Cari imprenditori qual è la dimensione minima per essere competitivi?

scritto da il 24 Maggio 2022

In Italia facciamo sempre molta fatica a trovare il coraggio di farci le giuste domande e preferiamo inseguire le mode, anche in campo economico, soprattutto se questo apre nuovi mercati alla consulenza (che non sempre sa vincere i propri conflitti di interesse).

Come in un ideale zibaldone vi riporto alcune riflessioni e sollecitazioni lette in questi giorni che mi hanno colpito, provando alla fine di questo articolo ad unire i puntini e a fornirvi qualche risposta.

1. La scarsa produttività delle PMI

“In Italia le imprese medio-grandi e grandi sono produttive e competitive. Il problema è che sono poche rispetto agli altri paesi. E quelle più produttive impiegano in media circa un terzo degli addetti occupati nelle corrispondenti aziende europee.”

Qualche giorno fa Luca Foresti, amministratore delegato del Santagostino, ha rilanciato un vecchio articolo della Voce.info sui limiti dimensionali delle PMI italiane e gli effetti sulla scarsa produttività.

“L’Italia ha troppe aziende troppo piccole. Questo fatto produce una serie di problemi di cui si discute continuamente, senza metterli in diretta connessione alla dimensione delle aziende:

1-Minor sicurezza sul lavoro

2-Salari più bassi

3-Minor produttività

4-Minor accesso ai mercati internazionali e maggior provincialismo delle strategie aziendali

5-Minor innovazione

6-Minor formazione dei lavoratori

7-Carriere più lente rispetto al valore delle persone

8-Auto-sfruttamento degli imprenditori e dei famigliari

9-Maggiore evasione fiscale

10-Minore managerialità in azienda e maggior nepotismo

In Italia manca la cultura secondo cui o una azienda cresce o deve cambiare strategia. Quindi ben vengano una marea di nuove aziende che inevitabilmente all’inizio sono piccole ma se poi non crescono devono cambiare.“

Siamo condannati a crescere quindi? Non è detto ma è molto probabile. Certamente come dirò più avanti ripensare il modello di business porta ad interrogarsi sulla struttura organizzativa e sulla dimensione minima per competere.

immagine di Austin Distel per Unsplash

immagine di Austin Distel per Unsplash

2. Negli USA rallenta il mercato del Venture Capital

Michele Mattei di Finleap, prendendo spunto da un recente articolo di Techcrunch prova a riassumere alcuni punti chiave della mail mandata dal management di Y Combinator a tutti i founder delle startup parte del programma di accelerazione:

Il quadro economico negli States, e in generale nel mondo, non è dei più positivi e nessuno può predire con certezza quanto questo durerà;
– Il piano migliore è prepararsi al 
peggio. Solo le startup che fanno questo usciranno da questo periodo “ancora vive”;
– Se alcuni 
investitori o fondi vi stanno offrendo dei soldi in questo momento, considerate seriamente di prenderli;
– Il mercato dei 
VC si farà più complesso e sarà più difficile ottenere capitale mettendo in competizione i vari fondi. Il mercato dei capitali che avete visto in questi ultimi 5 anni non riflette la realtà;
– Spesso sono proprio le aziende che riescono ad arrivare vive alla fine di periodi simili che si impongono come veri 
leader di mercato. Preparatevi bene, perché i vostri competitors potrebbero non farlo.

Negli ultimi mesi infatti ci sono state alcune situazioni che hanno fatto rallentare in maniera importante il mercato del venture capital. Da una parte l’aumento dell’inflazione a due cifra in Asia, USA e Europa, dall’altra i mercati che hanno iniziato a scontare il rallentamento della crescita economica, con le big tech che sono le prime ad aver sentito la botta.

Forse dovremmo iniziare a chiederci quale impatto tutto ciò avrà sul M&A in Italia.

Il percorso aggregativo proseguirà a mio parere, premiando i migliori, tornando ai fondamentali, dimenticando mode e facili entusiasmi.

La tendenza di lungo è chiara.

3. Le sei traiettorie per rilanciare la competitività

In un confronto avuto qualche mese fa con il prof. Alberti di Harvard, mi ha descritto quelle che secondo lui sono le sei le traiettorie che le imprese dovrebbero percorrere per il ridisegno dei modelli di business:

From panic to purpose (ogni impresa deve essere guidata dal proprio scopo, in ottica di creazione di valore condiviso),

From prediction to preparedness (le aziende devono sperimentare e mappare i trend a maggior impatto sul proprio business per essere “future ready”),

From transaction to interaction (partnership, collaborazioni, alleanze e relazioni sono indispensabili per superare la linearità delle filiere, in un mondo in cui tutto è interconnesso),

From asset to subscription (la relazione con il cliente si fa continuativa ma flessibile grazie alle formule in abbonamento con cui si offre al cliente “una promessa per sempre”),

From vertical to horizontal (cadono i confini tra gli ambiti di business e tra mondo fisico e digitale e tutto diventa servizio),

From organization to organizing (c’è bisogno di organizzazioni adattive, capaci di rispondere ai trend e alle dinamiche di mercato, ripensando ruoli, strutture, meccanismi operativi e profili di competenza).

4. Connecting the dots

Nei prossimi mesi (probabilmente 2 anni) mi aspetto uno scenario di mercato particolarmente complesso (inflazione, aumento dei tassi, difficoltà di pianificazione, ecc.) che richiederà per essere affrontato importanti capacità sia imprenditoriali sia di gestione (o manageriali se preferite).

La necessità di ridefinire la dimensione minima per competere credo che rimarrà una costante con cui le nostre imprese ed anche noi professionisti (non mi tiro centro indietro) ci troveremo a fare i conti. Significa per forza che solo le grandi imprese resteranno competitive? Non credo ma un percorso di crescita (organica o tramite M&A) o l’inserirsi in filiere di valore faranno la differenza.

Lo scrivo da tempo: cambiando il modello di business è necessario interrogarsi anche sulla struttura organizzativa.

Gli investitori accompagneranno questo processo dimenticando i facili entusiasmi di questi ultimi anni e le mode, lo faranno in maniera più attenta, concentrando risorse sulle imprese più solide e con i migliori fondamentali. Il mercato farà pulizia, sarà doloroso ma sarà un bene se il nostro Paese saprà farsi le domande giuste e troverà il coraggio di rispondersi senza scadere in facili tentativi consolatori o lasciandosi guidare dai conflitti di interesse (che troppo spesso accompagnano le mode lanciate dalla consulenza).

L’M&A proseguirà ma sarà più attento e strutturato, premiando i migliori e polarizzando sempre di più la struttura imprenditoriale italiana.

5. La bussola di Buffett

Warren Buffett, il famoso investitore, ha affermato che le skills, le abilità, sono a prova di inflazione: se hai un’abilità molto richiesta sul mercato questa rimarrà sempre a prescindere dal potere d’acquisto della moneta.

“La cosa migliore che puoi fare è essere eccezionalmente bravo in qualcosa” – ha detto agli azionisti della sua società di investimenti Berkshire Hathaway.

Mi piace chiudere queste mie riflessioni con questa sua citazione.