Human in the Lead: la reinvenzione dell’IA inizia dalle persone

scritto da il 01 Settembre 2026

Post di Francesca Romana Rossi, responsabile risorse umane Accenture Italia

 

Negli ultimi anni si è parlato moltissimo di intelligenza artificiale. Molto meno, invece, della qualità che farà davvero la differenza: la capacità delle persone di guidarla.

Ogni grande trasformazione porta con sé entusiasmo, curiosità e promesse di nuove opportunità ma anche domande, dubbi e, a volte, timori. L’intelligenza artificiale non fa eccezione. La paura di perdere punti di riferimento o vedere ridefinito il proprio ruolo è una reazione naturale.

Tuttavia, troppo spesso pensiamo all’IA come al motore autonomo della trasformazione che stiamo vivendo. Non lo è. L’intelligenza artificiale è una tecnologia. Innovativa, potente, in grado di cambiare il modo in cui lavoriamo e prendiamo decisioni. Ma resta uno strumento nelle mani degli esseri umani.

È questo il significato più autentico di quello che in Accenture definiamo Human in the Lead. Non semplicemente mettere le persone “al centro”, ma riconoscere che sono loro a guidare la trasformazione, definirne la direzione, interpretare il contesto, stabilirne le regole e prendersi la responsabilità ultima delle scelte.

Queste capacità restano profondamente umane ed è proprio qui che si giocherà la vera partita della competitività.

Per questo il futuro del lavoro non può essere affrontato esclusivamente come una questione di tecnologia. Richiede una riflessione più ampia sul rapporto tra organizzazioni, leadership e persone.

Il lavoro non scomparirà. Cambierà. Nei prossimi anni vedremo persone e agenti intelligenti lavorare insieme. Il valore non risiederà più soltanto nella capacità di eseguire un’attività, ma nella capacità di integrare competenze umane e capacità artificiali. Chi saprà orchestrare questa collaborazione avrà un ruolo sempre più strategico. Secondo le nostre analisi, circa il 50% delle ore lavorate sarà influenzato dagli agenti IA nei prossimi anni, mentre oggi solo il 40% delle aziende sta investendo concretamente nel reskilling delle proprie persone, e meno del 10% sta riprogettando i ruoli interni per lavorare insieme all’IA.

Questa evoluzione chiama in causa un nuovo modello di leadership. Non basterà adottare nuove tecnologie: sarà necessario progettare organizzazioni in cui persone e sistemi intelligenti possano collaborare in modo efficace, responsabile e trasparente. La sfida sarà creare ambienti in cui il cambiamento venga compreso, governato e trasformato in opportunità.

In questo percorso, chi guida le persone nelle organizzazioni ha una responsabilità nuova: creare le condizioni perché ognuno possa imparare, adattarsi e contribuire a orientare la tecnologia, invece di subirla. Significa accompagnare il cambiamento non solo con lo sviluppo di nuove competenze, ma anche con ascolto, fiducia e una leadership capace di comprendere le emozioni che ogni trasformazione inevitabilmente porta con sé.

È questa la convinzione che ha portato Accenture, negli ultimi anni, a sviluppare l’intelligenza emotiva della propria leadership attraverso progetti specifici, rafforzando la capacità dei leader di accompagnare le persone con empatia e consapevolezza lungo il percorso di trasformazione.

Tuttavia, perché questo accada serve una condizione fondamentale: una cultura tecnologica diffusa.

Il vero rischio non è che l’intelligenza artificiale sostituisca le persone ma che si allarghi il divario tra chi comprende queste tecnologie e sa utilizzarle per generare valore e chi, invece, ne subirà gli effetti. Una società in cui solo pochi possiedono gli strumenti per orientare la trasformazione è una società più fragile e meno inclusiva.

Per questo investire nella formazione non significa soltanto sviluppare competenze tecniche ma mantenere viva la capacità di continuare ad apprendere, adattarsi e reinventarsi lungo tutto l’arco della vita professionale. Una scelta che non riguarda solo le persone, ma anche la competitività delle imprese. Secondo le nostre analisi, le aziende che investono contemporaneamente in tecnologia e competenze

hanno una probabilità fino a quattro volte superiore di ottenere una crescita profittevole nel lungo periodo.

È una convinzione che in Accenture guida da tempo il nostro modo di investire sulle persone. Solo nell’ultimo anno abbiamo erogato oltre 47 milioni di ore di formazione a livello globale, sostenute da un investimento annuale di circa un miliardo di dollari. Non perché sia possibile prevedere con precisione quali competenze serviranno tra cinque anni, ma perché sappiamo che la capacità di imparare sarà sempre più importante della capacità di conoscere.

In questo percorso, lo scambio intergenerazionale rappresenta una leva straordinaria di crescita.

I giovani che entrano oggi nel mercato del lavoro portano una familiarità naturale con gli strumenti digitali e con l’intelligenza artificiale. Allo stesso tempo, l’esperienza maturata dalle generazioni più senior continua a rappresentare un patrimonio prezioso di conoscenza, capacità di valutazione e comprensione del contesto.

Le organizzazioni che avranno successo saranno quelle capaci di far dialogare questi due mondi, creando una cultura dell’apprendimento continuo in cui ciascuno possa insegnare e imparare perché il sapere non segue più una sola direzione.

Risiede in questo la vera essenza di Human in the Lead: non difendere il ruolo delle persone di fronte alla tecnologia, ma renderle protagoniste della sua evoluzione. Perché il futuro del lavoro non sarà deciso dagli algoritmi, ma dalla capacità delle persone di guidarne l’utilizzo con responsabilità, competenza e visione.