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Come cambiano le competenze richieste dalle aziende

Post di Donatella Giovanetti, Senior Client Partner di LHH, società parte del Gruppo Adecco – specializzata in servizi di consulenza HR e gestione del talento lungo l’intero talent journey
Le competenze invecchiano rapidamente e il cambiamento tecnologico costringe tutti a utilizzare strumenti e metodi sempre nuovi. Per questo diventa indispensabile aggiornarsi e acquisire nuove competenze. Chi non riesce ad adattarsi rischia di limitare le proprie opportunità di crescita professionale a meno che non ricorra a percorsi di formazione specializzata (reskilling e upskilling). In un mercato del lavoro caratterizzato dall’integrazione massiccia dell’Intelligenza Artificiale e da modelli organizzativi ibridi, il concetto di employability non indica più soltanto cosa sa fare oggi un lavoratore, ma la sua capacità di evolvere domani. Il valore di un profilo professionale si misura sempre più nell’equilibrio tra hard skills tecnologiche e power skills umane.
La differenza rispetto al passato riguarda la durata delle competenze. Se un tempo una laurea “durava” per l’intera carriera, oggi le competenze tecniche si trasformano velocemente e sono diventate ibride. Non basta più saper usare un software; bisogna capire come i dati fluiscono e come l’IA può potenziare il proprio output. È sempre più rilevante saper “dialogare” con le macchine attraverso il prompt engineering e integrare strumenti di IA generativa per ottimizzare il proprio workflow quotidiano.
L’intelligenza artificiale è uno strumento che continuerà a rivoluzionare il nostro modo di pensare, lavorare e vivere. Non è una innovazione da cui difendersi, ma occorre governarla e coglierne le opportunità. Anche nel mercato del lavoro l’intelligenza artificiale sta già mostrando un impatto significativo, che richiede strutturazione, consapevolezza e nuove competenze per essere gestito al meglio.
I migliori talenti hanno approfittato del cambiamento tecnologico in atto e delle opportunità che ne sono derivate, migliorando il proprio status sia come posizione lavorativa sia come retribuzione. Al contrario, chi non si aggiorna rischia di perdere spendibilità e attrattività sul mercato, ciò che nel settore definiamo “employability”. Questo accade principalmente a coloro che non hanno una specializzazione professionale aggiornata alle richieste del mercato e che quindi non si sono adattati al cambiamento.
A essere più esposti a una bassa employability e quindi a un maggior rischio di disoccupazione sono soprattutto i giovani, specialmente se impiegati in attività con competenze obsolete.
Competenze richieste: capacità di interpretare i KPI e conoscenza della cybersecurity
Tra le competenze più richieste dalle aziende rientrano: la capacità di interpretare i KPI e di prendere decisioni basate sui dati, indipendentemente dal settore, dal marketing alle risorse umane; la conoscenza della cybersecurity: con il lavoro da remoto e in cloud, la protezione dei dati è diventata una responsabilità di ogni dipendente, non solo dell’IT. Inoltre, con l’abbondanza di contenuti generati dall’IA, saper filtrare le informazioni, verificarne l’accuratezza e valutare gli scenari in modo critico sono competenze molto richieste dalle aziende. Con Internet of Things (Iot) il perimetro aziendale è ‘esploso’: non c’è più un unico ufficio da proteggere, ma migliaia di punti di accesso che richiedono competenze specifiche per essere messi in sicurezza. Il settore della cybersecurity sta dunque offrendo opportunità lavorative estremamente interessanti con stipendi in media più alti rispetto ad altri ambiti IT e con opportunità di carriera.
Nella sesta edizione del report Global Workforce of the Future 2025 di The Adecco Group sono stati intervistati 37.500 dipendenti in 31 paesi e 21 settori per esplorare la visione dei lavoratori su IA, riprogettazione del lavoro e aspettative di carriera. I risultati evidenziano che l’IA amplia le capacità dei lavoratori: quasi tre quarti riferiscono che l’IA ha già cambiato, o cambierà presto, le competenze e le attività richieste nei loro ruoli. Dal report emerge inoltre che, sebbene il 76% preveda che l’IA creerà nuovi posti di lavoro e il 70% si aspetti una riprogettazione delle mansioni, il 23% teme la perdita della propria occupazione.
I lavoratori sembrano accogliere con grande favore i cambiamenti introdotti dall’intelligenza artificiale: il 77% dichiara che l’IA ha permesso loro di svolgere compiti che prima non erano in grado di portare a termine senza l’accesso a questa tecnologia. Questo è un dato positivo, poiché quasi i tre quarti affermano che l’IA ha già cambiato – o si aspettano che cambi – le attività che svolgono e le competenze richieste per il loro ruolo. Ancora una volta, il 77% dei lavoratori ribadisce che l’intelligenza artificiale consente loro di eseguire task che prima, senza di essa, sarebbero stati impossibili.
Il 2025 ha segnato un punto di svolta nel mercato del lavoro, consolidando tendenze che negli anni precedenti erano ancora in fase embrionale. Se in passato il focus era sulla digitalizzazione in senso generico, oggi la parola chiave è integrazione uomo-macchina. Al tempo stesso emerge la necessità di riportare l’etica e il fattore umano al centro dei processi aziendali: la tecnologia deve supportare l’uomo non sostituirne il valore. L’IA può dare risposte, ma spetta all’uomo porre le domande giuste e verificare la validità. Paradossalmente, più l’IA automatizza i compiti tecnici, più le competenze puramente umane acquistano valore. In un mondo pieno di contenuti generati da algoritmi, la capacità umana di verificare le informazioni, pensare fuori dagli schemi, gestire conflitti complessi e mostrare empatia rimane fondamentale. È fondamentale saper fare all’AI le domande giuste e saperne valutare con competenza le risposte.
Nel 2026, il mercato del lavoro, quindi, non chiede più solo “cosa sai fare”, ma “come ti adatti” a un mondo dominato dall’Intelligenza Artificiale e dal lavoro ibrido. Le soft skill sono diventate il vero vantaggio competitivo: mentre le competenze tecniche (hard skills) hanno un ciclo di vita sempre più breve, le abilità umane restano il nucleo stabile di una carriera resiliente.
Con l’IA che genera contenuti e analisi a velocità record, il valore umano si sposta non solo sulla verifica, ma anche sulla strategia. Occorre quindi saper prendere decisioni responsabili sull’uso delle tecnologie e sulla gestione della privacy e saper risolvere problemi che non hanno una soluzione lineare o che richiedono un approccio multidisciplinare. Molte aziende stanno oggi investendo in “Power Skills” (un mix di comunicazione e problem solving) attraverso Academy interne, poiché queste abilità sono più difficili da reperire sul mercato rispetto a quelle tecniche.