La meeting industry cresce e chiede nuove competenze per affrontare i cambiamenti del mercato

scritto da il 30 Giugno 2026

Post di Manuela De Carlo, Prof.ssa IULM

 

La meeting industry italiana sta registrando tassi di crescita importanti (8-10% all’anno) in un mercato in forte cambiamento per effetto di innovazione tecnologica, nuovi modelli di lavoro e una crescente attenzione alla sostenibilità.

Negli ultimi due anni più della metà (67%) delle aziende del settore ha incrementato il proprio organico e ha aumentato il livello di qualificazione: la maggioranza dei nuovi assunti è laureata o con master. Le assunzioni si concentrano soprattutto su operations e project management (64%), seguite da marketing e comunicazione (33%).

Le aziende evidenziano però un mismatch crescente tra le competenze disponibili e quelle oggi richieste per competere in un mercato ibrido, globalizzato e ad alta intensità relazionale.

La ricerca “Studio dei fabbisogni formativi nella meeting industry”, realizzata dall’Università IULM per ENIT e Federcongressi&eventi attraverso una survey a 118 operatori in Italia e focus group di approfondimento con operatori internazionali, evidenzia gli ambiti in cui il fabbisogno di formazione e di nuovi profili professionali è particolarmente forte. Innovazione tecnologica, business development e gestione dei clienti sono i temi tecnici su cui si avverte il maggior fabbisogno di formazione. Mentre il primo è già oggetto di formazione, il secondo non appare tra i temi prioritari su cui è stata fatta formazione negli ultimi 12 mesi.

Oltre alla formazione tecnica di settore (51% dei rispondenti), i 2 principali temi oggetto di formazione sono IA e Sostenibilità. L’IA è ampiamente diffusa tra le aziende del settore con intensità d’uso molto diverse a seconda dei rispondenti. Mentre l’intelligenza artificiale generativa è già entrata nell’operatività, venendo usata quotidianamente dal 44% delle imprese per produrre testi, presentazioni, traduzioni, risposte ad e-mail o a recensioni, altri tipi di strumenti presentano una intensità di utilizzo inferiori.

Le imprese ritengono particolarmente importante introdurre in azienda competenze nell’utilizzo di strumenti digitali (molto importante + abbastanza importante = 77%) e di data analytics (molto importante + abbastanza importante = 70%).

La sostenibilità si conferma uno dei principali driver di cambiamento. Per il 34% delle aziende è un tema rilevante per la formazione, nel 56% delle imprese è già presente una figura dedicata alla gestione di questi temi. Anche in questo ambito emerge però un divario significativo, che segnala come la sostenibilità non sia ancora pienamente integrata nei processi e nei sistemi di gestione: prevalgono competenze legate alla comunicazione, all’accessibilità e all’inclusività, mentre restano più deboli quelle relative alla misurazione dell’impatto, al reporting e alla compliance normativa.

Leadership, gestione degli stakeholder e negoziazione commerciale sono tra le aree comportamentali/relazionali dove il fabbisogno formativo è più elevato, ma anche quelle su cui fino ad oggi si è investito meno.

È una dinamica che riflette un cambiamento più ampio: in un contesto sempre più complesso e interconnesso, le competenze relazionali diventano decisive quanto quelle tecniche.

A rendere il quadro più delicato è la crescente difficoltà nell’attrarre e trattenere i giovani professionisti. Le principali cause di abbandono sono legate al carico di lavoro percepito come eccessivo (39%), alla distanza tra aspettative e realtà (37%) e alla mancanza di prospettive di crescita e flessibilità nell’organizzazione del lavoro (37%).

Si tratta di segnali che rimandano a una questione che non è solo organizzativa, ma anche culturale: senza un ripensamento nella formazione e nei modelli di lavoro, il rischio è che il disallineamento tra imprese e nuove generazioni continui ad ampliarsi. In questo senso, la difficoltà ad attrarre e trattenere talenti non è un fenomeno isolato, ma si inserisce in una trasformazione più ampia che sta investendo l’intero settore. Una stretta collaborazione università-impresa può consentire di realizzare percorsi formativi mirati e certificati, capaci di integrare competenze tecniche e trasversali e di accompagnare l’evoluzione dei profili professionali puntando sulle esigenze delle imprese.