Italia, Paese delle eccellenze che trascura la competitività

scritto da il 27 Marzo 2024

Post di Andrea Pietrini, chairman e co-founder di YOURgroup* –

Recentemente Mario Draghi ha richiamato all’ordine gli uffici dell’UE. Il nostro ex premier, già banchiere d’Europa nella veste di presidente della BCE, è stato incaricato nei mesi scorsi dall’attuale presidente della Commissione Europea di misurare i livelli di competitività dell’Unione a 27. Draghi ha anticipato alcuni dati relativi al rapporto finale sulla competitività che sarà pronto a giugno, affermando con decisione che l’Europa dovrà investire somme ingenti per recuperare terreno e non rischiare di rimanere schiacciata tra i due giganti, USA e Cina, molto più avanzati del vecchio continente.

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Mario Draghi (Ansa)

Ma cosa si intende, in realtà, per competitività?  Stando a quanto detta la Treccani, la competitività di un prodotto o di un’impresa rispetto a quello analogo di un’altra impresa dipende, a parità di qualità percepita dai clienti, dal rapporto tra i prezzi: tanto più basso il primo rispetto al secondo e tanto più risulta competitiva la prima l’impresa rispetto alla seconda. Stesso discorso per quanto riguarda, ad esempio, il fattore qualità.

Trasferendo gli stessi concetti applicati ad una nazione possiamo dire, come indica il Global Competitiveness Report, l’annuale classifica stilata dal Forum Economico Mondiale di Davos, che la competitività è frutto dall’insieme delle istituzioni, delle politiche e dei fattori che ne determinano il livello di produttività. Il nostro è un Paese che non sempre ha messo le sue aziende nelle condizioni per competere al meglio sui mercati internazionali. A partire dal costo dell’energia per passare ai sistemi logistici e di trasporto delle merci, fino ai sostegni all’internazionalizzazione e agli incentivi per un’occupazione più qualificata, l’Italia, e le sue istituzioni, hanno spesso, e incautamente, manifestato carenza di sollecitudine e misure e strumenti adeguate affinché le nostre aziende potessero essere all’altezza di compiere quello slancio per affermarsi a livello globale.

Le nostre aziende hanno spesso supplito prima di tutto imparando ad essere flessibili al punto da cambiare in corsa i loro modelli di business quando i mercati lo richiedevano, e anche ricorrendo alla composizione di organici interni proiettati verso l’innovazione.

Essendo il nostro il Paese delle eccellenze ma anche delle piccole e medie imprese non possiamo perdere l’occasione di organizzare al meglio i sistemi produttivi, anche attraverso una managerializzazione delle realtà imprenditoriali più piccole, spesso di nicchia ma capaci di grandi performance a livello di innovazione. 

*Società italiana leader nel settore del Fractional Management