Aprire un’impresa in Europa in 48 ore: cosa ci dice davvero l’EU Inc.

scritto da il 03 Luglio 2026

Post di Giovanni Toffoletto, Founder & CEO di LexDo.it

 

Il 18 marzo scorso la Commissione Europea ha pubblicato la proposta di regolamento che introduce EU Inc.: una forma societaria comune a tutti gli Stati membri, costituibile interamente online in meno di quarantotto ore a un costo massimo di cento euro. Il cosiddetto “28° regime” si affianca ai ventisette ordinamenti nazionali senza sostituirli, con regole uniformi dalla costituzione alla liquidazione, passando per governance, operazioni sul capitale e mobilità transfrontaliera. Recentemente, all’R2I di Bologna, il Ministro Urso e la Commissaria Zaharieva l’hanno messa al centro del loro bilaterale come una delle prossime priorità in Europa.

Il problema strutturale

Negli Stati Uniti, quando un investitore finanzia una startup, la struttura societaria è, nella maggior parte dei casi, un Delaware C-Corp. Non perché sia l’unica opzione possibile, ma perché il Delaware offre qualcosa che nessun ordinamento europeo ha mai saputo offrire: costi e tempi bassi ($300 e poche ore per aprire) e un unico set di regole, interpretato da un unico tribunale specializzato, riconosciuto da ogni investitore nel mondo. Lo standard è definito. Un investitore di Singapore, un avvocato di San Francisco e un founder di Berlino parlano tutti la stessa lingua quando discutono di una Delaware C-Corp. Questa condivisione genera fiducia, e la fiducia abbassa i costi di transazione e accelera i round di finanziamento.

In Europa, questo standard manca e nessun Paese europeo offre un’alternativa equivalente. Ventisette Paesi, ventisette diritti societari, ventisette modi di costituire, gestire e sciogliere un’impresa. Spesso con costi e tempi fuori scala. Il problema è, oltre che economico e burocratico, cognitivo. La frammentazione giuridica costringe a ragionare in piccolo, Paese per Paese.

I dati italiani: dove siamo davvero

In Italia il problema è urgente. Siamo l’ultimo Paese in Europa in termini di costi e tempi per aprire una SRL. Con più di €600 di tasse di apertura e un costo complessivo che arriva a quasi €4.000. Nel 2023 è stata introdotta finalmente una nuova procedura di costituzione interamente online con statuti standardizzati e costi ridotti. Secondo i dati Movimprese di InfoCamere, nel 2024 sono state costituite oltre 120.000 società di capitali, ma solo l’1% circa è stato costituito online. Nel 2025 si è visto un raddoppiamento delle costituzioni online, ma parliamo ancora di una piccola percentuale del totale.

Il confronto internazionale rimane impietoso. Secondo la World Bank, l’Italia è 98ª al mondo per facilità di avvio d’impresa: 7 procedure, 11 giorni, un costo pari al 13,8% del reddito pro capite. In Francia o nel Regno Unito si apre una società con circa 100 euro. Se l’Europa fissa a cento euro il tetto per l’EU Inc., l’Italia applica una “tassa sull’imprenditorialità” ad ogni apertura sei volte superiore, senza tenere conto degli altri costi di apertura. Un vero e proprio freno al lancio di nuove attività che rende il nostro Paese totalmente non competitivo con il resto del mondo.

Cosa prevede concretamente la proposta

EU Inc. introduce un ventottesimo regime societario opzionale. I tratti essenziali: costituzione interamente digitale in meno di 48 ore, costo massimo di 100 euro, comunicazione unica a tutte le amministrazioni competenti, governance armonizzata e un registro digitale europeo centralizzato operativo entro il 2030. L’obiettivo è che l’intero ciclo di vita societario, dalla nascita alla chiusura, si svolga secondo regole uniformi, indipendentemente dallo Stato membro di registrazione.

Rimangono fuori fiscalità, diritto del lavoro e principi contabili. Ma è esattamente quello che avviene negli Stati Uniti: ogni Stato ha le proprie regole su tasse e lavoro, eppure il contenitore societario è uniforme. Bastano le regole del contenitore per abbattere i costi di transazione e rendere il mercato leggibile agli investitori. È una proposta, non ancora una legge. Il testo finale potrebbe cambiare significativamente. Ma la direzione è inequivocabile.

L’Italia non può giocare in difesa

EU Inc., se implementata bene, sarà un passo nella direzione giusta. Ma resta un’opzione aggiuntiva, non un sostituto: la grande maggioranza delle imprese italiane continuerà a nascere come Srl.

L’Italia non può permettersi di attendere e sperare che Bruxelles risolva i suoi problemi. Possiamo e dobbiamo farcela da soli.

Tre interventi, da avviare ora:

  • Azzerare la “tassa sull’imprenditorialità”. Le oltre 600 euro di imposte e diritti che gravano su ogni apertura vanno eliminate interamente per raggiungere l’obiettivo dei 100 euro che l’Europa fissa per EU Inc. Nessun founder dovrebbe pagare sei volte tanto solo per nascere in Italia.
  • Rendere la via digitale quella di default. La costituzione online deve essere il percorso principale per aprire una società in Italia, se vogliamo essere al passo con i tempi. La procedura deve essere resa ancora più semplice e snella, con tempi garantiti entro le 48 ore.
  • Avviare un percorso di riforma insieme a chi fa impresa. Le associazioni degli imprenditori e delle startup vanno messe al tavolo come protagoniste di un percorso di riforma: per individuare gli oneri da tagliare, definire obiettivi misurabili di costo e di tempo e tenere alta la pressione perché la semplificazione si traduca in regole scritte bene.

C’è tanto da fare, ma la direzione è chiara. EU Inc. ci dice qual è lo standard a cui tendere; l’Italia non deve aspettarlo per togliere il freno che da troppo tempo tiene fermo chi vuole fare impresa. I Paesi che si muoveranno per primi attrarranno registrazioni, capitali e talenti. Possiamo essere tra quelli, ma solo se cominciamo adesso.