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Economic Outlook 2026: la resilienza è sotto pressione

Post di Michael Menhart, Chief Economist di Munich Re
Il 2026 si apre con un quadro macroeconomico caratterizzato da una sorprendente resilienza della crescita globale, nonostante un contesto di rischi geopolitici e incertezze politiche elevate. Secondo il nostro Economic Outlook 2026, il prodotto interno lordo reale (PIL) mondiale dovrebbe registrare un’espansione di circa 2,7%, un valore sostanzialmente in linea con quello dell’anno precedente e con la media decennale. Tuttavia, dietro questa apparente stabilità si nasconde un equilibrio fragile, esposto a rischi significativi.
Sul fronte monetario, l’inflazione globale continua a diminuire, anche se il processo appare più lento rispetto agli anni precedenti. Nei Paesi industrializzati il calo dei prezzi dell’energia contribuisce al rallentamento dell’inflazione complessiva, mentre quella dei servizi rimane relativamente elevata. Le banche centrali stanno quindi adottando un approccio prudente: dopo una fase di politiche restrittive, il 2026 potrebbe segnare una transizione verso condizioni monetarie leggermente più accomodanti, pur senza un ritorno immediato a livelli di inflazione pienamente in linea con gli obiettivi di lungo periodo.
Negli Stati Uniti la crescita economica dovrebbe attestarsi intorno al 2,4%. I consumi restano un pilastro fondamentale, ma mostrano segnali di rallentamento, in particolare per le famiglie a reddito medio-basso, ancora penalizzate dall’aumento del costo della vita. Un fattore di sostegno importante è rappresentato dagli investimenti in tecnologia e intelligenza artificiale, che continuano ad alimentare la produttività e a rafforzare la competitività dell’economia americana. L’inflazione, tuttavia, difficilmente scenderà sotto il 2,5%, mantenendo la Federal Reserve in una posizione di cautela riguardo a eventuali ulteriori riduzioni dei tassi.
Nell’Eurozona le prospettive appaiono più deboli. La crescita è prevista intorno all’1,1%, un valore inferiore alla media storica e condizionato dalla forte dipendenza dalle esportazioni e dalle tensioni commerciali globali. La Germania dovrebbe uscire gradualmente da una fase di stagnazione grazie a misure fiscali e investimenti pubblici, mentre Francia e Italia continueranno a crescere solo modestamente nel 2026. Tra i grandi Stati membri dell’eurozona, la Spagna rimarrà il Paese con la crescita economica più elevata nel 2026, anche grazie alla sua minore dipendenza dal commercio internazionale. L’inflazione, invece, si avvicinerà al target della Banca Centrale Europea, sostenuta dal calo dei prezzi energetici e da una moderazione salariale.
La Cina continuerà a rappresentare un importante motore della crescita mondiale, pur con un ritmo più contenuto, stimato intorno al 4,5%. La debolezza della domanda interna e le difficoltà strutturali del settore immobiliare pesano sulle prospettive, ma gli investimenti produttivi e le esportazioni dovrebbero garantire un contributo positivo all’attività economica. L’inflazione rimane molto bassa, riflettendo un eccesso di capacità produttiva che rafforza la competitività sui mercati internazionali ma riduce i margini delle imprese.
Nel complesso, il 2026 si configura come un anno di transizione: la crescita globale si mantiene solida, ma i rischi al ribasso superano quelli al rialzo. Le tensioni geopolitiche, l’incertezza sulle politiche economiche e l’evoluzione dei conflitti commerciali rappresentano potenziali fattori di instabilità. Al tempo stesso, l’innovazione tecnologica, in particolare nel campo dell’intelligenza artificiale, potrebbe offrire un impulso significativo alla produttività e agli investimenti.
La sfida per le economie avanzate ed emergenti sarà quella di trasformare questa resilienza in una crescita più sostenibile e meno vulnerabile agli shock esterni. In un contesto globale sempre più frammentato, la capacità di adattamento e la credibilità delle politiche economiche resteranno elementi decisivi per consolidare la fiducia di imprese e investitori.