Mercati forti ma fragili: come prepararsi al secondo tempo del 2025

scritto da il 07 Luglio 2025

La prima metà del 2025 passerà alla storia. Due tra gli shock più rilevanti dell’ultimo decennio — uno economico (l’annuncio dei dazi statunitensi ad aprile), e uno geopolitico (i bombardamenti in Iran a maggio) — hanno colpito il sistema globale con forza. Il primo ha innescato volatilità e disgregato le catene del valore; il secondo ha alzato i premi al rischio su scala globale.

Eppure, i mercati hanno tenuto. Nella prima metà dell’anno (H1), l’inflazione è scesa, il ciclo economico ha rallentato senza deragliare, le borse hanno chiuso in rialzo. Questa resilienza va riconosciuta, ma non sopravvalutata. Proprio perché il sistema ha retto, è ora di costruire protezione per la seconda metà dell’anno (H2).

Economia globale: fragile, ma stabile

La crescita rallenta, ma non allarma. Per il 2025 si stima un’espansione globale del 2,8% in termini reali, in calo rispetto al 3,2% previsto a gennaio e lontana dalla media pre-Covid (3,7%). Storicamente, una crescita globale sotto il 3% segnala fragilità diffusa. Eppure, nessuna delle principali economie è in recessione: Stati Uniti +1,8%, Eurozona +0,8%, Giappone +0,6% (IMF, 2025). Negli Stati Uniti, la probabilità di recessione nei prossimi 12 mesi è scesa dal 35% al 30% dopo l’allentamento delle tensioni con Pechino (GS, 2025). Nonostante due shock sistemici, l’economia tiene.

L’inflazione appare sotto controllo. Il CPI globale è atteso al 4,3%, in calo rispetto al 2024. Il rischio stagflazione è — per ora — evitato (GS, 2025; IMF, 2025).

I mercati risalgono, ma cambiano le regole del gioco

Il primo semestre è stato un test di resilienza. Dopo il “tariff scare” di aprile, l’S&P 500 ha perso fino al 19,8%, il Nasdaq oltre il 23% — un ‘quasi bear market’. Ma nel secondo trimestre (Q2) l’S&P è rimbalzato del +10%, chiudendo il semestre a +6,7% da inizio anno (YTD). Lo Stoxx Europe 600 ha segnato +2% nel Q2 e +5,7% YTD, trainato da energia, difesa e infrastrutture.

Il dollaro si indebolisce. Da gennaio ha perso il 13% contro l’euro, penalizzato da deficit fiscali USA superiori al 7% del Pil, attese di cinque tagli della US Federal Reserve (Fed) entro metà 2026, e ridotta attrattività come valuta rifugio. I mercati valutari seguiranno i dati macro USA, ma la traiettoria resta inclinata verso una de-dollarizzazione graduale.

La volatilità resta “event-driven”, non sistemica. Shock forti, ma assorbiti. In questi contesti si ridefinisce la geografia del rischio.

È finita l’epoca del beta; è iniziata quella dell’alfa[1]

I mercati sono cari, ma selettivi. Il forward P/E[2] dell’S&P 500 supera 19x, contro una media storica di 15–16x. Ma gli utili per azione (EPS)[3] crescono, trainati da intelligenza artificiale (AI), produttività e consolidamento competitivo. Le proiezioni delle principali banche d’investimento indicano un +10% per l’S&P nei prossimi 12 mesi, con forti divergenze settoriali (GS, 2025).

La performance va costruita attivamente. L’esposizione passiva al mercato non basta più. Serve un approccio selettivo: visione strategica, bilanci solidi, flussi di cassa robusti, e capacità di adattamento. L’alfa nasce da decisioni informate, non da mode o inerzia.

I rischi restano e vanno gestiti con disciplina

Sotto la superficie, la fragilità è reale. Il debito pubblico USA, atteso oltre il 106% del Pil nel 2026, preoccupa i mercati obbligazionari. La pressione politica sulla Fed — in particolare da parte di Trump — mina la credibilità della banca centrale e crea rischi operativi.

La geopolitica resta un detonatore latente. Medio Oriente, Ucraina, Taiwan: i tail risks[4] sono concreti. L’incertezza fiscale negli USA — incluso il “One Big Beautiful Bill” — alimenta volatilità intermittente. L’equilibrio attuale è più fragile di quanto sembri.

mercati

Investire nei prossimi mesi? Nella prima metà del 2025 i mercati hanno mostrato resilienza. Ma la stabilità non è garantita (Designed by Freepik)

Il rischio maggiore è lo scollamento tra mercati e fondamentali. L’euforia azionaria poggia su basi fragili. Correzioni violente[5] restano plausibili. Incertezza politica, fragilità nei consumi e disallineamento tra banche centrali e mercati aumentano la volatilità implicita.

