La crisi dello stretto di Hormuz e l’impatto sulle assicurazioni marittime

scritto da il 19 Marzo 2026

Post di Matteo Cerretti e Alfredo Berritto di DWF

La petroliera Luojiashan ancorata a Muscat, mentre l’Iran promette di chiudere lo Stretto di Hormuz, nel contesto del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, a Muscat, Oman, 7 marzo 2026. REUTERS/Benoit Tessier/File Photo

 

Le crescenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente stanno producendo effetti immediati e tangibili sul commercio internazionale, con particolare impatto sul trasporto marittimo e sui mercati assicurativi internazionali. Gli attacchi registrati nello Stretto di Hormuz e nel Golfo dell’Oman a seguito dell’avvio del conflitto hanno infatti riacceso le preoccupazioni su uno dei principali choke point del commercio mondiale.

Lo Stretto di Hormuz rappresenta, come noto, un crocevia critico per la sicurezza energetica globale: circa un quinto del commercio mondiale di petrolio transita infatti attraverso il passaggio che collega il Golfo Persico al Golfo dell’Oman. In questo contesto, a seguito degli attacchi e del deteriorarsi della sicurezza nell’area, sono ormai molti i paesi della regione ad aver segnalato un forte rallentamento del traffico commerciale, con un numero imprecisato di petroliere in attesa ai margini dello stretto. La prudenza degli operatori è comprensibile: al rischio diretto di attacchi militari si aggiungono minacce sempre più frequenti come il jamming dei sistemi GPS e la presenza di mine navali con rischi elevatissimi anche per l’incolumità degli equipaggi.

Parallelamente, diversi porti dell’area hanno sospeso o limitato le operazioni, mentre l’intensificarsi delle ostilità ha già iniziato a riflettersi sulle catene di approvvigionamento globali e sui prezzi delle materie prime energetiche, in particolare petrolio e gas naturale liquefatto (GNL). Il quadro si è ulteriormente aggravato l’11 marzo scorso, quando Israele ha lanciato nuovi attacchi su obiettivi in Iran e Libano. Nello stesso contesto, gli Stati Uniti hanno dichiarato di aver distrutto sedici navi posamine iraniane che si trovavano nei pressi dello Stretto di Hormuz. L’area rimane, pertanto, estremamente instabile e il livello di tensione continua ad aumentare.

Di fronte a un contesto operativo così incerto, alcune compagnie di navigazione hanno già adottato misure drastiche. MSC ha diffuso una nota ufficiale annunciando l’attivazione della clausola “End of Voyage” per tutte le merci attualmente in suo possesso destinate ai porti del Golfo Arabico. Le navi, infatti, non proseguiranno verso le destinazioni originarie ma consegneranno le merci nel primo porto sicuro. Da quel momento, quindi, costi e responsabilità ricadranno sui proprietari del carico. Dal punto di vista giuridico, queste decisioni si fondano sulle clausole contrattuali che consentono al vettore marittimo di deviare la rotta o interrompere il viaggio qualora la sicurezza della nave o dell’equipaggio sia compromessa.

In tale contesto, la gestione del rischio geopolitico sta diventando sempre più centrale per gli operatori del commercio internazionale. In particolare, la crisi attuale dimostra come le clausole contrattuali nel trasporto marittimo – dalle war risks alle force majeure – possano assumere un ruolo decisivo nella distribuzione delle responsabilità economiche tra vettori, assicuratori e proprietari delle merci.

Infatti, l’escalation militare ha inevitabilmente avuto un impatto significativo anche sul mercato assicurativo. I premi per le polizze a copertura dei war risks – le coperture contro i rischi di guerra nel trasporto marittimo – sono aumentati fino a dieci volte rispetto ai livelli precedenti alla crisi. L’IUA of London e il Joint War Committee (Lloyd’s) hanno diffuso nelle ultime ore circolari che estendono le aree ad alto rischio (Listed Areas) includendo gran parte del Golfo Persico e dello Stretto di Hormuz, con effetto immediato sui costi delle coperture per armatori e noleggiatori. Alcuni P&I Clubs hanno, inoltre, comunicato il ritiro o la cancellazione della copertura per determinate aree del Golfo Persico e del Golfo Arabico. In questi casi, il rischio viene di fatto trasferito nuovamente sui proprietari del carico o sugli armatori.

Nel corso dell’ultimo fine settimana sono state inviate diverse cancellation notice relative alle coperture per rischi di guerra che escludono specificamente le acque del Golfo. Per gli operatori disposti a continuare a fornire coperture attraverso meccanismi di riacquisto (buy-back cover), le condizioni economiche risultano in rapido aumento. Dal punto di vista legale e contrattuale, questa situazione sta generando una crescente complessità. Le controversie potenziali spaziano dai diritti di deviazione fino all’utilizzo delle clausole di force majeure per giustificare l’impossibilità di eseguire le prestazioni contrattuali.

Nonostante il deterioramento della sicurezza nella regione, il settore assicurativo continua, tuttavia, a garantire un certo livello di operatività. Prima dello scoppio delle attuali ostilità, Iran e diverse aree del Medio Oriente erano già classificati come zone ad alto rischio e molte coperture assicurative erano state strutturate tenendo conto di tale scenario. Se le tensioni nello Stretto di Hormuz proseguiranno, il settore marittimo e quello assicurativo saranno chiamati a ridefinire ancora una volta i propri strumenti contrattuali e operativi, in un equilibrio sempre più delicato tra sicurezza, continuità dei traffici e sostenibilità economica del commercio globale.