Venture e Pmi, crescita lenta. Ecco come può scoccare la scintilla

scritto da il 16 Novembre 2023

Post di Giovanna Voltolina, mid-cap investor e founder di GV Holdings – 

Un piccolo spiraglio – un +22% – che però fa ben sperare. E’ la percentuale di crescita nel 2022 delle aziende industriali italiane con presenza straniera nel loro capitale, che si sono attestate a quota 5.435, cresciute appunto a doppia cifra percentuale rispetto al 2017 dove erano 4.218. Sono i dati del recente report di Infocamere – la società per l’innovazione digitale delle Camere di Commercio – che ci mostrano l’andamento della presenza delle società straniere nel capitale delle aziende manifatturiere italiane (campione: 214.000).

Una speranza quindi c’è per le nostre imprese, ma sono numeri ancora molto contenuti e significativamente depressi rispetto al vero potenziale di attrattività che il nostro Paese ha rispetto al mondo. E questo soprattutto se lo si osserva guardando alle PMI, che rappresentano il 90% del nostro sistema produttivo, nonché la vera risorsa ad elevatissimo potenziale, in grado di farci fare un enorme balzo in avanti a livello mondiale come economia.

Expansion: ecco gli investimenti Venture che piacciono tanto ai nostri padrùn

Lo spiraglio agli occhi dell’investor è quella piccola (in rapporto al complessivo) evoluzione per la quale aziende e venture capital stranieri stanno iniziando ad investire nelle nostre PMI. E non solo rilevandone la maggioranza, ma anche in cosiddetta modalità “expansion” ovvero con investimenti di minoranza in aumento di capitale finalizzati alla crescita dell’azienda. Investimenti che se compresi e accolti dagli imprenditori rappresenterebbero un propellente eccezionale sia per la sua PMI che per l’economia tutta.

venture capital

(Egor – stock.adobe.com)

E in effetti se guardiamo al recente report (primo semestre 2023) pubblicato da AIFI – Associazione Italiana del private Equity, Venture Capital e Private Debt e PwC Italia, possiamo vedere che l’ammontare investito complessivo e a livello nazionale (estero e Italia) calcolato a 3.189 milioni di euro è in forte in calo (-71%) rispetto al primo semestre del 2022 e di questi il buyout (acquisizioni di maggioranza o totalitarie) che cuba 2.215 milioni ha disegnato una decrescita del -39% rispetto al periodo nell’anno precedente, con il venture capital (investimenti in imprese nella prima fase di ciclo di vita, startup, ecc.) a 410 milioni (in calo del -7%). Invece l’expansion ha generato 210 milioni, quindi poco, pochissimo, ma comunque in aumento del +13%. Uno spiraglio quindi che per piccolo che sia indica invece con grande forza la strada su cui davvero bisogna investire.

 Passaggio generazionale e burocrazia ostacolo allo sviluppo

Tutto questo va unito a una cultura del lungo periodo, quella cioè in cui il passaggio generazionale non sia più, così come invece oggi è, il tramonto della PMI. Nella realtà, poi, il problema a questo sviluppo è una combinazione di fattori che da una parte allontanano l’imprenditore nel scegliere di aprire il capitale ad un investitore, sia italiano che estero, e dall’altra rendono difficile per l’investitore portare avanti un investimento di minoranza nell’azienda; a cui si aggiunge appunto il tema generazionale che vede i ‘vecchi’ capitani d’impresa non essere riusciti a costruirsi una solida successione e quindi un futuro per l’azienda; nonché quello della burocrazia e delle politiche economiche, nazionali e regionali, stravolte e ad ogni cambio di Governo.