L’Italia e la crescita: dialogo (immaginario) tra Meloni e Panetta

scritto da il 20 Maggio 2024

“Fabio Panetta, al vertice della Banca d’Italia dopo anni nel Comitato Esecutivo della Banca Centrale Europea, ha intessuto un buon rapporto con la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che non si intendeva con il precedente Governatore, Ignazio Visco. E questo è un bene, Bankitalia è un centro di competenza al servizio del Paese. Qualche tempo fa è avvenuto un incontro tra Panetta e Meloni. A dieci giorni dalle Considerazioni finali, ecco che cosa immagino che si siano detti –

Giorgia Meloni: “Caro Governatore, mentre gli Stati Uniti crescono a ritmi sostenuti, l’Europa e l’Italia arrancano. Cosa potrei fare per contribuire a far crescere in modo strutturale il Pil italiano, da trent’anni sostanzialmente apatico?”

Panetta: “Cara Giorgia, l’Italia ha bisogno di più concorrenza, da considerarsi un bene pubblico. È ancora attuale un Working Paper della Banca d’Italia del 2009 (“Macroeconomic effects of greater competition in the service sector: the case of Italy”) dove si fornisce una valutazione quantitativa degli effetti macroeconomici di un incremento in Italia del grado di concorrenza nei settori dei servizi non commerciabili internazionalmente (commercio, trasporti e comunicazioni, credito e assicurazioni, costruzioni, elettricità, gas, acqua, hotel e ristoranti). La presenza di un elevato potere di mercato costituisce una distorsione alla concorrenza, con conseguenze sulle variabili macroeconomiche ben note in letteratura: prezzi più elevati e livelli di produzione, consumo, investimento e occupazione più bassi rispetto a quelli conseguibili con mercati più concorrenziali”.

“Sulla base delle simulazioni presentate nel lavoro, un aumento del grado di concorrenza che porti il markup nel settore dei servizi in Italia al livello medio del resto dell’area – attuato gradualmente in un periodo di cinque anni – avrebbe effetti macroeconomici significativi. Nel lungo periodo il prodotto crescerebbe di quasi l’11 per cento, il consumo privato e l’occupazione dell’8, gli investimenti del 18; i salari reali ne beneficerebbero significativamente, con un incremento di quasi il 12 per cento. Si registrerebbe un forte aumento delle esportazioni (favorito dal calo dei prezzi italiani rispetto a quelli del resto dell’area) a fronte di un modesto incremento delle importazioni (dovuto all’aumento della domanda aggregata). Gli effetti sul benessere delle famiglie italiane sarebbero positivi e consistenti. Tali effetti benèfici sarebbero rilevanti anche nel breve periodo”.

Meloni: “Caro Fabio, il problema è la mia constituency: i voti al mio partito vengono dalle partite Iva, che non evadono per nascita ma che in parte pongono il problema, dai taxisti che continuano a dichiarare 15 mila euro lordi l’anno (che significa meno di 900 euro al mese per vivere, un reddito da fame), dai balneari che pretendono di pagare le concessioni due lire. Come faccio a governare e scontentarli?”

Panetta: “Bisogna rifarsi a Sergio Fabbrini, europeista convinto, che spiega da anni sulle colonne del Sole24 Ore come la competizione e l’innovazione siano valore estranei al conservatorismo, poiché esse alterano gerarchie e ruoli che il corporativismo vuole preservare. Non può stupire che il conservatorismo sia contrario alla meritocrazia ma proponga di rallentare la dinamica sociale (nelle imprese, nelle professioni, nelle università) attraverso patti tra gruppi corporativi. Giorgia, per crescere non servono i bonus, ma talenti – anche immigrati – e maggiore concorrenza”.

Meloni: “Ma io sono liberista!”

Panetta: “Come sostenne Luigi Einaudi, la celebre massima laissez faire, laissez passer non significa che lo Stato debba lasciar passare il male, tollerare il danno dei più a vantaggi di pochi. Vuol dire che l’industriale e l’agricoltore deve essere lasciato lavorare a suo rischio e pericolo e non deve essere protetto contro la concorrenza dello straniero”.

“I trattori sulle strade non necessariamente hanno ragione. La scienziata e senatrice a vita Elena Cattaneo ultimamente ha proprio chiarito che ostacolare con nuove norme la produzione di carne coltivata è contro il progresso scientifico e contro lo sviluppo del Paese”.

Giorgia, c’è da rileggere ancora Einaudi, che non era certo un pericoloso comunista: ‘Chi chiede protezione contro lo straniero o sussidi o favori dallo Stato, nove volte su dieci è il nemico del suo connazionale e vuole ottenere un monopolio per estorcere prezzi più alti, profitti più lauri e salari ultranormali a danno dei suoi connazionali’”.

Meloni: “Il Financial Times appena può mi attacca, come posso rispondere sulla politica economica?”

Panetta: “Intanto il FT apprezza la severità sui bonus del ministro Giorgetti, che giustamente parla di economia dopata dal Bonus 110 e tutta la cultura assistenziale (verso chi ha già, i proprietari di case). Consapevole che non hai tempo di leggere Martin Wolf, editorialista del FT, considerato dal Washington Post il ‘miglior giornalista finanziario del mondo’.

Nel suo ultimo volume ‘La crisi del capitalismo democratico’, Wolf dedica un intero capitolo all’’ascesa del capitalismo della rendita’, evidenziando come solo con l’aumento della produttività del lavoro e l’innovazione possono consentire un aumento dei salari reali, una riduzione delle disuguaglianze e, anche, una riduzione del populismo, frutto della perdita di fiducia nei confronti delle élite, che sono in grado di scrivere delle regole del gioco ‘truccate’ a vantaggio di pochi. Il caso recente della corruzione al Palazzo della Regione Liguria è un caso classico di gare non fatte, di appalti diretti a vantaggio di imprenditori – incumbent – , che si guadagnano il business con le relazioni, non con la competizione”.

Meloni: “L’Europa continua a pressare su deficit e debito pubblico, io mi sento con le mani legate, vorrei portare avanti tanti progetti ma mi sento privata dei miei poteri. Come se ne esce?”

Panetta: “Se si vuole contare in Europa non serve sbattere i pugni sul tavolo, serve. credibilità ed autorevolezza. Ti ricordi Carlo Azeglio Ciampi? Bastava la sua sola presenza per far scendere lo spread. Non aver approvato il Mes (Meccanismo europeo di stabilità, ndr) significa non avere peso politico sui dossier più importanti. L’Italia ha tutto l’interesse a che si completi l’Unione Bancaria, ancora zoppa in due dei suoi pilastri: il meccanismo unico di risoluzione delle crisi e l’assicurazione dei depositi. Le banche italiane oggi sono sane, i timori esteri di salvataggi di banche italiane a carico del Fondo di assicurazione europeo non esistono. Per cui Giorgia, vai avanti spedita, fai approvare il Mes e spingi per superare la zoppìa dell’Unione Bancaria”.

Meloni

Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il Governatore della Banca d’Italia, a Palazzo Chigi