La strategia antifragile per H2 2025: estrema protezione e audace esposizione

H2 impone lucidità e visione. Se H1 ha premiato disciplina e pazienza, la seconda metà richiede risposte proattive. Le tendenze (trend) sono leggibili: rallentamento dei tassi, dollaro debole, deglobalizzazione, ritorno del protezionismo.

La risposta è antifragile. Non basta resistere: bisogna adattarsi e cogliere le asimmetrie. Evitare la sovraesposizione, monitorare i segnali macro (PMI, inflazione core, credito) e costruire portafogli che prosperano nella volatilità. La Barbell Strategy di Taleb (2012) — 90% in asset sicuri, 10% in asset rischiosi ma ad alto potenziale — offre un’architettura robusta per navigare l’incertezza.

  • Nel 90% difensivo: obbligazioni di qualità (investment grade), value stocks con dividendi stabili, cash in valute non USD con rendimento reale positivo.
  • Nel 10% dinamico: asset con “moat[6] difendibili (vantaggi competitivi strutturali come i super-chip di Nvidia o l’infrastruttura cloud di Microsoft), scalabilità, crescita. Temi chiave: AI, semiconduttori, infrastrutture digitali, transizione energetica, energia rinnovabile, biotech e longevità.

Conclusione: costruire valore nell’incertezza

H1 ha dimostrato resilienza. Ma la stabilità non è garantita. Serve metodo. La strategia per H2 deve unire protezione e visione, prudenza e audacia.

Non è il momento dell’esposizione cieca, ma della selezione consapevole. I trend strutturali emergono sotto la superficie, vanno tenuti in conto. Meglio esporsi con criterio oggi che farsi trovare impreparati domani: portafogli ben costruiti reggono anche a shock violenti. La disciplina — non l’ottimismo — farà la differenza tra conservare ricchezza e crearla.

Su X: @AMagnoliBocchi

Su LinkedIn: Alessandro Magnoli Bocchi

NOTE

[1] In finanza, il “beta” rappresenta il rendimento di mercato ottenuto tramite investimenti passivi, come un ETF che replica un indice. L’“alfa” è il rendimento aggiuntivo generato da decisioni attive: selezione di titoli, timing di ingresso e uscita, gestione dinamica del portafoglio. Ad esempio, se un indice azionario guadagna il 6% e un portafoglio selezionato rende il 9%, l’alfa è pari al 3%.

[2] Il forward P/E è il rapporto tra il prezzo attuale di un’azione e gli utili che l’azienda dovrebbe generare nei prossimi 12 mesi. In pratica, indica quante volte gli investitori stanno pagando oggi i profitti futuri. Un valore alto riflette ottimismo sul futuro, ma anche il rischio che le aspettative vengano deluse.

[3] Gli utili per azione (Earnings Per Share, EPS) misurano il profitto netto generato da un’azienda diviso per il numero totale di azioni in circolazione. Indicano quanta parte degli utili spetta a ciascuna azione. Se crescono, è un segnale positivo: l’azienda sta guadagnando di più per ogni azionista.

[4] I tail risks sono eventi rari ma estremi, che si trovano “in coda” (tail) nella distribuzione statistica delle probabilità. Sono difficili da prevedere, ma quando si verificano possono avere impatti molto gravi sui mercati o sull’economia. Esempi concreti: un attacco militare imprevisto, una crisi finanziaria improvvisa, o il default di un grande Stato.

[5] “Market correction”: una caduta – in una sola settimana – di più del 10 per cento dal massimo raggiunto nelle ultime 52 settimane. “Bear market”: una caduta – durante un periodo di 300 giorni – di più del 20 per cento dal massimo raggiunto nelle ultime 52 settimane. “Market crash”: una caduta  di più del 10 per cento in un solo giorno, o una caduta  – durante un periodo di 150 giorni – del 40 per cento dal massimo raggiunto nelle ultime 52 settimane.

[6] In finanza, un “moat” (letteralmente “fossato”) è un vantaggio competitivo strutturale che protegge l’azienda da imitatori e nuovi entranti. Può derivare da barriere regolatorie, effetti di rete, fedeltà al brand, costi di switching o proprietà intellettuale. Un’impresa con moat ha maggiore visibilità sui margini futuri e maggiore resilienza in contesti volatili.

BIBLIOGRAFIA

  1. 1. Goldman Sachs (GS), 2025. Mid-Year Outlook: Diversify and Hedge, June 24, 2025
  2. 2. International Monetary Fund (IMF), 2025. A critical juncture amid policy shifts. World Economic Outlook, April 2025.
  3. 3. Taleb, N., 2012. Antifragile: Things That Gain from Disorder. Random House, New York, 2012.