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Startup, i 9 unicorni italiani di cui dovremmo parlare di più

Post di Max Brigida, fondatore de “La Tech Made in Italy”
Se ne parla forse (troppo) poco. Ma c’è un settore, quello delle soluzioni tech made in Italy, che sta vivendo, in questo ultimo anno, un vero e proprio boom. Basti dire che ammontano a ben 15,2 miliardi di euro i ricavi complessivi con una media di 9,2 milioni per ogni singola soluzione e 215mila euro generati da ogni singolo lavoratore impiegato. In totale l’impatto sul Prodotto Interno Lordo Nazionale ammonta allo 0,78%.
A rivelare questi dati è stata la terza edizione dell’Italian Tech Landscape, il principale studio sul settore tecnologico italiano, nato per volontà de La Tech Made in Italy realizzato in collaborazione con AltermAInd (partner tecnologico che ha contribuito all’analisi e alla valorizzazione dei dati), che dal 2024 mappa, classifica e valorizza l’eccellenza software italiana con l’obiettivo dichiarato di renderla visibile e competitiva a livello globale.
L’ambito più remunerativo risulta essere quello dell’IA, con 4 miliardi, ma se la cavano bene anche il gestionale (3,1 miliardi), l’HR (1,3 miliardi), l’InsuranceTech (1,3 miliardi) e i servizi (un miliardo). A confortare questi numeri c’è il fatto che le soluzioni tech italiane censite siano più che raddoppiate: si passa da 456 a oltre 1.000 in un anno di analisi. Sul fronte degli investimenti, invece, il 2025 ha visto confluire 545 milioni di euro nel mercato tech italiano da parte di Fondi e Venture Capital, a cui si sommano ulteriori 39 milioni provenienti dal community funding. Ciò di cui si sta parlando, quindi, non è più una mera promessa da mantenere, ma un ecosistema maturo, capace di generare valore reale, occupazione stabile e attrattività internazionale.
Perché quella del settore tech italiano, è un’eccellenza che merita di entrare a pieno diritto nella narrazione del sistema economico e produttivo nazionale. Lo dimostrano, tra gli altri, i numeri dei nove “unicorni”, cioè le start-up con un valore superiore al miliardo di euro: da Reply a Bending Spoons, passando per Scalapay, Facile.it, Prima, Technoprobe, Namirial, Domyn e Satispay, queste aziende impiegano complessivamente 24mila persone, in totale raggiungono una valutazione complessiva di 28,8 miliardi di euro e pesano sul PIL per lo 0,28%.
I ricavi complessivi generati da queste realtà ammontano a 5,67 miliardi di euro, con una media di 630 milioni a testa. Cifre, dati, nomi che invitano a prendere consapevolezza del valore di una realtà che può dare al sistema Paese ulteriore slancio a livello globale. Panoramiche come quella dell’Italian Tech Landscape possono fornire il loro contributo, primariamente aiutando ad attrarre investimenti che possano far diventare il Belpaese una potenza europea delle soluzioni software. Abbiamo davvero tutto per poterlo fare. Senza considerare che esiste un altro grande aiuto, una grande spinta: quella fornita dai ‘fiduciosi’ nelle prospettive del settore tech italiano. Che, per fortuna, sono una comunità in costante crescita.