Competenze digitali (scarse) e disoccupazione: c’è l’antidoto?

scritto da il 13 Luglio 2023

Post di Luca Mastella, Founder e & Head of Growth di Learnn

Ventisei milioni di italiani non possiedono competenze digitali di base. Questo dato riguarda il 54% della popolazione compresa tra i 16 e i 74 anni, contro una media dell’Unione Europea del 46%. Il Belpaese si colloca così al 18º posto su 27 nazioni nel Digital Economy and Society Index (DESI) della Commissione Europea.

Nel mondo del lavoro, tale fenomeno è noto come skill mismatch, ossia squilibrio delle competenze, quel gap tra le competenze tecnologiche richieste dai datori di lavoro e quelle possedute dai lavoratori.

La tecnologia, infatti, viaggia, ma come riporta il 2023 LinkedIn Workplace Learning Report, solo il 2% delle aziende al mondo afferma di avere un programma di aggiornamento o riqualifica professionale in fase matura.

La conseguenza è che, come emerso dal World Economic Forum, oltre il 50% dei lavoratori dovrà aggiornare o resettare le proprie competenze entro il 2025 per non rischiare di perdere il proprio lavoro.

Impatti della carenza (o peggio) di competenze digitali

Carenza e mancanza di competenze digitali causano fenomeni come l’esclusione sociale, la mancanza di lavoratori qualificati e la disoccupazione. In qualità di Founder & Head of Growth di Learnn, oggi vorrei soffermarmi sulle soluzioni possibili alla disoccupazione correlata a tale discrepanza, che in Italia investe intere generazioni di lavoratori attivi.

Le nuove richieste del mercato e i tragici accadimenti storici che hanno caratterizzato gli ultimi anni, hanno accelerato un percorso di ricerca da parte delle imprese di persone che siano in grado di utilizzare strumenti digitali, elaborare dati, comunicare online e adattarsi rapidamente alle nuove tecnologie.

Lo skill mismatch, tra tutte le cose, causa difficoltà nell’ottenere un’occupazione e possibili periodi di disoccupazione prolungati o accettazione di lavori sottopagati, limitando eventuali opportunità di progressione di carriera e lasciando i lavoratori bloccati in posizioni di livello inferiore senza possibilità di avanzamento.

Genesi del fenomeno e principali esclusi

In Italia, lo skill mismatch esiste a causa del disallineamento tra l’offerta formativa e le esigenze del mercato del lavoro, in particolar modo per quanto riguarda le competenze digitali e tecnologiche.

I cambiamenti rapidi nella tecnologia hanno creato una crescente richiesta di competenze specifiche, ma il sistema educativo si rivela lento nell’adattarsi a tali nuove esigenze. In questo scenario, la mancanza di investimenti nella formazione continua e la mancanza di collaborazione tra istituzioni educative e imprese aggravano la situazione.

E i principali esclusi sono i giovani laureati, i lavoratori impiegati in settori in declino e i professionisti che possiedono competenze obsolete.

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sdecoret – stock.adobe.com

Soluzione possibile

Per affrontare lo skill mismatch, urgono politiche che favoriscano l’allineamento tra l’istruzione e il mercato del lavoro, investimenti nella formazione continua e una migliore collaborazione tra attori chiave.

Come sottolineato all’inizio, al momento, l’88% delle aziende non somministra programma di aggiornamento o riqualifica professionale in fase matura. E per combattere lo skill mismatch è nato un mercato che, con un valore di 235,5 miliardi di dollari nel 2022, potrebbe raggiungere i 648,6 miliardi di dollari entro il 2030[1]: il mercato della formazione digitale.

Per le competenze digitali un modello Spotify

La nostra piattaforma online per lo sviluppo di competenze digitali stessa, Learnn, nasce nel 2020 con l’obiettivo di intervenire su questo gap rivolgendosi a chiunque senta il bisogno di rigenerare o approfondire le proprie competenze professionali per rimanere competitivo. Come? Attraverso un’offerta di corsi innovativi creati insieme ai migliori esperti e aziende di riferimento fruibili con un unico abbonamento come se fosse Netflix, da App e da desktop. E non solo: abbiamo previsto anche una sezione dedicata alle offerte di lavoro. Learnn ha un modello di business come Spotify che ti permette di iniziare gratis qualsiasi corso e per soli 9.99 euro al mese di accedere all’intero catalogo di corsi.

Formazione 5.0: meno svago più aggiornamento

Il comportamento dei nostri utenti ci porta a pensare che, sempre nell’attesa dell’attuazione di politiche governative contro lo skill mismatch, nei prossimi anni sempre più professionisti utilizzeranno il tempo libero durante la giornata per formarsi e aggiornarsi professionalmente, andando a ritagliarsi degli spazi che prima, magari, venivano dedicati allo svago.

Per questo è necessario che le modalità di erogazione della formazione siano quanto più simili agli strumenti con cui ogni giorno ci interfacciamo, penso a Netflix o Spotify ad esempio. Questo per essere davvero accessibili e fruibili, rendendo così l’aggiornamento professionale un passatempo piacevole e allo stesso tempo utile.

 

 

 

 

[1] Rapporto e-Learning Market di Beyond Market Insights