Perché il futuro delle città dipende dal cambio di pelle delle Utilities

scritto da il 30 Dicembre 2021

Post di Marco Gasparri, Innovation Manager di Green Network –

Il settore dei servizi sta fronteggiando enormi cambiamenti, anche rispetto alle sfide epocali che la realtà contemporanea ci ha messo di fronte: emergenza Covid-19, accelerazione sulla digitalizzazione, remotizzazione del lavoro, accresciuta consapevolezza dei clienti, sempre più attenti, informati e in cerca di risposte.

Come se tutto questo non bastasse, per il mercato delle Utilities vanno considerati anche degli ulteriori elementi di contesto: l’impennata dei prezzi dell’energia (dalle 18 alle 19 di mercoledì 24 novembre 2021 le forniture all’ingrosso di corrente sono arrivate al prezzo di 385 euro per 1.000 chilowattora quando il prezzo medio del 2020 era 39 euro per 1.000 chilowattora: un decimo), un processo di consolidamento orizzontale e verticale, la necessità di generare maggiori margini per sostenere gli investimenti sfruttando al meglio le opportunità delle smart solutions, la transizione energetica e l’elettrificazione dei consumi, la definitiva apertura del mercato, la competizione e la convergenza di modelli di business tra aziende di settori diversi che insistono sugli stessi clienti, la nascita di nuovi soggetti aggregatori in logica di Smart Territory.

Sebbene negli ultimi anni queste aziende abbiano già lavorato molto sulla digitalizzazione dei processi e alla vendita di prodotti e servizi a valore aggiunto per i clienti finali, ora stanno andando incontro a un vero e proprio punto di svolta: grazie alla correlazione di diversi fattori, come il cambiamento climatico e la crisi economica innescata dalla pandemia, la tecnologia sta assumendo un ruolo via via sempre più fondamentale. Prendiamo il mercato delle soluzioni Internet of Things (IoT) per la Smart Home, prodotto ancillare per eccellenza di questo settore: sebbene la pandemia non abbia permesso di confermare la tendenza di crescita degli scorsi anni (+52% nel 2018 e +40% nel 2019), il mercato nel complesso ha tenuto, facendo registrare nel 2020 solo una lieve flessione (-5%) e assestandosi a quota 505 milioni di euro.

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Al di là dell’impatto sulle vendite, i periodi di lockdown e semi-lockdown hanno portato le persone a modificare in modo significativo il rapporto con la propria abitazione: ciò non solo ha favorito l’utilizzo di oggetti smart in casa, ma anche la riscoperta di nuove abitudini, quali ad esempio la passione per la cucina (il 43% degli Italiani cucina con maggiore frequenza), e al tempo stesso ha incrementato il desiderio degli italiani di rinnovare la propria casa (il 46% sta già facendo o ha in mente di fare interventi sulla propria abitazione). La propensione ad avviare lavori di ristrutturazione è sicuramente trainata anche dagli effetti del “Superbonus 110%”, una serie di misure a supporto di specifici interventi su edifici, condomini e case indipendenti. Tali incentivi non hanno ancora avuto un impatto diretto sul mercato della Smart Home, ma hanno generato un effetto “traino” a cascata su altre misure (Ecobonus e Bonus Domotica), che hanno favorito le vendite di caldaie, termostati e climatizzatori smart.

Dobbiamo inoltre guardare a tre fenomeni in parallelo: sicuramente un aspetto fondamentale è l’adozione di soluzioni che permettano di migliorare sensibilmente il time to market, perché oggi la competizione si basa soprattutto sulla disponibilità di offerte e sul tempo di realizzazione delle stesse. E ciò, inevitabilmente, sprona queste aziende all’implementazione di tecnologie disruptive. Inoltre, un fattore rilevante sta diventando la trasformazione costante dei modelli di business, come dimostrano alcune grandi aziende che si stanno sempre più avvicinando verso un modello “a piattaforma” (come Amazon, Google e Microsoft), capace cioè di valorizzare maggiormente e in ogni touch point i propri asset. In ultima battuta, visto che la generazione nata dalle energie rinnovabili ha una produzione variabile e non programmabile, è fondamentale che la gestione della rete elettrica sia sempre più efficiente e bilanciata. Senza dimenticare che, proprio con le energie rinnovabili, gli utenti ormai sono al tempo stesso consumatori e produttori: dei prosumer che producono energia, la consumano e che vogliono vendere quella in eccesso.

Ecco perché le Utilities si stanno proiettando verso questa inevitabile e fondamentale transizione. Transizione verso un’economia più decarbonizzata e decentralizzata nella generazione, cosa che richiede lo sviluppo di soluzioni distribuite di gestione delle risorse e che, pur mantenendo la sicurezza dell’approvvigionamento elettrico, riducano i costi facilitando l’integrazione di una maggiore capacità di energia rinnovabile.

In generale, le Utilities avranno sempre più un ruolo chiave per sostenere attrattività e competitività delle città e dei territori: nelle aziende saranno indispensabili competenze di nuova generazione, legate a cambi di paradigma e a salti tecnologici e digitali, alla gestione dei rischi in senso globale, nonché alla capacità di sviluppare progetti di sistema e di reperire e gestire le necessarie risorse finanziarie.

Twitter @Marc_Gasp