Intelligenza artificiale e imprese, quella che aiuta non fa clamore e funziona

scritto da il 19 Luglio 2022

Post di Marco Ferrando, Head of Data Science Var Group

Computer e smartphone. Ma anche orologi e lampadine, complementi d’arredo e software industriali: cosa è smart oggi e cosa non lo è?

Abbiamo sempre convissuto con l’idea che esistesse un confine netto tra entità intelligenti – “il computer” – e non – “una lampadina” – ma oggi questo limite è diventato molto labile, e qualsiasi strumento può essere digitalmente migliorato o posto in relazione con oggetti smart.

È il paradigma dell’Internet of Things, che ci permette di essere connessi non solo sempre e ovunque, ma anche a qualsiasi cosa.

Ci serviamo di questi strumenti e connessioni per potenziare le nostre capacità e prestazioni: grazie all’ Intelligenza Artificiale oggi possiamo capire come ci sta un capo prima di comprarlo, come risparmiare sui consumi di casa e come ottimizzare le linee produttive intercettandone cause e difettosità.

Non solo: la “sensibilità” artificiale nel tempo si è spinta fino alla possibilità di creare immagini e video di animali, piante e persone in realtà mai esistite grazie all’interazione di reti neurali profonde. La sua componente generativa si pone a un livello ‘laterale’ rispetto a quello dell’imitazione della mente umana: realizza l’ideale della ‘creazione’, intesa come possibilità di reale innovazione, oltre il genio umano. Permettendoci di raggiungere, semplificando, i superpoteri che tanto bramavamo avere da bambini.

Questi recenti progressi hanno però portato molti a rilasciare dichiarazioni sopra le righe. Basta aprire un qualsiasi giornale per incappare in narrazioni sensazionalistiche che coinvolgono etica e valori, e in dibattiti sull’antropomorfizzazione di macchine in grado di imitare in tutto e per tutto gli esseri umani.

Una direzione ancora più complessa e pervasiva, se la si considera in relazione all’inaugurazione del metaverso, un nuovo mondo strettamente connesso a quello reale, tanto da rendere possibile l’acquisto di beni o servizi per noi stessi, così come per il nostro avatar. In questo scenario ibrido, potremo interagire non solo con i nostri ‘amici e colleghi umani’ ma anche con una fitta schiera di ‘personaggi virtuali’ con i quali avere relazioni funzionali (acquisti, transazioni più o meno complesse). Per questo, sarà estremamente importante definire limiti e confini di azione precisi, ricordando di interagire senza umanizzare.

Un’intenzione che deve concretizzarsi anche nella comunicazione, evitando clamori e sensazionalismi che allontanano le imprese dall’adozione di queste tecnologie, invece di fare corretta informazione e portarle a bordo di un futuro vincente.

Bisogna capire che l’ Intelligenza Artificiale oggi è disponibile in modalità applicative e implementazioni agili e sostenibili per tutte le tipologie di azienda, non solo le big companies ma anche e soprattutto le PMI, che costituiscono la più grossa fetta del tessuto industriale italiano. Una marcia in più per ottimizzare le previsioni di domanda, le attività di customer care, i processi di qualità e le vendite.

La vera ‘senzienza’, dunque, risiede nella capacità dell’ Intelligenza Artificiale di intercettare bisogni, esigenze ed opportunità, rendendo possibili scenari un tempo inimmaginabili per le persone e per le aziende, senza pensare di sostituirla all’essere umano.

In alcune imprese del manifatturiero l’auspicio è già realtà: si interviene, ad esempio, direttamente sulle linee di produzione, focalizzandosi sulla ricerca delle cause alla base delle non conformità di un prodotto finale.

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Alcuni oggetti intelligenti (in questo caso, i sensori) forniscono informazioni utili alla raccolta dei dati in fase di produzione (in una logica di completa interconnessione, alla base del paradigma Industria 4.0), e rendono efficienti i processi produttivi, anticipando le difettosità con un’accuratezza dell’80%.

La tecnologia è in continua evoluzione: la Computer Vision (l’insieme di processi che mirano a creare un modello approssimato del mondo reale, partendo dalle immagini) è già adottata in moltissimi scenari competitivi per riconoscere e classificare tipologie di materiale, a partire dai fotogrammi.

Il risultato non è solo l’automatizzazione di azioni ripetitive, che libera risorse e contribuisce ad aumentare il benessere dei dipendenti, ma soprattutto quel potenziamento delle capacità umane che sta alla base di qualsiasi conquista e progresso tecnologico. Senza dimenticare il ‘rischio calcolato’ cui sono esposti tutti i dispositivi con i quali siamo connessi per trasferire dati: l’intrusione di virus e malware, da combattere attraverso una cultura orientata alla cura e alla protezione.

Non un’intelligenza antagonista, quindi, non la ‘deriva’ del sentire umano studiata a tavolino, ma un’intelligenza ‘altra’, complementare e ‘amica’.