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La guerra che può portare la bomba a Riyadh

Post di Alessandro Magnoli Bocchi, fondatore e Chief Investment Officer di Foresight Advisors.

Il quartier generale di Saudi Basic Industries Corp (SABIC), a Riyadh. (19 Aprile 2016)
REUTERS/Faisal Al Nasser/File Photo
La guerra tra Israele e l’Iran sembra riguardare Teheran. In realtà riguarda Riyadh.
Le crisi alterano i calcoli strategici e costringono gli Stati a ripensamenti profondi.
Negli anni Sessanta, l’ombrello nucleare degli Stati Uniti proteggeva l’Europa occidentale, ma la Francia di Charles de Gaulle non ritenne prudente affidare la propria sopravvivenza alle decisioni di Washington e costruì la propria forza nucleare.
Nel 1974 l’India testò un’arma atomica. Il Pakistan interpretò quel test come una minaccia esistenziale. Islamabad iniziò a costruire il proprio arsenale. Nel 1998 entrambe le potenze erano nucleari.
Nel 1981 Israele distrusse il reattore nucleare iracheno Osirak e Baghdad accelerò i propri programmi clandestini. Lo stesso successe nel 2007, quando Israele bombardò un reattore siriano in costruzione: l’impianto scomparve, ma la minaccia rimase.
Le guerre preventive possono distruggere un reattore, ma non eliminano il problema strategico che lo ha reso necessario.
Nel Golfo, l’energia amplifica le criticità su scala globale. In nessun’altra regione “sicurezza militare” ed “equilibrio energetico globale” coincidono in modo così diretto.
Nel 1973 l’embargo petrolifero trasformò una crisi regionale in uno shock per l’economia mondiale. Negli anni Ottanta la guerra tra Iran e Iraq rese le petroliere del Golfo bersagli militari. Nel 2019 un attacco con droni contro gli impianti sauditi di Khurais e Abqaiq eliminò in poche ore circa il 5% dell’offerta mondiale di petrolio.
La guerra tra Israele e l’Iran intreccia ulteriormente le vulnerabilità della regione.
Israele colpisce l’Iran operando sotto la copertura strategica delle basi Usa nel Golfo. Gli Stati del Golfo, che per decenni hanno ospitato quelle basi per proteggersi, devono ora difenderle, trasformando la loro infrastruttura militare in un fronte esposto. Il paradosso è evidente: ciò che doveva garantire sicurezza diventa fonte di rischio. L’Iran, a sua volta, colpisce infrastrutture e traffici petroliferi della regione, esponendo la fragilità dell’architettura energetica regionale e globale.
L’Arabia Saudita osserva con attenzione queste dinamiche.
Per decenni, Riyadh ha basato la propria sicurezza su due pilastri: la protezione degli USA e il predominio energetico. Entrambi oggi appaiono meno solidi. La protezione appare meno automatica; la vulnerabilità energetica sempre più evidente.
Quando minaccia esistenziale e vulnerabilità economica coincidono, gli Stati sviluppano capacità nucleari proprie.
Se Riyadh dovesse davvero acquisire un’arma atomica, l’equilibrio del Medio Oriente cambierebbe rapidamente. Il Golfo entrerebbe in una fase di proliferazione nucleare. Turchia ed Egitto rivaluterebbero le proprie opzioni.
Le guerre non riducono sempre i rischi strategici. Spesso li moltiplicano. Le guerre preventive, nate per fermare la proliferazione, finiscono talvolta per accelerarla. La guerra tra Israele e l’Iran potrebbe avere proprio questo effetto.
La prossima decisione nucleare del Medio Oriente potrebbe non essere presa a Teheran, ma a Riyadh.