ChatGPT e supply chain: un azzardo o un’accoppiata perfetta?

scritto da il 02 Giugno 2023

Post di Sébastien Lefébure, Managing Director Southern Europe di Manhattan Associates –

Grazie alla sua capacità di gestire una quantità immensa di dati provenienti da pubblicazioni su internet, siti web e post sui social media, oltre che da interviste scritte che colgono le sfumature del linguaggio umano, ChatGPT rappresenta indubbiamente un importante passo in avanti per l’intelligenza artificiale generativa.

Rilevando pattern linguistici e espressioni familiari, il Large Language Model (o LLM) di OpenAI ha imparato a capire quale parola è probabile che segua una sequenza di termini, fornendo così agli utenti capacità simili alla “lettura del pensiero”, tanto che, grazie a ChatGPT, l’AI generativa sta rapidamente entrando a far parte del linguaggio comune. Quando il bot ha fatto la sua prima apparizione nel novembre 2022, in pochi, oltre ai ricercatori della società di ricerca sull’AI di San Francisco, OpenAI, hanno potuto prevedere l’ascesa vertiginosa che avrebbe avuto nel giro di pochi mesi.

Tecnologia mainstream entro due-cinque anni

Nell’ambito del suo percorso Hype Cycle per l’intelligenza artificiale, Gartner ritiene che l’AI generativa possa diventare una tecnologia mainstream consolidata in applicazioni non legate alla supply chain nel giro di due-cinque anni. Sebbene ChatGPT abbia colto completamente di sorpresa il mondo accademico e della ricerca, è improbabile che abbia un grande impatto sul modo in cui vengono prese le decisioni relative alla supply chain, almeno nel prossimo futuro.

Infatti, Gartner ritiene che l’applicazione dell’AI generativa alle supply chain sia ancora lontana a causa del modo in cui si acquisiscono le informazioni. Con oltre 570GB di dati raccolti da ogni angolo del web e predisposta per più di 300 miliardi di parole, ChatGPT dispone di un vasto bacino di dati da cui “imparare”, ma non è necessariamente così quando si tratta della tematica supply chain.

Ma non per la supply chain: ecco perché

Secondo Marko Pukkila, Vice President, Analyst, Chief of Research, Gartner Supply Chain: “Dal momento che i modelli della supply chain sono così complessi e specifici per ogni azienda, l’arrivo previsto dell’AI generativa nella quotidianità è previsto tra 10 anni”. Nel migliore dei casi, si tratta di un periodo cinque volte più lungo rispetto alle applicazioni non legate alle supply chain.

Sebbene un decennio sia un periodo lungo, soprattutto nell’ambito delle innovazioni digitali, ci si chiede ancora oggi se i leader delle supply chain possano permettersi di aspettare di scoprire se l’AI generativa sparirà o rallenterà in futuro. Come nel caso dei veicoli elettrici, delle criptovalute e di altre tecnologie rivoluzionarie degli ultimi 20 anni, coloro che investono per tempo tendono ad essere i vincitori a lungo termine.

Cosa pensa ChatGPT della supply chain

Se oggi si chiede a ChatGPT in che modo potrebbe essere applicato agli scenari della supply chain, la risposta è interessante e del tutto plausibile. In sintesi, “ChatGPT può essere uno strumento utile nella supply chain, in grado di automatizzare i processi, fornire informazioni e facilitare la comunicazione e la collaborazione tra le diverse parti interessate”, ha risposto il bot.

supply chain

(Atchariya – stock.adobe.com)

Anche se l’AI, per aziende e consumatori, non è affatto un argomento del tutto nuovo (basti pensare alla diffusione di Alexa nelle case o dei chatbot sui siti web), l’inaspettata risonanza mediatica e l’interesse delle persone per ChatGPT hanno trasformato la conversazione sull’intelligenza artificiale in un argomento mainstream. È probabile che se ne discuta sia nei consigli di amministrazione sia in famiglia, nello stesso modo in cui pandemia ha sottolineato l’importanza delle supply chain in un momento così critico.

Questioni legali ed etiche

Oltre all’implementazione tecnica dell’AI generativa nelle supply chain (o in qualsiasi altro settore), ci sono questioni che devono essere affrontate, non ultime quelle legali ed etiche. Ad oggi, molte grandi aziende tech hanno preferito non introdurre prodotti simili a causa di problemi legali ed etici. Ad esempio: un’azienda può prendersi il merito dei contenuti generati da un chatbot? Oppure, come dovremmo condividere il lavoro generato dall’intelligenza artificiale?

Una delle più grandi case editrici accademiche del mondo, Springer Nature, e l’organizzazione educativa no-profit, The International Baccalaureate, hanno dichiarato che ChatGPT non può essere accreditato come autore di testi, ma entrambe permettono a scienziati e studenti di utilizzarlo per supportarli nella stesura dei testi o per generare idee per la ricerca – è chiaro come questo messaggio non chiuda l’argomento in questione.

Supply chain e principi di AI responsabile

L’AI generativa comporta sia vantaggi che rischi, sollevando legittime preoccupazioni sul suo utilizzo in ambito aziendale. Il modo migliore per affrontare queste preoccupazioni, secondo Manhattan Associates, azienda tech che opera nel settore della supply chain e nel commercio omnicanale, è lavorare a stretto contatto con dipendenti, clienti, autorità di regolamentazione ed enti governativi per sviluppare principi di AI responsabile, generando verso questa nuove frontiera tecnologica.

Etica a parte, la domanda che molti CIO e CTO si staranno ponendo oggi è se le loro aziende debbano investire in questo tipo di tecnologie, viste le previsioni degli esperti secondo cui è improbabile che siano pronte per l’uso concreto prima del 2030. Inoltre, in un momento in cui si stanno riversando miliardi di dollari di investimenti in questo nuovo ambito, ma si stanno perdendo decine di migliaia di posti di lavoro nel settore tech, la questione sull’opportunità di investire diventa ancora più difficile da affrontare.

Si può pensare di non investire?

E se questa non fosse la domanda giusta da porsi? Forse è necessario ripensare all’intera narrazione e porsi un quesito leggermente diverso: ci si può permettere di non esplorare le applicazioni dell’AI generativa?

Né una tecnologia astratta e teorica (accessibile solo a codificatori o data scientist), né una trama fantascientifica distopica. ChatGPT ha probabilmente conquistato e avvicinato sia le aziende che i consumatori a una categoria di tool completamente diversa, che mette la potenza e il potenziale dell’intelligenza artificiale a disposizione di tutti.

I leader del settore tecnologico che non hanno un team addetto allo sviluppo di app che pensi a come applicare l’AI generativa in un futuro prossimo, stanno probabilmente mettendo le loro aziende in una posizione di svantaggio a lungo termine.

Dov’è la vera svolta, non solo per la supply chain

Ed è qui che forse risiede la vera qualità, il punto di svolta, di ChatGPT per grandi e piccole aziende, e non solo per le supply chain. Non si tratta necessariamente dell’applicazione dell’AI generativa di cui possiamo disporre oggi, ma piuttosto del modo in cui sta cambiando radicalmente il nostro modo di pensare a ciò che potrebbe essere realizzabile domani.

Infatti, l’avvento di ChatGPT conferma il fatto che non siamo lontani dai giorni in cui le interfacce utente vedranno un cambiamento fondamentale per diventare più conversazionali. I computer saranno in grado di interpretare le richieste umane senza un menu fisso o interfacce utente guidate da pulsanti e click.