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Il futuro del recruiting non è solo AI: il fattore umano resta centrale. Ecco perché

Post di Ilaria Caccamo, Managing Director e Amministratore delegato di Indeed Italia
Da oltre vent’anni, Indeed contribuisce a creare milioni di connessioni professionali in tutto il mondo. Nonostante i significativi passi avanti, il processo di assunzione può ancora essere perfezionato in termini di velocità e semplicità, sia per i candidati, sia per le aziende.
Sebbene il settore sia in evoluzione, annunci di lavoro e curriculum rimangono elementi consolidati nel processo di recruiting. Gli annunci riflettono un’esigenza immediata dell’azienda. Il curriculum indica ciò che un professionista ha fatto, non necessariamente ciò che è in grado di fare. Informazioni “istantanee” e parziali che nascondono dettagli preziosi, rallentando così l’incontro tra domanda e offerta, un costo che nel mercato attuale né le aziende, né i talenti possono permettersi.
È qui che l’Intelligenza Artificiale (AI) sta già dimostrando il suo valore, producendo un cambiamento significativo. In Indeed, utilizziamo l’AI per analizzare il contesto degli annunci, comprendere le preferenze spesso inespresse dei candidati e valorizzare le loro reali competenze. L’obiettivo è superare le semplici parole chiave per rivelare un quadro più ampio e completo di ciò che le persone sono in grado di offrire e di ciò che le organizzazioni necessitano davvero.
Lavoriamo per la costruzione di un processo di selezione in cui l’incontro tra talento e opportunità possa essere a portata di click e si distingua per facilità e rapidità. Già oggi, i datori di lavoro che si affidano ai nostri strumenti basati sull’intelligenza artificiale stanno assumendo più velocemente degli altri. Assunzioni più rapide si traducono in candidati che possono accedere prima a lavoro (e stipendio) e in aziende che riescono a ricoprire ruoli chiave in tempi record. Un vantaggio per l’intera economia.
Tuttavia, velocità e tecnologia da sole non bastano. Anche con i migliori strumenti di AI la scelta finale dipende da una decisione umana. Ciò che sembra promettente sulla carta non sempre funziona nella realtà. Un CV non può descrivere la capacità di integrarsi in un team; un annuncio di lavoro non può trasmettere la cultura aziendale. Recruiter e candidati sono persone, le aziende sono fatte da persone e il lavoro è l’unione di individui che collaborano per risolvere problemi. La tecnologia deve essere al servizio delle persone, non sostituirle.
Le analisi dell’Indeed Hiring Lab, il dipartimento di ricerca economica di Indeed, confermano la necessità di individuare un equilibrio tra persone e tecnologia. I nostri studi ci indicano che, sebbene tutti i lavori saranno impattati dall’AI generativa, solo uno su quattro subirà una trasformazione profonda (ciò riguarderà ad esempio alcune mansioni nei settori dello sviluppo software o nella contabilità). La maggior parte delle attività sarà interessata da trasformazioni “moderate”, con l’AI a supporto delle attività e l’essere umano a svolgere una funzione centrale. Secondo i nostri studi, inoltre, nessun lavoro attuale può essere interamente sostituito dall’AI.
Il ritmo del cambiamento, inoltre, dipenderà tanto dall’adozione da parte delle imprese degli strumenti di AI. Attualmente, solo una piccola parte delle imprese utilizza attivamente tali strumenti di AI. La transizione sarà quindi graduale e differenziata per settore. Per un infermiere, l’AI potrà automatizzare la burocrazia, ma la cura del paziente rimarrà un’attività intrinsecamente umana. Per uno sviluppatore, il ruolo si evolverà verso la supervisione, la progettazione e la risoluzione di problemi complessi che l’AI non può affrontare.
In ogni professione, la trasformazione vedrà le persone al centro. L’AI è addestrata sul passato, non è in grado di prevedere il futuro. Le mancano la creatività, la capacità di giudizio e di collaborazione che solo gli esseri umani possiedono. Per questo, i ruoli ibridi – dove l’AI esegue e l’uomo guida – diventeranno pian piano la norma.
Lo stesso principio si applica all’innovazione nel campo delle assunzioni. Perché dietro ogni annuncio di lavoro c’è un’azienda che cerca supporto specifico e dietro ogni candidatura c’è una persona in cerca di opportunità. Nessuna macchina può comprendere questa dinamica senza la guida umana.
L’invito che rivolgiamo ai leader è quindi di non limitarsi a preparare la propria azienda per l’AI, ma di prepararla per il futuro che le persone possono creare con l’AI. L’AI renderà le assunzioni – e il lavoro come lo conosciamo – più veloci. Ma saranno le persone a costruire ciò che verrà.