Compreremo assicurazioni su ChatGpt?

scritto da il 08 Giugno 2026

Post di Simone Ranucci Brandimarte, Presidente Italian Insurtech Association

 

 

Compreremo una polizza parlando con ChatGPT? Sarà un chatbot a suggerirci la copertura migliore? Un algoritmo deciderà se il nostro sinistro deve essere rimborsato? Fino a poco tempo fa sembravano scenari futuristici. Oggi sono domande concrete, perché l’intelligenza artificiale sta entrando nel settore assicurativo molto più rapidamente di quanto il mercato stesso avesse previsto. E non riguarda soltanto le compagnie: riguarda tutti noi.

Per anni il settore assicurativo è stato percepito come complesso, poco accessibile e caratterizzato da un linguaggio tecnico non sempre comprensibile. Clausole articolate, esclusioni difficili da individuare, contratti che molti sottoscrivono senza avere una piena consapevolezza delle coperture effettive. Il risultato è spesso un rapporto fragile con il cliente, che comprende davvero il valore della polizza solo nel momento del sinistro.

Uno degli impatti più immediati dell’intelligenza artificiale riguarda la comprensione delle polizze, storicamente uno dei principali elementi di distanza tra compagnie e clienti. Oggi esistono sistemi di AI conversazionale che consentono al consumatore di interrogare direttamente il proprio contratto in linguaggio naturale: “Sono coperto se il volo viene cancellato per sciopero?”, “Questa clausola vale anche per i danni da grandine?”, “Cosa succede se un ospite si fa male in casa mia?”. L’intelligenza artificiale legge il documento, ne interpreta il contenuto e traduce il linguaggio tecnico-assicurativo in risposte comprensibili. Non sostituisce il consulente, ma riduce drasticamente l’asimmetria informativa tra compagnia e assicurato. Ed è proprio qui che si crea valore: un cliente che comprende ciò che acquista è un cliente più consapevole, più fidelizzato e meno esposto a contenziosi.

Lo stesso cambiamento sta investendo la gestione dei sinistri. Fino a pochi anni fa un allagamento domestico significava denuncia, sopralluogo, perizia e settimane di attesa. Oggi una casa connessa può ricostruire in tempo reale l’origine e l’evoluzione del danno attraverso sensori di umidità, temperatura o fumo, mentre sistemi di computer vision analizzano le immagini inviate dal cliente per stimarne rapidamente l’entità. Alcune insurtech internazionali, come Lemonade, hanno già dimostrato come modelli avanzati di AI possano ridurre drasticamente i tempi di liquidazione, arrivando in alcuni casi a processare sinistri in pochi secondi attraverso verifiche automatizzate di copertura e antifrode.

Anche sul fronte antifrode l’intelligenza artificiale sta modificando profondamente il paradigma operativo del settore. Le frodi assicurative generano ogni anno centinaia di milioni di euro di costi e inefficienze che si riflettono direttamente sulla sostenibilità del sistema e indirettamente sui premi pagati dagli assicurati. Gli algoritmi sono oggi in grado di individuare anomalie difficilmente rilevabili dall’analisi umana: immagini manipolate, incongruenze narrative, pattern ricorrenti tra sinistri apparentemente indipendenti o connessioni sospette tra soggetti ed eventi. Il tema è diventato ancora più rilevante con la diffusione di contenuti sintetici e deepfake. In questo scenario si inseriscono realtà italiane come IdentifAI, specializzata nel riconoscimento di contenuti generati artificialmente e nella rilevazione di manipolazioni digitali, già impiegata anche in ambito antifrode assicurativo attraverso partnership con operatori del settore sinistri.

A questo punto la domanda diventa inevitabile: quale sarà il ruolo degli intermediari in un mercato in cui gli algoritmi costruiscono preventivi e l’AI interpreta contratti e aiuta nella gestione dei sinistri? Broker e agenti non sono destinati a scomparire, ma a occupare una posizione ancora più strategica nella catena del valore assicurativa. Perché il loro ruolo non è la mera intermediazione amministrativa, ormai sempre più automatizzabile, ma la capacità di interpretare il rischio, accompagnare clienti e imprese nelle scelte di protezione e presidiare la relazione fiduciaria nei momenti più delicati.

In IIA definiamo questa evoluzione “agente bionico”: un professionista potenziato da dati, piattaforme digitali e intelligenza artificiale, capace di integrare consulenza, capacità analitica e personalizzazione dell’offerta. L’automazione delle attività ripetitive libera tempo ad alto valore aggiunto e sta già aumentando efficienza e competitività delle reti distributive più innovative.

La trasformazione dell’industria assicurativa non riguarda solo gli strumenti tecnologici, ma anche competenze, cultura e modelli di governance. In un mercato sempre più guidato da dati, AI e nuovi modelli distributivi, la sola conoscenza tecnica del prodotto non è più sufficiente: servono competenze digitali, capacità di interpretazione dei dati e rapidità di adattamento. Non a caso, secondo una ricerca di EY per Italian Insurtech Association, l’88% delle compagnie considera prioritarie le competenze tecnologiche, mentre il 67% evidenzia già un gap professionale interno.

Parallelamente, crescerà anche la centralità di temi come trasparenza algoritmica, governance dei dati e controllo della profilazione automatizzata, aspetti fondamentali per costruire fiducia e affidabilità. È qui che si gioca la vera evoluzione del settore: dopo anni in cui la tecnologia è stata utilizzata soprattutto per ottimizzare costi e processi, oggi deve diventare uno strumento di semplificazione, accessibilità e relazione. L’assicurazione del futuro non sarà quella con più algoritmi, ma quella capace di integrare automazione, trasparenza e componente umana in un modello più efficiente e comprensibile.