

[xxvi] Per allineare il comportamento aziendale (corporate behavior) alle esigenze della società, alle imprese va richiesto di: i) adottare procedure aziendali competitive, anziché monopolistiche; ii) annunciare obiettivi per ridurre le ‘emissioni di anidride carbonica’; iii) condividere un livello minimo di spesa sociale (e.g.: reti di sicurezza sociale); iv) accettare restrizioni sui dividendi, riacquisto di azioni proprie (stock buybacks) e bonus dei dirigenti, soprattutto se residenti in paradisi fiscali; e v) garantire una migliore relazione tra lavoratori e imprese.

[xxvii] Ad esempio, i policy-makers devono comprendere il ciclo economico per: i) mettere a punto il grado ottimale di ‘regolamentazione’; o ii) dare priorità alla creazione di posti di lavoro rispetto alla prestazione di servizi efficienti.

[xxviii] Ad esempio, la scarsità di ‘progetti pronti a partire’ (shovel-ready projects) e la cronica assenza di ‘capacità di esecuzione’ non dovrebbe autorizzare i responsabili politici a dare priorità alle spese correnti (e.g.: stipendi, benefici e indennità – ‘salaries and benefits’) rispetto alla spesa in conto capitale (e.g.: investimenti in immobilizzazioni – ‘fixed asset investments’).

[xxix] L’intervento economico – soprattutto nei ‘settori di interesse nazionale’, come l’energia, le telecomunicazioni, la sanità e i prodotti farmaceutici, le compagnie aeree e le automobili – non deve portare a un’allocazione inefficiente delle risorse.

[xxx] I ‘sistemi complessi’ – potenziati da robotica, apprendimento automatico, realtà aumentata e virtuale, produzione digitale, adozione di tecnologie di frontiera – non perdonano perché per natura crescono o decadono a ritmi esponenziali.

[xxxi]“People crazy enough to think they can change the world are the ones who do”.