I costi collaterali del capital gain che in pochi considerano

scritto da il 11 Aprile 2022

Leone Tolstoj, iniziando il suo celebre romanzo Anna Karenina, scrive una frase che è entrata nella storia della letteratura mondiale:

“Tutte le famiglie felici sono uguali, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo”.

Questa frase mi è venuta in mente pensando alle due grandi macro categorie nelle quali possiamo suddividere l’intero universo degli investitori.

Per semplicità chiamerò le due categorie: Investitori dinamici e Investitori buy and hold (compra e tieni).

Gli investitori buy-and-hold sono quelli che preferiscono investire e scordarsi dell’investimento.

Gli investitori dinamici invece, spesso per passione, vogliono avere il controllo costante dei propri investimenti e quindi ogni movimentazione del portafoglio, anche se stimolata dal consiglio di un consulente, è fatto attivamente da loro.

1Ecco, parafrasando Tolstoj, mi verrebbe da dire che:

“Tutti gli investitori buy and hold sono uguali, ogni investitore attivo è attivo a modo suo”

Ovviamente è un iper semplificazione, però se ci pensi gli investitori meno attivi hanno esigenze e caratteristiche molto più simili rispetto agli investitori molto dinamici, dove ognuno ha le sue teorie e i suoi approcci alla gestione del denaro.

La possibilità di suddividere questa seconda categoria di persone è infinita ed è quindi più difficile aiutarli.

Oggi però voglio provarci, infatti per quanto diversi gli investitori dinamici condividono tutti un dilemma di fondo: Il portafoglio va movimentato spesso o è meglio muoverlo il meno possibile? Del resto se non si ponessero il dubbio di muovere o meno il portafoglio non sarebbero investitori dinamici. Quello che vorrei fare oggi è mettere in guardia questa categoria di investitori su di un aspetto che in pochissimi considerano prima di decidere se tenere o vendere un determinato strumento finanziario.2Mi riferisco alla importanza di tener conto del Capital Gain ogni volta che pensiamo di cambiare la nostra asset allocation.

Voglio però essere sincero, non è un argomento semplicissimo, quindi avrò bisogno della tua pazienza, tuttavia, ti prometto che ti basterà un minimo di impegno per trarne un insegnamento che potrebbe salvarti in futuro da brutti errori.

Partiamo dal luogo comune che alberga nella maggior parte degli investitori dinamici: più operazioni faccio e più sarò in linea con la situazione attuale del mercato e di conseguenza, più sono in linea con il mercato e più guadagno.

So bene che i luoghi comuni son duri a morire, però credimi se anche tu la pensi così potresti andare incontro a grosse delusioni.

Primo perché non è affatto detto che se fai molte operazioni tu poi riesca ad intercettare le occasioni migliori visto che nessuno può sapere cosa succede domani nei mercati…

… e secondo perchè movimentare il portafoglio comporta una serie di costi che rischiano di rendere non conveniente l’operazione anche nel caso in cui tu abbia indovinato la strada giusta. A costi classici come quelli fissi e del bid-ask spread, ne va aggiunto un altro, che spesso dimentichiamo.

Uno di questi costi, infatti, può essere il Capital Gain, che potrebbe essere a sorpresa il più pesante, ma è sicuramente anche il meno considerato.

Vediamo di capire il perché partendo da un esempio.

Supponiamo che tu abbia un portafoglio composto da un ETF su SP500 nel quale 5 anni fa hai investito 50.000 euro.

Dopo 5 anni i tuoi soldi sono raddoppiati e ti trovi con un capitale investito di 100.000 euro.

Wow, ottimo risultato, complimenti.

Tuttavia ora sei preoccupato, il mercato è salito tanto e temi che possa crollare. Viceversa per una serie di ragioni sei convinto che il petrolio potrebbe essere sul punto di salire.

Sei titubante, ma poi la fregola di muovere il portafoglio e di sentirti il Warren Buffett del Bel Paese prende il sopravvento e così vendi l’ETF sull’S&P 500 e ti compri un bel ETF sul petrolio.

Certo è un azzardo ma sai bene di aver fatto i compiti a casa e le ragioni di un crollo del mercato e una relativa salita del petrolio ti sembrano solide, così con pazienza aspetti di vedere come si muoveranno i mercati.

Passa un anno e il petrolio è salito del 10% mentre l’S&P 500 è sceso del 5%.

Bingo!

Complimenti, sei stato bravissimo, le tue previsioni sono state perfette e sicuramente movimentando il portafoglio hai guadagnato un sacco di soldi.

Ma sei proprio sicuro che sia così?

Infatti, prima di festeggiare dovresti considerare l’effetto del capital gain.

Facciamo due conti.

Caso 1: Tengo il mio Etf sull’S&P 500, all’inizio dell’anno avevo 100.000 euro, l’Etf ha perso il 5% e quindi a fine anno mi ritrovo con 95.000 euro investiti.

Caso 2: Vendo l’Etf sull’S&P 500, incasso una plusvalenza di 50.000 euro sulla quale pago il 26% di tasse ovvero 13,000. Quindi dopo l’intervento a gamba tesa dello stato io rimango con 87.000 euro che investo nell’Etf sul petrolio che mi rende appunto il 10%.

Dopo un anno decido che sia meglio tornare alla mia asset allocation classica, infatti le condizioni per preferire il petrolio all’S&P 500 non ci sono più.

Così vendo il mio Etf sul petrolio che nel frattempo (grazie alla salita del 10%) vale 95.700, dandomi così una plusvalenza di 8.700 euro.

Avendo smobilizzato l’investimento lo Stato viene a bussare alla mia porta e mi chiede il 26% del guadagno, quindi 8.700*26% = 2.262.

Tutto questo fa sì che il capitale che potrai investire per acquistare di nuovo l’EFT sull’S&P 500 sarà di 93438 euro, ovvero i 95700 che era il valore dell’ETF sul petrolio meno il capital gain pagato di 2.262 euro.

E qui l’amara sorpresa: se fossi rimasto fermo adesso avrei investito 95.000 euro, invece, per effetto della movimentazione, ne ho solo 93.438.

3bLo so è incredibile, hai fatto un’operazione spettacolare, indovinando tutto, ma ora ti ritrovi con meno soldi investiti.

Certo se il tuo orizzonte temporale è breve ti sarà comunque convenuto, visto che nel secondo caso hai già anticipato parte delle tasse che dovrai pagare quando infine venderai. Ma se il tuo investimento è di lungo periodo, aver tolto la forza dell’interesse composto ai quei 13.000 euro di capital gain che hai anticipato, si può rivelare molto costoso.

Che sia chiaro, non ti sto dicendo che non bisogna mai muovere il portafoglio, ci mancherebbe. Tuttavia prima di farlo ci devi pensare molto bene perché tra costi di transazione e costi collaterali al capital gain, rischi di vanificare anche una previsione azzeccatissima come quella fatta nell’esempio.

E considera che le previsioni azzeccatissime non saranno la regola ma l’eccezione perché nessuno può sapere con esattezza cosa faranno domani i mercati.

Per concludere mi viene in mente una battuta che fece tanti anni fa Alessandro Bergonzoni: Hai le mutande di carta vetrata? Allora muoviti il meno possibile.4

Noi investitori non sapendo nulla del domani è un po’ come se avessimo le mutande di carta vetrata ed in effetti, muoversi il meno possibile non è una cattiva idea.

Giorgio Carlino è co-fondatore di Mas4-Institute for Personal Finance