Moda, catena di fornitura, reputazione: il caso Armani Operations

scritto da il 16 Aprile 2024

Post di Ada Rosa Balzan, docente a contratto in varie università e business school italiane, founder e attuale presidente e CEO di ARB S.B.P.A. * – 

Recentemente la Giorgio Armani Operations, società che si occupa di progettazione e produzione di abbigliamento e accessori nell’ambito del gruppo Armani, è stata posta in amministrazione giudiziaria per presunto sfruttamento del lavoro a seguito di un’inchiesta svolta dalla procura di Milano. Nel caso specifico del Gruppo Armani, andando ad analizzare gli impegni in ambito ESG dichiarati all’interno del bilancio di sostenibilità 2022, emergono alcune forti discrepanze ed errori che, in qualità di esperta nel campo della sostenibilità che crede fortemente nella necessità di avere un reporting aziendale in grado di fornire informazioni affidabili, coerenti, comparabili e scientificamente misurabili su cui investitori e altri stakeholder possano fare un reale affidamento, mi sono permessa di analizzare.

Partendo dall’assunto per cui il CDA, il Presidente e l’Amministratore Delegato di un’azienda sono sempre responsabili di ciò che viene scritto nel bilancio di sostenibilità, che viene da loro approvato. È scritto infatti nel bilancio di sostenibilità 2022 del Gruppo Armani, a pag. 14, che Giorgio Armani è sia Presidente che Amministratore delegato del Gruppo Armani: “Al 31 dicembre 2022, il Gruppo Armani è composto da società dislocate in tutto il mondo e controllate in quasi tutti i casi al 100% dalla capogruppo Giorgio Armani S.p.A con sede centrale a Milano che ne garantisce a livello globale le funzioni operative e di staff. Giorgio Armani, oltre a presiedere il Consiglio di Amministrazione (CDA), ricopre la carica di Amministratore Delegato”.

Un errore di sottovalutazione?

Sebbene personalmente dispiace che una persona a 89 anni veda rovinata la sua carriera e immagine in questo modo, in qualità di Presidente e Amministratore Delegato del Gruppo Armani ne è diretto responsabile con gli altri membri del CDA e non potrebbe dunque dire, come ha fatto, di non sapere nulla. Se non si era infatti adeguatamente informato o viceversa ha delegato ad altri in toto questo aspetto, ha sottovalutato l’importanza e la strategicità della tematica e ciò rappresenta un rischio grave che si è preso essendo la catena di fornitura nel settore moda uno dei principali elementi di rischio da presidiare e rendicontare per la tutela della brand reputation e del valore economico dell’azienda.

Armani

Immagine di Mathias Reding per Unsplash

Un altro punto riguarda il comitato strategico di sostenibilità, che nel caso del Gruppo Armani è nato nel 2021. Non basta infatti che quest’organo ci sia ma quest’ultimo deve essere composto da membri del CDA, tra cui il Presidente e/o l’Amministratore Delegato o le figure che rappresentano la proprietà e che queste siano costantemente aggiornate su queste tematiche come lo sono sui flussi economici in quanto le tematiche di sostenibilità sono tra i rischi che vanno maggiormente presidiati da aziende di questo calibro. I membri del CDA non possono dunque essere relazionati solo 3 volte l’anno senza partecipare alle riunioni mensili su una tematica materiale come emerge a pag. 19 del Bilancio di sostenibilità 2022 del Gruppo Armani.

Un tema delicato: la selezione dei fornitori

Vi è poi il tema della materialità che significa che quell’aspetto specifico della sostenibilità può rappresentare un rischio ma anche un’opportunità per l’azienda. Se un tema risulta essere materiale significa che si deve presidiarlo in modo più attento e continuativo degli altri, con azioni e misurazioni specifiche che nel bilancio di sostenibilità del Gruppo Armani non sono descritte. La catena di fornitura nel settore moda è sempre tra i temi materiali quindi non va mai sottovalutato per i contraccolpi che può generare sulla brand reputation una sua non adeguata gestione.

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Nelle aree di azioni prioritarie elencate all’interno del Bilancio di sostenibilità 2022 del Gruppo Armani, a pag.20 si trova la dicitura “procedure specifiche per monitorare la selezione dei fornitori”. A pag.32 alla voce “Prosperity” la gestione responsabile della catena di fornitura con le specifiche “rispetto dei diritti umani e dei lavoratori” e “aspetti di sostenibilità della catena di fornitura”. E a pag.37, fra i principali fattori esterni di rischio, si evidenziano le violazioni dei diritti umani lungo la catena di fornitura, inadempienze, non conformità in ambito ESG delle terze parti. Mentre a pag.87 la visione di prosperità che vuole coinvolgere l’intera collettività e anche la catena di fornitura. Non ci sono però specifiche descrizioni delle azioni messe in campo per presidiare queste tematiche.

Affermazioni di principio e mancanza di dati

Vi è poi l’elemento della concretezza dei dati e degli impegni presi da un’azienda in ambito ESG: in un bilancio di sostenibilità non si possono, infatti, inserire affermazioni di principi vaghi e generici, servono dati, numeri, prove e iniziative concrete. Nel bilancio di sostenibilità 2022 del Gruppo Armani mancano dati concreti: quanti audit complessivi sono stati fatti? Sono stati eseguiti solo sui documenti? Si sono svolti da remoto o in presenza? Erano programmati o a sorpresa? Fare l’audit sul 10% dei nuovi fornitori per un tema così materiale è un campione non rappresentativo per la propria analisi del rischio.

Soprattutto alla luce di quest’affermazione inserita in grassetto, a pag. 103, nel bilancio di sostenibilità “Le principali anomalie riscontrate nel corso del 2022 riguardano prevalentemente la sub fornitura e fanno riferimento a tematiche di salute e sicurezza e di gestione del personale”. Quindi erano già state riscontrate delle anomalie ma non c’è menzione di come, queste ultime, sono state gestite e risolte. Anche lato salariale non ci sono indicazioni dell’“attività puntuale di raccolta dei dati salariali” condotta sulle specifiche salariali che il Gruppo Armani dichiara di aver fatto sui fornitori a livello globale di 1° e 2° livello.

Infine la nota metodologica non è una semplice appendice del bilancio di sostenibilità ma dichiara i principi e le linee guida adottate per redigerlo, ed è dunque un aspetto fondamentale del reporting aziendale in ambito ESG.

*PMI innovativa e società benefit per azioni che offre alle aziende servizi di consulenza sulla sostenibilità integrata ad alto valore scientifico