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L’Italia delle imprenditrici: un punto di forza per l’economia

Post di Giuseppe Arleo, esperto in finanza agevolata e incentivi alle imprese e fondatore di Arleo & Partners
L’Italia esprime un dato che merita di essere letto con particolare attenzione nel contesto europeo considerate la presenza del più elevato numero di donne imprenditrici nell’Unione Europea, con oltre 1,6 milioni di imprenditrici tra titolari di impresa e lavoratrici autonome. Il primato non rappresenta soltanto una statistica, ma racconta una propensione strutturale delle donne italiane alla creazione di valore economico attraverso l’impresa, con una diffusione capillare nei territori e nei diversi settori dell’economia. Restringendo lo sguardo al perimetro delle imprese femminili il quadro è altrettanto significativo, in Italia infatti operano circa 1,3 milioni di imprese guidate da donne, pari a oltre il 22% del totale del tessuto imprenditoriale nazionale, secondo le rilevazioni di Unioncamere. Questo dato restituisce, quindi, un elemento ormai consolidato della nostra Economia. L’imprenditoria femminile non rappresenta una dimensione marginale del sistema produttivo, ma una sua componente strutturale e dinamica. La sfida oramai non riguarda soltanto la nascita di nuove imprese femminili, ma soprattutto la capacità di accompagnarle verso una fase di rafforzamento dimensionale, patrimoniale e competitivo, condizione indispensabile per affrontare le trasformazioni dell’economia contemporanea. Le criticità più ricorrenti si concentrano in particolare su alcuni ambiti ben noti: l’accesso al credito, la patrimonializzazione delle imprese e l’integrazione nei circuiti dell’innovazione. Non a caso, sebbene la presenza femminile nel sistema imprenditoriale sia ampia e diffusa, la partecipazione delle donne nell’ecosistema delle startup innovative si attesta ancora intorno al 13-14%. Il rafforzamento delle competenze manageriali, finanziarie e di governance dell’impresa rappresenta di conseguenza una leva particolarmente strategica, perché consente di accompagnare più efficacemente i percorsi di crescita, facilitare l’accesso agli strumenti di investimento e rafforzare la capacità competitiva delle imprese guidate da donne. Un ulteriore elemento che caratterizza il percorso imprenditoriale femminile, da affrontare con urgenza, riguarda la complessità dell’armonizzazione tra responsabilità imprenditoriali e dimensione della vita personale e familiare. Molte imprenditrici si trovano infatti a gestire simultaneamente responsabilità aziendali, familiari e sociali. Questa condizione può rappresentare uno svantaggio competitivo ma ha anche consentito di sviluppare nelle donne imprenditrici una particolare capacità di governo della complessità, organizzazione delle risorse e visione di lungo periodo, qualità che oggi risultano sempre più centrali nei modelli di leadership contemporanei.
Un ruolo strategico lo recita da diversi anni anni il Comitato Impresa Donna, istituito presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, nato con l’obiettivo di accompagnare questa evoluzione e di rafforzare il contributo dell’imprenditorialità femminile allo sviluppo economico del Paese. «Il compito principale è quello di rappresentare un luogo di raccordo tra il sistema produttivo e l’elaborazione delle politiche pubbliche, portando all’interno delle scelte istituzionali l’esperienza concreta di chi ogni giorno fa impresa. La cultura dell’impresa non si costruisce per decreto. Si costruisce attraverso modelli, fiducia e relazioni. In Italia esiste già una base imprenditoriale femminile molto ampia e diffusa nei territori e in molti settori dell’economia. In alcuni comparti questa presenza è particolarmente significativa: basti pensare al settore dei pubblici esercizi, dove quasi un’impresa su tre è guidata da una donna. Questo dato dimostra come la leadership femminile rappresenti ormai una realtà consolidata del sistema economico italiano: capacità di governare la complessità, attenzione alla qualità delle relazioni organizzative, valorizzazione delle competenze insieme alle attitudini e una visione della sostenibilità che integra dimensione economica e dimensione sociale», afferma la Presidente del Comitato Impresa Donna Valentina Picca Bianchi.
L’esperienza dell’imprenditorialità femminile sta progressivamente delineando un modello di leadership particolarmente coerente con le esigenze dell’economia contemporanea. Le donne imprenditrici dimostrano spesso una forte capacità di armonizzare competenze diverse, di costruire contesti organizzativi equilibrati e di coniugare competitività economica e qualità del lavoro. In un’economia sempre più fondata sulla conoscenza, sui servizi avanzati e sulle relazioni, queste caratteristiche non rappresentano soltanto un tratto distintivo della leadership femminile, ma un fattore competitivo per il futuro del sistema produttivo italiano.
Numerosi studi indicano che, se l’Italia raggiungesse livelli di partecipazione economica femminile più vicini alla media europea, il nostro Paese potrebbe registrare un incremento potenziale del PIL superiore ai sette punti percentuali. A tal riguardo sicuramente la costruzione di un quadro di politiche pubbliche sempre più coerente, semplice e capace di accompagnare nel tempo la crescita delle imprese potrebbe rappresentare un importante supporto per lo sviluppo imprenditoriale.
«Uno dei lavori più rilevanti che il Comitato sta portando avanti – afferma la Presidente Picca Bianchi – riguarda la valutazione dell’impatto degli strumenti pubblici messi in campo negli ultimi anni per sostenere l’imprenditorialità femminile. L’obiettivo è comprendere con maggiore precisione quali misure abbiano prodotto risultati concreti, quali criticità siano emerse e in che modo questi strumenti possano essere ulteriormente migliorati. Questo lavoro di analisi rappresenta un passaggio fondamentale per orientare le politiche future e contribuire alla costruzione di strumenti sempre più efficaci. Parallelamente il Comitato sta lavorando anche su alcuni ambiti che riteniamo particolarmente strategici per il futuro dell’imprenditoria femminile, tra cui la definizione più chiara del perimetro normativo di impresa femminile e alcune riflessioni legate al tema del welfare per chi fa impresa, un tema che assume un rilievo crescente soprattutto per le donne imprenditrici. In sostanza non si tratta soltanto di sostenere l’imprenditoria femminile, ma di riconoscere nelle donne una delle leve strategiche su cui costruire la competitività futura del sistema economico italiano».