Ecco, è arrivata la vera Patrimoniale. E adesso che facciamo?

scritto da il 05 Aprile 2022

Post di Costantino Forgione, Consulente Finanziario* –

La notte di venerdì 10 Luglio 1992 il Governo Amato sconvolse gli italiani annunciando un prelievo forzoso dello 0,6% da tutti i conti correnti: la misura, smentita solo fino a pochi giorni prima, si rese necessaria per salvare i conti pubblici in un contesto di debito pubblico fuori controllo e Lira sotto pressione sui mercati finanziari.

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Fu quella che gli italiani considerano tutt’oggi “la” patrimoniale per eccellenza, anche se nel corso degli anni sono poi state introdotte molte altre imposte patrimoniali:

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Venendo ai giorni nostri, ad un debito pubblico che aveva già raggiunto l’importo di 2450 miliardi di euro a fine 2019 (il 135% del Pil), si sono aggiunti gli ulteriori debiti incorsi durante la crisi Covid, portando l’importo del debito pubblico a 2650 miliardi a fine 2021 (150% del PIL): equivale ad un debito pro capite di 42.913 euro per ogni cittadino italiano, bambini inclusi.

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Come si vede dal grafico, è ormai dal 2008 che il Debito aumenta più rapidamente del PIL, con il loro rapporto che è passato da un “accettabile” 100% ad un “difficilmente sostenibile” 150% attuale (rammento che il “Fiscal Compact” europeo prevedeva, prima della sua temporanea sospensione, un rapporto debito/PIL del 60%).

L’ulteriore debito che dovremo fare nei prossimi mesi a seguito del conflitto Russia/Ucraina non farà che peggiorare ulteriormente la situazione:

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Negli ultimi anni la BCE ha azzerato i tassi di interesse ed acquistato grandi quantità di titoli pubblici italiani nell’ambito dei programmi di “quantitative easing”, garantendo il rifinanziamento del nostro debito pubblico a costi bassissimi.

L’annunciato, progressivo ritiro di queste misure, unito ad un sempre maggior debito da rifinanziare, potrebbe mandare nuovamente in tensione il nostro spread e/o rendere più difficoltoso il collocamento dei nostri titoli pubblici.

Da questa situazione sono nate nei risparmiatori alcune preoccupazioni sulla possibile introduzione di una nuova imposta patrimoniale.

Mi viene chiesto spesso a quanto potrebbe ammontare una eventuale, nuova patrimoniale: 1%? 2%? 10%? E come ci si può proteggere?

Ho già dato qualche indicazione sul come cercare di proteggersi da una imposta patrimoniale in un mio precedente post qui su Econopoly: “I rischi di una patrimoniale e i modi efficaci per proteggersi

Il prelievo forzoso del 1992 fu, tutto sommato, di modesta entità, “solo” lo 0,6% del saldo dei conti correnti (ma venne anche introdotta l’ICI, Imposta Comunale sugli Immobili).

La liquidità sui conti correnti degli italiani ammonta oggi a poco meno di 2000 miliardi, per cui una patrimoniale dell’1% ricaverebbe circa 20 miliardi, un importo totalmente insufficiente a ridurre il Debito in modo significativo.

Occorrerebbe quindi imporre una patrimoniale dell’ordine del 10% o più per poterne ricavare importi significativi alla riduzione del Debito.

Una simile patrimoniale sarebbe tuttavia totalmente controproducente (per usare un eufemismo) per i forti effetti negativi che avrebbe sulla fiducia dei consumatori e sull’economia nel suo complesso, oltre ad essere esiziale per qualsiasi Governo o partito politico osasse introdurla.

La classica Patrimoniale “fiscale” è stata quindi sostituita da una Patrimoniale “monetaria” non dichiarata.

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Come è noto, l’inflazione erode il potere di acquisto della moneta danneggiando i risparmiatori che vedono progressivamente svalutati i propri risparmi, ma in modo perfettamente analogo beneficia lo Stato svalutando il debito che ha preso a prestito, costituendo quindi un perfetto meccanismo di trasferimento di ricchezza dai cittadini risparmiatori allo Stato debitore.

