Che cosa insegna l’ennesimo fallimento del Trattato sulla plastica

scritto da il 29 Agosto 2025

Post di Felix Philipp, Circular Economy and Materials Research Lead di Lombard Odier Investment Managers

Il quinto round di negoziati per un trattato globale sulla plastica si è concluso il 15 agosto a Ginevra senza il raggiungimento di un accordo. Dopo tre anni di sforzi diplomatici, i Paesi sono ancora profondamente divisi sull’approccio da adottare per contrastare l’inquinamento da plastica. Si tratta di una battuta d’arresto significativa, che tuttavia chiarisce le sfide future e offre nuovi margini di manovra.

Comprendere l’impasse

Il nodo centrale riguarda se intervenire a monte, limitando la produzione di plastica, o concentrarsi soprattutto a valle, su gestione dei rifiuti e riciclo.

La “High Ambition Coalition”, che riunisce quasi 100 Paesi, ha spinto per l’introduzione di limiti alla produzione e impegni vincolanti sugli additivi pericolosi. Un gruppo più ristretto ma molto influente di nazioni produttrici di petrolio – tra cui Stati Uniti, Cina, Russia e Arabia Saudita – ha invece bloccato questa ambizione, insistendo su soluzioni a valle.

Questa frattura, unita al fallimento dei negoziati, riflette dinamiche economiche e politiche più profonde. I prodotti petrolchimici rappresentano il segmento in cui la domanda di petrolio cresce più rapidamente, responsabile del 75% dell’aumento complessivo. Con il calo della domanda di carburanti per i trasporti, il settore petrolchimico rappresenta per i Paesi produttori di petrolio una leva strategica.

Il processo di negoziazione basato sul consenso ha di fatto garantito a ogni Stato un potere di veto, un approccio difficile in un contesto di frammentazione politica e istituzioni indebolite. I rappresentanti dell’industria hanno superato numericamente molte delegazioni nazionali, con i lobbisti dei combustibili fossili più numerosi della rappresentanza complessiva di tutti gli Stati membri dell’UE. Nel frattempo, la bozza del trattato è arrivata a includere quasi 1.500 sezioni con segnalazioni di disaccordo, quadruplicando il conteggio dall’inizio della settimana.

La posta in gioco va oltre i rifiuti

L’inquinamento da plastica va ben oltre i rifiuti visibili. Le microplastiche si ritrovano ormai nei polmoni umani, nel sangue e persino nella placenta. Secondo stime di The Lancet, i costi sanitari annui ammontano a 1.5 trilioni di dollari a livello globale. Senza interventi, la produzione di plastica potrebbe raggiungere un miliardo di tonnellate annue entro il 2040.

Già oggi essa rappresenta il 5% delle emissioni industriali di gas serra, superando il settore aereo mentre il tasso globale di riciclo resta sotto il 10%. Ogni giorno si producono 1,1 milioni di tonnellate di nuova plastica, e l’equivalente di un camion della spazzatura finisce in mare ogni minuto. Questi dati dimostrano come la sola gestione dei rifiuti non sia sufficiente a risolvere il problema.

Alternative emergenti

Nonostante l’esito non positivo delle trattative di Ginevra lo slancio non si ferma. Si stanno formando coalizioni regionali tra i Paesi più impegnati. L’Unione Europea e diversi Stati stanno avanzando con politiche di responsabilità estesa del produttore e con requisiti obbligatori in materia di contenuto riciclato.

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L’inquinamento da plastica va ben oltre i rifiuti visibili (designed by Freepik)

Le imprese più lungimiranti riconoscono che standard globali chiari potrebbero difendere il mercato, anziché minacciarlo, e che una certezza normativa è la condizione necessaria per investimenti di lungo periodo in alternative sostenibili. Secondo analisi ONU, le soluzioni già disponibili potrebbero ridurre l’inquinamento da plastica dell’80% entro il 2040. Non è la tecnologia a mancare, ma l’allineamento tra politiche, finanza e pratiche industriali.

Insegnamenti e opportunità

L’esperienza di Ginevra dimostra come istituzioni concepite in un’altra epoca fatichino ad affrontare sfide contemporanee. Quando regole di consenso permettono a piccole minoranze di bloccare progressi che riguardano miliardi di persone, diventa inevitabile pensare a riforme. In futuro, i negoziati potrebbero trarre vantaggio da meccanismi di voto o da “coalizioni dei volenterosi” capaci di avanzare senza unanimità.

L’attenzione deve spostarsi dalla gestione dei rifiuti a strategie di economia circolare globale: progettare prodotti più durevoli, sviluppare alternative bio-based, introdurre incentivi economici che rendano profittevoli le scelte sostenibili. Eliminare i sussidi alla plastica vergine e potenziare le infrastrutture di riciclo significherebbe riequilibrare le condizioni di mercato.

I flussi di investimento mostrano già che il mercato riconosce questa transizione. Le aziende che sviluppano alternative attraggono sempre più capitali. L’innovazione nei materiali e nei modelli di business procede comunque, indipendentemente dai negoziati internazionali.

Spingere lo slancio in avanti

I governi possono introdurre limiti di produzione e standard di progettazione tramite accordi regionali. Schemi di responsabilità estesa del produttore possono trasferire i costi sui produttori, incentivando design migliori e le politiche di acquisto pubblico possono creare domanda per le alternative.

Le evidenze sanitarie da sole giustificano l’azione. Man mano che cresce la consapevolezza dell’impatto della plastica sulla biologia umana, anche la pressione dell’opinione pubblica aumenterà. Il precedente della regolamentazione sul tabacco mostra come le resistenze iniziali dell’industria alla fine cedano di fronte a misure di tutela della salute.

Anche le istituzioni finanziarie riconoscono sempre più i rischi legati alla plastica. Le compagnie assicurative devono fronteggiare un aumento delle richieste di risarcimento per danni da inquinamento. Queste dinamiche di mercato potrebbero accelerare il cambiamento più degli stessi negoziati internazionali.

Un percorso pragmatico

L’esito di Ginevra delude chi sperava in un’azione globale immediata, ma consente ai player più ambiziosi di muoversi senza dover attendere un consenso universale. Nessun trattato può rivelarsi, col senno di poi, meglio di un trattato privo di ambizione. Paesi, città e imprese realmente impegnati nella lotta all’inquinamento da plastica possono proseguire con obiettivi ambiziosi senza essere frenati.

L’energia investita nella preparazione del trattato non è andata perduta: si sta riversando in iniziative a più livelli. I progressi spesso maturano attraverso azioni distribuite, più che tramite accordi centralizzati. Il processo negoziale probabilmente riprenderà con procedure modificate, ma nel frattempo il lavoro prosegue su altri fronti. L’innovazione avanza, le alternative si diffondono, la consapevolezza pubblica cresce, le dinamiche di mercato si trasformano.

Ginevra non rappresenta una conclusione, ma una chiarificazione. La strada da percorrere richiede pragmatismo politico unito a visione sistemica. La crisi della plastica impone azioni a ogni livello, con o senza un trattato globale. E tali azioni sono già in corso, destinate ad accelerare indipendentemente dalle tempistiche diplomatiche.