Bonus edilizi, i continui cambiamenti frenano investimenti e crescita

scritto da il 13 Marzo 2022

L’autore di questo post è Costantino Ferrara, vice presidente di sezione della Commissione tributaria di Frosinone, già giudice onorario del Tribunale di Latina, presidente Associazione magistrati tributari della Provincia di Frosinone –

1) I crediti per il super bonus 110% non li comprerà nessuno. 2) Corsa per accaparrarsi i crediti del super bonus. 3) I crediti per il super bonus sono difficilissimi da vendere. 4) Chissà?

L’elenco appena fatto rappresenta una fedele cronistoria dell’argomento “cessione dei crediti” legati al super bonus edilizio, il famoso 110% grazie al quale gli italiani avrebbero ristrutturato le proprie case “a gratis” (cit.). Cronistoria con vista sul futuro, laddove al punto 4 si registra un interrogativo grosso come una casa, perché nulla ormai è prevedibile, neppure (o tantomeno) affidandosi alla logica.

Chiunque abbia intrapreso una pratica di 110% sa di cosa stiamo parlando, perché si sarà trovato al cospetto, o meglio a far la lotta, con le incertezze prima, e con i continui cambi di rotta, poi.

In una fase iniziale della normativa, prima della sua entrata in vigore, c’era fortissimo scetticismo sull’effettiva appetibilità dei crediti d’imposta che sarebbero nati di lì a breve. Tant’è che ci si chiedeva se mai qualcuno li avrebbe voluti comprare, e a che prezzo.
Poi, dopo i primi decreti attuativi, il boom. La corsa di istituti di credito ed altri operatori per offrire al cittadino le condizioni migliori, una concorrenza al rialzo dei prezzi. Sembrava una manna dal cielo, pur tuttavia, nel persistere delle incertezze tecniche legate più che altro agli aspetti urbanistici ed edilizi. E infatti i lavori, in concreto, non decollavano (non decollano?). Ma la corsa ai crediti era partita.

Nel frattempo, il turnover governativo. E, manco a farlo apposta, quello che era stato uno dei movimenti principali del governo precedente, sembra non occupare lo stesso interesse nelle priorità governo successivo. Così che, chi si trova oggi a dover recuperare o monetizzare i bonus, affronta difficoltà sconosciute solo qualche mese fa.
Sono gli effetti di un legislatore confusionario. A tratti delirante. Non è possibile che ogni iniziativa legislativa sia legata alla durata di un governo, mentre quello dopo si impegna ad affossarla. L’esempio del super bonus è soltanto l’ultimo di una catena che va avanti da troppo tempo.

Come si può programmare una crescita economica, uno sviluppo perdurante e continuativo, con questi continui cambiamenti?

Come può un investitore assennato, magari proveniente dall’estero, decidere di impiegare le proprie risorse in un progetto, facendo conto su un tessuto normativo destinato ad essere sconvolto a pochi anni (o mesi) di distanza? Sembra esserci la mano di Omero. Come la tela di Penelope, di giorno fare e di notte disfare. Ma senza Proci.

Illustrazione di Giorgio De Marinis / Il Sole 24 Ore

Illustrazione di Giorgio De Marinis / Il Sole 24 Ore

Il tema pone diversi tipi di riflessioni. Prima fra tutte, la necessità di una guida stabile, di una maggioranza forte e destinata a durare almeno sino a portare a termine una legislatura.

Dall’altra, un appello alle forze politiche, ad operare mettendo da parte i bulldozer, demolendo tutto ciò che avevano fatto i predecessori e ripartire da zero.

Da ultimo, un invito ad una maggiore lungimiranza nel momento in cui si sceglie di puntare con decisione su un cavallo (in questo caso l’edilizia). È innegabile che gli effetti del super bonus abbiano inciso su tanti aspetti negativi, tra cui il caro prezzi delle materie prime e l’introvabilità della manodopera. Forse non è la scelta migliore quella di “drogare un settore” (prendendo in prestito le parole del Ministro della Sviluppo Economico).

Ma al contempo non si può neppure fare continuamente marcia indietro sulle scelte intraprese, alimentando quell’aspettativa di discontinuità (e inaffidabilità) che scoraggia gli investitori.