In Italia l’inflazione ha ormai raggiunto il 6,7% annuo e la sua crescita, per ora, non sembra rallentare. I recenti, forti rincari dei prodotti energetici ed agricoli fanno anzi temere un suo progressivo, ulteriore aumento:

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Con l’inflazione agli attuali livelli i risparmiatori perderanno tutti gli anni il 6,7% dei propri risparmi mentre lo Stato guadagnerà il 6,7% di svalutazione del debito che è chiamato a ripagare nel tempo: questo meccanismo si ripeterà tutti gli anni e non il solo, singolo anno in cui venisse varata una imposta patrimoniale classica. Potete calcolare l’impatto di diversi livelli di inflazione su diversi orizzonti temporali utilizzando questo calcolatore.

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Per fare un paragone con la patrimoniale dello 0,6% che tanto ci sconvolse 30 anni fa, l’attuale 6,7% di inflazione annua equivale allo 0,56% AL MESE: stiamo già pagando una imposta patrimoniale MENSILE analoga a quella imposta 30 anni fa per una volta sola!

Su uno stock di debito di 2.650 miliardi, un’inflazione al 6,7% annuo porterà alle casse dello Stato (e a danno dei risparmiatori) una riduzione del debito reale pari a 177 miliardi di euro all’anno, tutti gli anni: questa sì che è una vera Patrimoniale!

E’ quella che viene chiamata “repressione finanziaria” attuata dalle banche centrali: mantenendo i tassi di interesse sotto quelli dell’inflazione si svalutano contemporaneamente sia debiti che crediti, trasferendo così risorse dai creditori ai debitori: la patrimoniale è quindi già tra noi ed è una “flat tax” che colpisce tutti in modo indiscriminato, senza che debbano essere toccati i conti correnti o altre proprietà:

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Tramite la repressione finanziaria si realizza così un costante trasferimento di risorse dai cittadini allo Stato senza che nessun Governo o partito politico possa esserne ritenuto responsabile: una imposta patrimoniale non dichiarata. Pluriennale. Silenziosa. Senza colpevoli. PERFETTA.

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Le Banca Centrale Europea, consapevole del problema del debito pubblico che grava ormai su moltissimi stati europei, ha lasciato che l’inflazione salisse all’attuale 7,5% in Europa mantenendo i tassi di interesse sostanzialmente a zero per favorire questo “trasferimento di ricchezza” a riduzione dei debiti statali.

Difficile che un così forte disallineamento tra tassi ed inflazione possa durare a lungo, ma è probabile che la BCE continuerà comunque a mantenere i tassi nominali sotto il tasso di inflazione per anni, perpetuando questo meccanismo di tassazione indiretta abbastanza a lungo da ridurre i debiti statali e supplendo così ad impopolari politiche fiscali altrimenti irrealizzabili dai governi Europei.

Siamo quindi entrati in una nuova dimensione come non vedevamo più dagli anni ’70, a cui non siamo abituati, che capiamo poco e da cui non sappiamo difenderci.

A differenza degli anni ’70 però, un periodo in cui vigeva il controllo dei capitali ed era sostanzialmente impossibile investire in null’altro che non fossero immobili e titoli di stato, adesso possiamo proteggerci investendo i nostri risparmi sui mercati finanziari di tutto il mondo beneficiando della crescita dell’economia globale, anziché lasciare che i nostri soldi si svalutino sui conti correnti:

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Nel grafico vediamo l’andamento dell’inflazione cumulata dal 1970 al 1995, periodo difficilissimo in cui la nostra inflazione restò sempre sopra il 5% annuo (raggiunse il 21,2%), paragonata all’andamento dell’indice azionario globale MSCI World: pur in un contesto molto complicato, l’investimento in attività “produttive” come l’azionario globale è comunque riuscito a recuperare la perdita di valore reale del risparmio e garantire una buona redditività di lungo termine.

L’unico modo per non farsi impoverire dall’inflazione è togliere i risparmi dal conto corrente ed investirli (ma non in immobili!) come è più consono al profilo di rischio di ogni risparmiatore.

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