Il nostro risparmio? Mattone e liquidità non sono più un porto sicuro

scritto da il 27 Maggio 2024

Post scritto di Manuela Donghi, giornalista economico-finanziaria e scrittrice –

Inflazione, instabilità geopolitica e crisi energetica hanno alimentato una crescente insicurezza nel futuro, erodendo i risparmi che gli italiani avevano messo da parte negli ultimi anni, complici in particolar modo le restrizioni pandemiche.

Istat riporta come nel biennio 2022-2023 i prezzi al dettaglio siano cresciti del 13,8%. In tema di stipendi, l’Italia, dal 1991 al 2022, ha visto un aumento dell’1% nel valore delle retribuzioni, a fronte di una media del +32,5% nell’area Ocse. Negli ultimi 10 anni il potere d’acquisto dei salari nel nostro paese è diminuito del 4,5%, segnando un’urgenza importante da affrontare per poter offrire una percezione più rosea del futuro da parte degli italiani, soprattutto dei giovani.

Dodici lavoratori su 100 sono poveri

Sempre Istat, nell’ultimo report, ha evidenziato come l’economia italiana sia in crescita, ma allo stesso modo anche il tasso di povertà assoluta, che ha raggiunto un livello mai registrato nell’ultimo decennio. Sono infatti 5,7 i milioni di italiani che non riescono ad arrivare alla fine del mese e tra questi molti hanno un impiego. Più precisamente 12 lavoratori su 100 sono poveri. È importante quindi analizzare le condizioni del lavoro nel nostro paese, non solo il livello occupazionale, perché da qui, a pioggia, si genera un circolo vizioso che non promette nulla di buono: il tasso di natalità decrescerà ulteriormente e così anche i consumi. Sono gli italiani, del resto, che generano ricchezza per il paese, ma se sono sempre più poveri che futuro abbiamo ad attenderci?

Questo scenario macroeconomico, di forte instabilità, ridisegna quindi le consolidate abitudini degli italiani, andando a intaccare la propensione culturale al risparmio, per i ceti più bassi, e riscrive le abitudini di investimento e risparmio per i ceti meno in difficoltà.

risparmio

Secondo il rapporto 2024 elaborato dal Censis emerge una nuova tendenza nelle abitudini di investimento degli italiani: il potere attrattivo della liquidità si sta erodendo. Il 45,8% dei risparmiatori in questo momento storico, potendo investire, sceglierebbe gli strumenti finanziari, il 32,4% opterebbe per tenere i soldi in banca e il 21,8% investirebbe in immobili. Solo nel 2020, il 45% avrebbe preferito optare per la liquidità, il 29,9% per investimenti in immobili e solo il 25,1% per strumenti finanziari.

Si è appannata l’aura attrattiva del mattone

Il 78,5% dei risparmiatori ritiene oggi che la liquidità non sia garanzia di sicurezza come in passato, così come si è appannata l’aura attrattiva del mattone. L’andamento non più scoppiettante dei valori immobiliari nel lungo periodo, fatta eccezione per città come Roma, Milano e Firenze dove il mercato del Real Estate è stabile, ne ha ridotto l’appeal come strumento di investimento delle famiglie italiane. Ritornano in grande spolvero anche i Btp (+24,7% rispetto a 4 anni fa), grazie ai rendimenti interessanti e alle condizioni fiscali più allettanti, quasi come se fossero un porto sicuro per la liquidità erosa dall’inflazione. Nel 2024, il 41,3% degli italiani aspira ad acquistare titoli del debito pubblico, mentre nel rapporto Censis del 2020 la quota era nettamente inferiore (16,5%).

Risparmio, si fanno strada nuove stategie

In questo contesto, emerge una nuova consapevolezza tra i risparmiatori italiani, che stanno riconsiderando le proprie strategie di investimento alla luce delle nuove sfide economiche. Questo scenario richiede un’attenzione particolare da parte delle istituzioni e degli operatori del settore finanziario nell’offrire soluzioni e opportunità di investimento che rispondano alle esigenze e alle aspettative degli italiani.