Salari bassi, prezzi in aumento: perché le retribuzioni vanno ripensate

scritto da il 28 Gennaio 2026

Post di Luca Semeraro, Amministratore Delegato, LHH Italia

 

L’attuale mercato del lavoro è caratterizzato da molteplici aspetti che rendono evidente la necessità di un ripensamento delle politiche retributive. Tra inflazione, tecnologie dirompenti e nuove normative sulla trasparenza salariale, le imprese italiane sono chiamate a riscrivere le proprie strategie adottando un approccio più consapevole e sistematico nell’analisi del mercato retributivo.

È bene considerare che il mondo del lavoro in Italia negli ultimi anni ha subito importanti mutamenti, dovuti prevalentemente a fattori socioeconomici e progressi tecnologici che hanno influito anche sulla dinamica degli stipendi. Il costo della vita è cresciuto (+15,7% negli ultimi 4 anni secondo l’indice NIC) e le aziende fanno sempre più fatica ad attrarre nuovo personale, anche se il tasso di disoccupazione è diminuito e la domanda-offerta di lavoro è accelerata.

È altrettanto cruciale osservare che l’Italia si posiziona al 22° posto su 34 Paesi OCSE per salari medi annui ($ 48.874), al di sotto di Austria, Belgio, Germania, Francia e Spagna. Nel 2024 si è registrato un recupero del potere di acquisto dei salari (+3,3% vs +1,0% dell’inflazione), ma la dinamica di lungo periodo resta negativa (+11,0% vs +20,8% dell’inflazione dal 2015 a oggi).

Guardando indistintamente ad aziende di qualsiasi dimensione, i salari che sono cresciuti meno nell’ultimo anno e anche nel medio-lungo periodo sono quelli relativi alle grandi organizzazioni. Tra le differenti Industry, invece, il settore più pagato è quello dei servizi finanziari, che è anche quello che è cresciuto maggiormente nel corso degli ultimi otto anni.

Guardando al futuro, sono previste ulteriori novità in ambito retributivo, soprattutto legate all’aspetto regolatorio, in quanto la Direttiva UE 970/2023 (Pay Transparency Directive) verosimilmente cambierà le logiche di gestione delle politiche retributive nelle aziende private.

Trovarsi in un Paese dove i salari medi non riescono a mantenere il passo con le trasformazioni economiche non è solo un problema legato all’economia, ma una questione di competitività e di coesione sociale. Ogni azienda che desidera guidare il cambiamento deve riconoscere che la politica retributiva non è un costo da gestire, bensì un investimento strategico nel capitale umano. Se il livello medio della retribuzione non riflette la complessità e le esigenze del mercato del talento, il rischio che si corre è quello di erodere la motivazione, la fidelizzazione e la capacità di attrarre competenze. È per tale motivo che risulta necessario ridefinire i criteri di valutazione e valorizzazione del lavoro, adottando un approccio calibrato, trasparente e lungimirante. In questo scenario complesso, attraverso la Salary Guide 20251, LHH ha fornito un’istantanea sull’attuale stato dell’arte in Italia.

Ciò che emerge è che l’inflazione al consumo pone dei quesiti sullo stile di vita dei lavoratori: a dicembre 2024 l’indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato (IPCA) si aggirava attorno a un +19% (vs dicembre 2019).

Immagine di FreepikIn tale contesto, gioca un ruolo cruciale nel bilanciamento della vita dei dipendenti l’aspetto della crescita salariale, che risulta però poco adeguata ai nuovi asset sociali. Considerando il periodo da gennaio 2019 alla fine del 2024, la crescita delle retribuzioni contrattuali è stata pari a poco più del 10% a fronte di un aumento dell’inflazione (IPCA) che ha toccato il 21%. Le conseguenze in termini di minor potere d’acquisto sono state diverse nel corso degli anni. Se, a causa del periodo pandemico, tra il 2019 e il 2021, la riduzione del potere di acquisto è risultata limitata, perché contestuale a un periodo di bassa inflazione, gli anni successivi hanno visto scenari differenti. Infatti, dal secondo semestre del 2021, l’impennata dei prezzi dei beni energetici ha portato l’inflazione a livelli che non si registravano dal 1980 (fino al 12,6% a ottobre-novembre 2022). La dinamica retributiva si è mantenuta contenuta fino a tutto il 2022, accelerando solo in seguito. La perdita di potere di acquisto per dipendente dal 2021 ha raggiunto il 15% alla fine del 2022, mentre a marzo 2025 si è ridotta al 10% (rispetto a gennaio 2019).

 

Anche se alcuni dati risultano positivi e incoraggianti, il mondo del lavoro pare a tutti gli effetti essere incerto e a tratti in balia di macro-eventi: per poter trovare una stabilità all’interno del flusso trasformativo dei tempi attuali, le aziende sono pertanto chiamate ad applicare nuove visioni.

Il mancato aumento dei salari medi in Italia rappresenta una delle sfide più significative per il mercato del lavoro e, più in generale, per l’intero sistema economico e sociale del Paese. Sarebbe riduttivo considerare questo fenomeno soltanto come un indicatore economico, poiché esso incide profondamente sulla sostenibilità sociale, ovvero intesa come la capacità collettiva di garantire equità, per tutti i lavoratori. La stagnazione dei salari, infatti, non solo limita il potere d’acquisto delle famiglie e la loro possibilità di partecipare pienamente alla vita economica, ma contribuisce anche ad ampliare le disuguaglianze, a ridurre la mobilità sociale e a minare la fiducia nelle istituzioni e nel mercato del lavoro stesso. Dunque, intervenire sulla dinamica retributiva, oltre ad essere una misura di politica economica, è un passo necessario per rafforzare la coesione sociale e promuovere uno sviluppo realmente sostenibile e inclusivo.

In conclusione, se il costo della vita cresce più rapidamente delle retribuzioni, le organizzazioni hanno l’urgenza di ridefinire il proprio approccio alla valorizzazione dei talenti, investendo in politiche salariali più trasparenti, coerenti e orientate al lungo periodo. Ripensare le retribuzioni non significa solo adeguare numeri, ma vedere e riconoscere il valore strategico del talento come leva di crescita e innovazione. Solamente le aziende che sapranno adottare una visione retributiva consapevole, equa e sostenibile saranno quelle in grado di attrarre, motivare e trattenere i talenti migliori, garantendo così un futuro più solido per tutto il sistema produttivo.